La cultura degli Edo

Benin-Oba

per comprendere le modalità della tratta e’ importante studiare le tradizioni Edo che fanno parte della cultura delle ragazze nigeriane sfruttate in Europa, provenienti da Benin City (Nigeria)

L’origine

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Alcuni miti della terra degli Edo dicono che Osanobua (Dio) mandò quattro forze (i suoi figli) da Erinmwin (il cielo) per incontrare Agbon (la terra). Essi vennero e videro che la terra era tutta circondata di acqua.
Prima di lasciare però le corti celesti, Dio chiese loro di prendere ciò che essi credevano necessario per il loro viaggio. Il più grande dei figli, scelse ricchezze; quello successivo, saggezza; il terzo misticismo e il quarto, il più giovane prese con sé un qualcosa simile ad una conchiglia di serpente. In seguito, egli si accorse che essa era piena di sabbia e ne fu molto deluso. Ma il suo padre lo lodò per la sua scelta. Gli chiese di versare la sabbia dove a lui piacesse, e gli disse: “Dovunque tu verserai la sabbia, essa tornerà a oto (la terra), e diventerà tua proprietà”. Il giovane versò il contenuto della conchiglia nelle acque che lui trovò sulla terra. Immediatamente dopo ci fu un’esplosione che fece sorgere la terra dalle profondità delle acque. Suddetta terra era Igodomigodo, che comprende anche Idu, Benin and Edo in diversi tempi della sua storia.

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Questa è la ragione per la quale tutti gli Edo fino ad oggi, dicono: “’Oba yan oto s’evbo’ebo’”, che significa, che tutta la terra da Benin City fino a tutti i confini della terra appartiene a “Oba”. Il giovane quindi, diede ordini di deporre tutti i loro beni che avevano preso dal loro padre a chiunque volesse abitare nel suo regno, due dei suoi fratelli, ne acconsentirono, ma Olokun, il fratello maggiore, rifiutò l’ordinanza. Preferì dunque governare ciò che era rimasto delle acque e prese con sé le sue ricchezze.
Il più giovane divenne L’Obagodo (Oba di Igodomigodo), oggi, la terra degli Edo.

Aruosa (Il Santuario di Dio)

Emonse, fu una donna in cinta che aveva cucinato di più del cibo che essa poteva mangiare, contrariamente a quanto era stato prestabilito da Osanobuwa, e cioè che ognuno doveva cucinare soltanto la porzione di cibo che ne abbisognava. Dopo di che, l’uomo dovette lavorare duramente per trovare il cibo per se stesso e per la sua famiglia. Ci fu morte in ogni luogo della terra, così che la gente pensò che loro dovevano mettersi in contatto con il loro creatore e chiedergli di cambiare la loro sorte. Essi vollero che Osanobuwa smettesse “Ogiuwu”, che imponeva la morte dei più giovani, perché volevano che i giovani vivessero fino alla vecchia. Desideravano avere il sole e la pioggia tutti i giorni dell’anno, cosi che potessero mettere fine all’ira di Dio.
I capi e i sacerdoti si riunirono per pregare e cercare di santificare se stessi e il luogo dove si erano radunati. Ma dopo molti giorni le cose non erano cambiate. Fu così che Okhuahe, un sacerdote potente, si rese disponibile ad offrire le preghiere del popolo al dio Osanobwa chiedendo che gli altri sacerdoti si radunassero insieme al popolo e continuassero a pregare sin dalla sua partenza e fino al suo ritorno. Il popolo eseguì il desiderio di Okhuahe. Dopo un po di tempo, loro pensarono che il luogo della loro preghiera doveva essere riconosciuto come luogo dove essi avrebbero potuto adorare Dio in eterno. Essi piantarono un albero chiamato uwerhien’otan e in questo modo costruirono il loro santuario. Quel santuario fu simbolo dell’immanenza di Dio (Osanobwa). Le preghiere continuarono nel santuario giorno dopo giorno, per molti anni.
Un giorno ci fu oscurità sulla terra a mezzo giorno. Una enorme palla di fuoco discese dall’alto ed insieme, ci fu una voce che affermava la presenza di Okhuahe in cielo. La voce diceva “Okhuahe mi ha rivolto il tuo messaggio, ma i vostri desideri sono contrari al mio disegno ed io non li asseconderò”. La voce parlò e le tenebre discessero ancora una volta sulla terra. Più tardi una palla di fuoco cadde per sollevare l’oscurità e ci fu la luce del giorno nuovamente. Okhuahe non ritornò mai più sulla terra.

