La Chiesa e la genesi dell’universo

universo1) San Gregorio di Nissa, nel IV secolo, riferendosi alla Bibbia,scrive:-“”quale uomo ragionevole crederebbe che possa esserci stato un primo, e un secondo, e un terzo giorno della creazione, ciascuno con il suo mattino e la sua sera, prima che il sole fosse creato ?””- ( Gn 1,1-13; Gn 1,14- 19 ).

2) Ancora, tutti possono notare che nella Genesi esiste una contraddizione cronologica riguardante la creazione. In una parte della Genesi ( 1,24 -26 ) prima vengono creati gli animali e poi l’uomo. In un’altra parte ( Gn2,7-18 ) prima viene creato l’uomo e poi vengono creati gli animali.

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3) La Bibbia, dunque, non è un testo scientifico ma vuole unicamente comunicare attraverso un linguaggio simbolico – sapienziale, comprensibile per gli uomini del tempo, e attraverso le vicende della loro storia, un messaggio spirituale.

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4) La creazione dell’uomo viene raccontata in questo modo:- Allora Dio, il Signore, prese dal suolo un po’ di terra e, con quella, plasmò l’uomo. Gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo diventò una creatura vivente-( Gn 2,7). Anche questo racconto non può essere preso alla lettera. Infatti, Dio viene paragonato ad un uomo, ma Dio non è un uomo, non è un vasaio che impasta l’argilla e non ha polmoni per soffiare l’aria. Questa scena è tuttavia adatta per far capire che l’uomo si presenta fattodi due principi: la materia terrestre e un principio vitale superiore che non è opera della materia ma gli è infuso da Dio.L’uomo appartiene a due mondi: quello della materia e quello dello spirito.La Bibbia dice che la materia prima è stata fatta da Dio: infatti l ‘autore parla della terra come di una pianura completamente deserta e questo è un modo rudimentale per esprimere l’idea della creazione della materia prima e delle sue leggi, materia prima che fu creata insieme con il tempo stesso( Gn 2,5 ). Una parte dell’uomo è fatta con questa materia ma la Bibbia non spiega se la materia vivente che costituisce la parte fisica dell’uomo sia stata fatta per azione diretta o attraverso il concorso di forze naturali che abbiano impiegato tempi lunghissimi: forze naturali che operano all’interno di un contesto costituito da principi e regole.

5) Sant’Agostino dice: – “”Al principio furono creati solo i germi, o lecause, delle forme di vita, che in seguito si sarebbero sviluppate gradualmente”” -.

6)”” Dio non muove il mondo dandogli un impulso iniziale sovrapposto alla sua natura, ma crea l’intero -sistema- insieme a tutte le sue forze, di modo che esso fin dal primo momento agisce di per se stesso e in virtù della propria natura, e insieme tutto il suo agire dipende dall’opera creatrice di Dio. La natura appare così come un’opera d’arte di un Artista creatore, senza per questo ridursi ad un meccanismo artificiale senza forze autonome ( in questo caso infatti non sarebbe natura, cioè principio intrinseco di operazioni ). Dio non è un artista al modo umano, cioè non ordina delle realtà preesistenti, bensì istituisce sia l’ordine sia le cose ordinate e le loro leggi operative: egli causa in quanto Creatore, poiché crea la natura stessa. La natura non è che il disegno di un’arte divina impressa nelle cose, per la quale queste si muovono verso il loro fine determinato; come sei l costruttore di una nave potesse conferire al legno la capacità d imuoversi di per se stesso al fine di formare la struttura della nave””( Mariano Artigas, Juan José Sanguineti, Filosofia della natura, Le Monnier,Firenze 1989, p.122)

