La chiamata di Guadalupe

Tenetevi forte: se pensavate di avere scoperto, dopo la pubblicazione del “Libro nero del comunismo”, che denuncia quasi cento milioni di morti causati dal totalitarismo ateo e marxista, un orrore insuperabile, avete sbagliato, e di molto. Soltanto in questo secolo, da quando l’aborto è stato legalizzato, prima in Russia (1920) e poi in altri Paesi, Italia compresa, si sono avuti oltre 1.000.000.000 (si, avete letto bene: proprio un miliardo e passa milioni) di morti. Si tratta – va detto senza alcun timore di una ignobile ecatombe, visto che le vittime sono esseri umani innocenti, incapaci di difendersi, senza voce nel mondo politico e senza diritti da rivendicare in campo sindacale. A fronte di questa desolazione, alcuni cattolici (sempre loro quando c’è da battersi per la vita) hanno costituito “Difendere la Vita con Maria”, una Associazione che si prefigge, tra l’altro, di dare degna sepoltura ai cadaveri dei bambini abortiti, come si fa per ogni essere umano. Promotore di questa Associazione, nata nel novembre 1998, è un infaticabile, coraggioso e combattivo sacerdote di Novara, don Maurizio Gagliardini. In pochi mesi, l’Associazione ha promosso il seppellimento dei bimbi non nati in diverse città italiane. L’iniziativa sta rapidamente diffondendosi, pur tra qualche opposizione, qua e la, del mondo laicista, messo presto a tacere, perchè in Italia la legge consente l’esercizio di questa pratica di pietà.

L’Associazione “Difendere la Vita con Maria” intende anche promuovere una cultura della vita. Dai buoni propositi ai fatti concreti. Sotto gli auspici di importanti organismi ecclesiali, tra i quali il Pontificio Consiglio per la Famiglia, il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, e insieme ad altre Associazioni internazionali, come l’Aiuto alla Chiesa che soffre, Priest for Life, Sacerdos, L’Unione Mondiale dei Medici Cattolici e L’Unione lnternazionale dei Giuristi Cattolici, l’Associazione “Difendere la Vita con Maria” sta preparando il grande evento internazionale chiamato “The Guadalupan Appeal” (la chiamata di Guadalupe). Si terrà a Città del Messico dal 27 al 31 ottobre prossimo. Gli scopi della importante manifestazione sono ben definiti. In primo luogo, si vuole compiere un atto di consacrazione a Maria in difesa della vita. Si e scelto il Messico perché in un sobborgo della capitale, nel 1531, la Madre di Dio, venerata con il titolo di Vergine di Guadalupe, è apparsa al beato Juan Diego con un laccio all’altezza della vita, simbolo, tra gli indigeni, della gravidanza. Dunque la Vergine si manifestava portando nel grembo il Bambino.

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In secondo luogo: si vuole affermare dinanzi al mondo intero, in un solenne atto pubblico, la dignità di vero e proprio essere umano dell’embrione Per questo motivo, l’Accademia Pontificia per la Vita organizza un convegno scientifico intitolato “Dignità e statuto dell’embrione umano”. Vi parteciperanno, tra gli altri, il Cardinale Trujillo (Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia) e Monsignor Sgreccia (Vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita).

Al convegno, esperti di diverse discipline, provenienti da tutto il mondo, dimostreranno scientificamente che ogni feto, ogni embrione è già un essere umano e metteranno a punto un appello, da consegnare all’O.N.U., che festeggia i cinquant’anni della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, perchè si riconosca all’embrione la dignità di essere umano innocente, e perciò inviolabile, e si ponga termine al più presto al crimine dell’aborto legalizzato. Infine, l’evento di Guadalupe ha lo scopo di far conoscere e diffondere la pratica del seppellimento dei bambini non nati. “Tutti coloro che si sentono chiamati a rispondere all’appello del Santo Padre per promuovere la cultura e la difesa della vita, sono invitati a partecipare alla chiamata di Guadalupe”, è scritto nella prima pagina del pieghevole che promuove l’iniziativa. Un invito che raccogliamo volentieri e che estendiamo ai nostri lettori, consapevoli che nessun cattolico, degno di questo nome, può sottrarsi alla battaglia per la difesa della vita.

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“Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a se il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Vitae, 22 febbraio 1987).

“L’aborto procurato e l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita” (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, III, 58).

“Il Codice di Diritto Canonico del 1917 comminava per 1’aborto la pena della scomunica. Anche la rinnovata legislazione canonica si pone in questa linea quando sancisce che “chi procura l’aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae”, cioè automatica. La scomunica colpisce tutti coloro che commettono questo delitto conoscendo la pena, inclusi anche quei complici senza la cui opera esso non sarebbe stato realizzato” (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, III, 62).

di Giovanni Ferrario – il Timone n. 2, luglio/agosto 1999

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