Tale esperienza li fece pensare che il popolo non poteva essere testimone di ciò che accadeva in terra. Da quel momento essi credettero che non c’è testimone della vita dopo la morte. Il popolo organizzò una ricerca della palla di fuoco, ma essi non la trovarono. Invece nel posto dove è oggi la congiunzione di Igbesanmwan e le strade di Aruosa in Benin City, loro trovarono una grande pietra nera e diedero a quel luogo il nome di Aruosa, che significa il tempio di dio. Quella pietra nera fu una delle reliquie che i britannici presero durante l’espedizione punitiva del 1897. Gli edo costruirono un luogo per l’adorazione che usarono per radunarsi a pregare per il viaggio di “Okhuahe”, fino a quando sentirono la voce che essi pensavano fosse quella di Osanobwa. In quel luogo essi costruirono il santuario Aruosa, che significa, casa di adorazione. Esso si trova là ancora oggi, nella strada di Akpakpava.
Il simbolo del santuario di Aruosa è un occhio aperto. L’occhio di Dio sorvegliando sulla sua creazione. L’Oba di Benin e di tutta la terra degli edo, è la testa di Ariosa, ma i sacerdoti rivolgono le preghiere non a lui, ma a Dio solo. Così gli edo pregano a Dio solo nel santuario. Ma pregano anche a casa ed in altri santuari, a Ehi, che loro credono sia il loro ego alterno in cielo e agli spiriti che sarebbero gli intermediari tra loro e Dio.
Come si svolge l’adorazione nel santuario: Aruosa?
Il popolo che condivide la stessa fede incomincia la propria adorazione di “Osanobwa”, invocando la sua presenza attraverso canti, purificando e santificando se stessi e dicendo: “I honmwe’egbe n’Osa mwen”, che significa: io purifico me stesso per il mio Dio. Seguono canti, danze e altre preghiere. Ariosa usa istrumenti di musica tradizionale incluso tamburi.
Il popolo della terra degli edo, crede che il suono dei tamburi, i canti e le danze aiutano ad invocare lo spirito di Dio. Le preghiere sono generalmente canti. Essi dicono: “Noi crediamo in dio e serviamo lui perché noi rigettiamo la discordia, le malattie, le amarezze, la morte e la povertà”. Un canto popolare che conclude le preghiere dice: “Dio noi abbiamo riservato il tempo per servirti, dacci tu il tempo e la benedizione per raggiungere le nostre mete”.

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Il matrimonio degli edo
Nel matrimonio, un ruolo importante hanno i parenti nel cercare una moglie o un marito per i loro figli. Esso non è certamente un compito facile.
Il matrimonio degli edo si svolge a tappe, la coppia ha un tempo per costruire le proprie relazioni interpersonali ed il tempo per le famiglie di conoscersi e fare amicizia. Gli edo vogliono che i loro figli preferibilmente scelgano i partners che appartengono alla stessa tribu e quindi che abbiano le credenze religiose del loro gruppo etnico, perché pensano che i matrimoni tra di loro funzionino meglio. La famiglia del giovane fidanzato dovrebbe dimostrare alla famiglia della ragazza che lui vuole prendersi questa ragazza come moglie quando essa avrà l’età di sposarsi. La famiglia del ragazzo deve essere sicuro che la ragazza proviene da una buona famiglia e che in più è avvantaggiata da un buon carattere, salute ed appartiene ad una buona classe sociale.
La famiglia del ragazzo generalmente offre doni in denaro e in specie alla famiglia della ragazza ogni tanto, mentre essa non ha raggiunto ancora l’età di sposarsi.
Quando sarà opportuno, la famiglia chiederà al proprio figlio di contribuire anche lui allo sviluppo della ragazza. Le due famiglie guardano i figli crescere e cercano di farli crescere attivi, con buon comportamento e sviluppare la disciplina che li aiuterà in una vita di coppia nel matrimonio. D’altra parte il figlio o la figlia possono fare le loro scelte e presentare il ragazzo o la ragazza ai genitori.
In genere i parenti fanno le loro domande per essere sicuri che la scelta sarà la migliore. Se i parenti acconsentono la scelta, la famiglia del ragazzo farà del loro meglio per far sì che avvenga la loro unione. Come spesso capita in molte culture, il periodo per i due giovani di conoscersi a vicenda e di prendere la decisione di sposarsi, costituisce il periodo del fidanzamento.