7) La contemporanea e non contraddittoria immanenza-trascendenza di Dio scavalca il rischio del “panteismo” ( nel quale Dio viene materializzato oppure la creatura confusa con Dio e divinizzata ) e del “deismo” ( Dio totalmente separato al mondo e, quindi, mondo, di fatto, senza Dio ). La difficoltà a comporre questi due “poli” deriva dal fatto che trascendenza e immanenza sono colte nella loro dimensione spazio-temporale e, allora, trascendenza significherebbe distacco e immanenza presenza dall’interno ). Il conflitto trascendenza-immanenza viene risolto dalla filosofa dell’essere ( cosiddetto “realismo moderato” ). L’essere è ciò che fa che le cose siano ( “atto d’essere”). Tutte le cose ricevono in parte (dottrina della “partecipazione” ) un certo modo d’essere “essenza” ) ma non sono l’essere assoluto. L’essenza esprime la specificità e la natura autonoma di ogni ente ( che ha in sé il principio delle proprie operazioni ) e, nello stesso tempo, in ogni ente è presente il necessario rapporto con l’atto d’essere: l’atto d’essere fa in modo che Dio possa operare in tutte le cose trascendendole allo stesso tempo. L’essere allo stato puro ha relazione con ogni altra cosa non in senso fisico ma come causa di ogni altra causa, atto di ogni altro atto.

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8) Piccola nota sulle teorie del caso:

Può essere
casuale e cioè non preordinato che il vento apra la finestra e rovesci i bicchieri che sono sul tavolo. Ma questo avvenimento non preordinato ha bisogno, per accadere, di una realtà preesistente e preordinata e cioè ha bisogno del vento, della finestra, del tavolo, dei bicchieri, della legge di gravità ecc. Così i meccanismi evolutivi hanno bisogno A)di alcuni elementi B)di differenze e affinità fra questi elementi
C) che questi elementi possano combinarsi D) che le combinazioni possano permanere per un certo tempo:
“” La vita, legata a certi principi e regole, può comporre solo certe forme; quel che accade nella storia è semplicemente l’opzione di una forma o di un’altra, è una scelta ma non dell’illimitato, bensì tra un numero discontinuoe limitato di forme possibili”” ( Giuseppe Sermonti )

9) Nella Bibbia bisogna distinguere il contenuto dal tipo di forma espositiva ( genere letterario ) che è stato usato. Se, ad esempio, devo comunicare una verità psicologica e morale e mi servo di una favola, come quelle di Esopo, non si potrà dire che il mio racconto è totalmente falso perché esso è soltanto un modo espressivo per trasmettere un messaggio di altra natura.

10) Inoltre non bisogna dimenticare che Dio ispira l’autore sacro ma non detta. L’autore deve tradurre l’ispirazione divina attraverso il suo linguaggio, la sua cultura, la sua esperienza, la sua capacità: il linguaggio, la cultura, l’esperienza e la capacità sono caratteristiche di un determinato individuo, di un determinato tempo e di un determinato ambiente.
Scrive il pensatore cattolico colombiano Nicolàs Gòmez Dàvila: ” Non è stato un Dio ventriloquo a ispirare la Bibbia. La voce divina attraversa il testo sacro come un vento tempestoso il folto di un bosco”.

11) Per quanto riguarda l’origine dell’uomo, cosa dice la Chiesa a cui è affidato il compito di interpretare la Bibbia ? La Chiesa spiega che le varie teorie dell’evoluzione, le quali dicono che il corpo umano avrebbe origine dalle trasformazioni di una materia vivente che esisteva prima di esso, sono compatibili con il messaggio biblico. La Chiesa, però, sottolinea con forza che l’anima spirituale dell’uomo, comunque egli sia arrivato alla sua materia corporea, viene sempre creata immediatamente e direttamente da Dio e non deriva dalle sole forze della materia viva, come se fosse un semplice epifenomeno cioè un semplice prolungamento di questa materia.
( cfr Giovanni Paolo II, Dalla Bibbia una luce superiore illumina l’orizzonte di studi e di ricerche sull’ origine della vita e sulla sua evoluzione, Messaggio del Santo Padre alla Plenaria della Pontificia Accademia delle scienze, L’Osservatore Romano, ed. Settimanale n.44, p.6, 1 novembre 1996 ).

12) L’aggettivo umano va riservato al corpo soltanto in quanto unito
all’anima: esso comincia ad essere umano solo con la creazione dell’anima.
Il momento della creazione dell’anima è un mistero.
Tale connessione non è un oggetto scientifico da ricercare ma un passaggio metafisico-filosofico. ( Non è compito della teologia individuare in quale fase dell’ominizzazione sia comparso l’uomo. Questo è un compito della scienza la quale utilizza tutte le conoscenze che si possono avere sia sul piano morfologico sia sul piano delle manifestazioni culturali che contraddistinguono l’uomo).
Il mistero, si potrebbe dire, è una realtà di cui la ragione riesce a comprendere l’esistenza ma non riesce a comprenderne completamente l’essenza, cioè la ragione non riesce a farsi del mistero un concetto completo, tale da poterlo ridurre ad un’immagine che, seppur riassuntiva, sia in grado di farcelo possedere interamente. Comprendere una cosa, dicevano Aristotele e San Tommaso, è in un certo qual modo appropriarsi di essa, cioè contenerla in sé.

Il mistero non è un’invenzione della religione perché accanto ai misteri sovrannaturali esistono i misteri naturali, cioè quelli presenti nel mondo della natura. Ad esempio, possiamo conoscere la forma di un fiore ma non possiamo dimostrare pienamente perché deve essere in quella maniera e non in un’altra: possiamo constatare dei fatti ma non possiamo dare una ragione piena e totale di essi.

Riusciamo, ad esempio, a comprendere con la ragione l’esistenza dell’infinito, astrazione tipica della matematica ma non possiamo possederlo interamente: la sola teoria dei numeri e quindi a più forte ragione l’intera matematica, costituiscono un sistema infinito di verità, nel senso più vero e profondo della parola infinito e cioè nel senso che ad esso nessuna mente umana, sempre limitata, potrà mai dare fondo e possederlo interamente .

13) L’esistenza dell’anima può essere dedotta ( esistono numerosi passaggi di logica metafisica ) dalle operazioni intellettuali e volitive dell’essere umano: si tratta di deduzioni che usano il principio di non contraddizione che è il fondamento e l’inizio del ragionamento stesso.

Le strade che il ragionamento può percorrere per dimostrare l’esistenza dell’anima non sono di tipo sperimentale perché queste valgono solo per le cose che si possono percepire con i sensi.

La sperimentazione presuppone, da parte dello sperimentatore, un dominio e quindi una certa superiorità sulla cosa su cui sperimenta: questa, infatti, deve essere a sua disposizione, deve poterla vedere, toccare, sezionare, deve poter riprodurre il fenomeno che studia.

Volere una prova sperimentale dell’esistenza dell’anima significherebbe abbassare l’anima al rango degli enti materiali e quindi sbagliarsi già metodologicamente su quello che essa è.

La scienza di tipo sperimentale deve riconoscere i suoi limiti e la sua impotenza in merito al problema dell’esistenza dell’anima: essa non può affermare o negare l’esistenza dell’anima.

Con il termine anima, che deriva da ànemos – soffio, vento -, si intende il principio primo dell’attività di tutti gli esseri viventi.

Nell’uomo, la natura dell’anima è immateriale anche se essa informa il corpo e costituisce con esso un’unica sostanza: il modo di agire manifesta il modo di essere e alcune operazioni intellettive e volitive dell’essere umano, pur procedendo dal corpo, trascendono il mondo materiale dimostrando che non possono avere il corpo come unico soggetto.

L’esistenza dell’anima spirituale è dimostrabile per via logico deduttiva:
essa si deduce dall’esistenza di tre attività umane che trascendono il corpo e la materia stessa. Queste attività sono la conoscenza intellettiva ( da non confondere con la semplice conoscenza sensitiva ), l’autocoscienza o conoscenza riflessa o riflessione, il desiderio della felicità assoluta e quindi dell’eternità.