Non c’è limite per il tempo del fidanzamento. Nel caso di una ragazza ancora bambina esso prenderà sicuramente anni prima che essa sia pronta per sposarsi. Lo sforzo di stringere l’amicizia tra le famiglie deve continuare tra le due parti scambiando visite vicendevolmente. La preparazione per il matrimonio impone anche un periodo di attesa che significa un periodo più lungo di fidanzamento. Questo periodo offre alle due parti interessate un tempo per esaminare la propria relazione e per ottenere maggior informazione se necessaria.
Dopo aver fatto la scelta del “partner”, il passo successivo sarà il matrimonio. Esso nel costume degli edo è il significato più profondo della relazione tra un uomo e una donna. Nella cerimonia, la copia riceve benedizioni dalle due famiglie e amici. Ciascuno è consigliato riguardo alle proprie responsabilità sia come moglie che come marito, nella concezione dei figli, nella loro cura, nella condivisione di tutte le responsabilità del focolare familiare.
La celebrazione delle nozze è una tra le più popolari nella cultura degli edo. La procedura è semplice. C’è il fidanzamento e poi le nozze. La neo-sposa si muove dopo per andare incontro allo sposo nella nuova casa. Ciò darà fine alla cerimonia. Nella terra degli edo, il costume di sposarsi è esistito da lungo tempo ed è accettato e avviene alla corte legale in tutto il paese.
La celebrazione del matrimonio generalmente viene fatta alla sera di qualsiasi giorno della settimana. Esso è preceduto dalla presentazione di regali dallo sposo alla sposa e alla sua famiglia. La cerimonia si realizza nella casa paterna della sposa eccetto quando il padre non esiste più. In questo caso la cerimonia viene fatta nella casa che la sposa sceglierà insieme alla sua famiglia.
Molta gente ama il vino di palma ed è uno dei preferiti quando si celebra il matrimonio degli edo insieme alla kola nut, che sono delle nucioline che simboleggiano amicizia e augurio di bene. Questi due elementi sono necessari per ogni celebrazione del matrimonio.

Il fidanzamento
Dopo l’innamoramento e l’introduzione segue il fidanzamento. Le due famiglie si mettono d’accordo e fissano la data del fidanzamento. Quando arriva il giorno, la famiglia del maschio visita la famiglia della donna, gli anfitrioni li ricevono e danno il benvenuto offrendo un rinfresco. E’ consuetudine che le madri rimangano dietro la scena. Gli anziani, incluso i padri della ragazza e del ragazzo prendono le sedie di fronte nella cerimonia. Gli ospiti, durante la conversazione, ringraziano gli anfitrioni per la loro accoglienza e l’intrattenimento. Loro accettano i doni e alludono che il motivo della loro visita è quello di cercare la figlia di suddetta famiglia per chiedere il fidanzamento. In seguito, il più vecchio tra gli ospiti, prega e apre la bottiglia di nucioline, con l’augurio che quanto essi richiedono venga concesso.

Vengono quindi serviti i rinfreschi a tutti i partecipanti. Gli ospiti presentano anche i loro doni. Dopo di che chiedono la mano della figlia da sposare. A questo punto, ci sono scherzi per rendere piacevole l’occasione. Le due famiglie cantano canti appropriati per l’occasione, che risaltano la bellezza della sposa e l’importanza della cerimonia. Gli anfitrioni ringraziano gli ospiti e domandano se loro renderanno disponibile la figlia che essi cercano tra i presenti. Prima di accettare i doni, gli anfitrioni dicono: “noi dobbiamo essere sicuri se abbiamo quello che voi cercate e che la nostra figlia vorrà sposare il vostro figlio”. Dopo di che gli anfitrioni organizzano una esibizione delle loro figlie. Quattro di loro indosseranno un velo e saranno molto ben vestite, vengono fuori una dopo l’altra.

Gli ospiti cercheranno di trovare la ragazza che dovrebbe essere la fidanzata. Questa generalmente è l’ultima dell’esibizione e sarà colei che indossa gli abiti più belli. Dopo che gli ospiti hanno scoperto la ragazza fidanzata, gli anfitrioni vorranno sapere chi è il corteggiatore. Gli ospiti lo presenteranno e sarà motivo di festa e di gioia.
La ragazza viene poi informata che gli ospiti sono là per chiedere la sua mano in matrimonio. Le chiederanno quindi se c’è davvero un corteggiatore e se lei lo conosce. Se la sua risposta è positiva, le verrà chiesto di dare un passo in avanti e di toccarlo. Essa farà ciò e con questo gesto viene confermata la sua volontà di sposare il ragazzo. L’anziano della famiglia, pregherà per ambedue e per le loro famiglie. L’anfitrione maggiore dirà agli ospiti che la famiglia ha accettato la proposta. Dirà anche che l’accettazione ha aperto la strada al fidanzato per visitare la loro figlia apertamente e quanto sovente lui vorrà. Gli innamorati dovranno poi annunciare alle due famiglie quando decideranno la data delle nozze.
Gloria Lopez