La dimostrazione dell’esistenza dell’anima non appartiene alla scienza sperimentale ma alla scienza metafisica o filosofia prima che studia i principi primi e più universali della realtà: queste due scienze, pur essendo autonome non possono, però, essere considerate separate o antitetiche perché la metafisica si occupa di quegli elementi primi di conoscenza che sono il presupposto del ragionamento stesso e della stessa argomentazione scientifica.

Gli scienziati, studiando il funzionamento delle cose, fanno un uso continuo del principio di causalità e di finalità ma in genere non si chiedono che cos’è il principio di causalità e di finalità, né si chiedono da quali nozioni basilari derivino questi principi e, quando lo fanno, anche se non se ne rendono conto, stanno uscendo dal settore sperimentale e si pongono considerazioni di carattere metafisico.

La metafisica o filosofia prima, cioè il ragionamento sui primi principi della realtà, non è in antitesi con la scienza sperimentale perché studia il presupposto della stessa scienza sperimentale, cioè studia tutto ciò che viene assunto come premessa dalla stessa ricerca sperimentale.

“”La scienza sperimentale, per esistere, ha bisogno di presupposti metafisici e di scelte etiche che non possono essere misurati e dimostrati con i mezzi della scienza sperimentale stessa.

Presupposti Metafisici ed etici che istituiscono la scienza sperimentale e ne permettono la continuità:

1) Che esista una realtà indipendente dalla nostra mente
2) che questa realtà sia ordinata
3) che essa sia comprensibile
4) che sia un bene indagarla:

Scrive Einstein:” Senza la convinzione che con le nostre costruzioni teoriche è possibile raggiungere la realtà, senza convinzione nell’intima armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza. Questa convinzione è, e sempre sarà, il motivo essenziale della ricerca scientifica. In tutti i nostri sforzi in ogni drammatico contrasto fra vecchie e nuove interpretazioni riconosciamo l’eterno anelito d’intendere, nonché l’irremovibile convinzione dell’armonia del nostro mondo, convinzione ognor più rafforzata dai crescenti ostacoli che si oppongono alla comprensione”.

Oltre questi presupposti metafisici, la scienza sperimentale, per esistere, necessita di un fondamentale presupposto etico: si deve, infatti, presupporre che – il risultato del lavoro scientifico sia importante nel senso che sia degno di essere conosciuto -. E- sottolinea Max Weber- ” qui evidentemente hanno le loro radici tutti i nostri problemi. Giacché questo presupposto non può essere a sua volta dimostrato con i mezzi della scienza. Dunque, dietro la scienza c’è una scelta etica: la scelta del valore della conoscenza. La scienza è resa possibile dall’imperativo che ci comanda di acquisire conoscenza, sempre più conoscenza, sempre – migliore – conoscenza. “”
( Dario Antiseri )

Dedurre dalle operazioni intellettuali e volitive che nell’uomo c’è qualcosa che va oltre l’uomo come materialità non significa aver chiarito questo qualcosa.
Un ente spirituale cioè non puramente materiale ( e pertanto non misurabile con la scienza sperimentale ) resta propriamente un “mistero”, cioè un qualcosa che supera la natura.

Pertanto nessuno potrà mai capire l’essenza dell’anima, né come l’anima è stata creata, né come si è connessa al corpo durante le fasi evolutive, né come si connette al corpo nel momento della fecondazione. La nozione di anima non entra nel dominio della scienza sperimentale
La stessa filosofia greca, sul problema dell’anima, reputava necessaria una Rivelazione.
Ogni rivelazione dà luogo a forme di teologia: cioè all’uso della ragione e quindi del principio di non contraddizione, ma all’interno dei dati rivelati.

14)L’origine spirituale dell’uomo, il peccato originale, la propagazione del peccato originale fanno parte , pur con differenze di forma, dell’inconscio spirituale dell’umanità ( vedi studi di Mircea Eliade ) e sono presenti nella rivelazione cristiana.
Qui, però, si entra nel campo della teologia ( delle sue leggi e del suo ambito specifico: uso e ricerca della ragione ma all’interno dei dati di fede).

( Bruto Maria Bruti )