La disinformazione comunista ancora nasconde la verità su Togliatti

Il terzo canale televisivo della Rai trasmise anni fa, in prima serata, una puntata della trasmissione Enigrna, dedicata a Togliatti. Una iniziativa apprezzabile perché il leader comunista è in genere assai citato, ma poco studiato e approfondito. Si è trattato, innanzitutto, della famigerata lettera scritta di pugno da Togliatti nel 1943 e resa nota in Italia nel 1992, sulla dolorosa questione dei soldati italiani dell’Armir fatti prigionieri in Unione Sovietica. A suo tempo, la lettera provocò un giustificato clamore e fu oggetto di una revisione critica del testo. In effetti, la sostanza reale della lettera di Togliatti risultò, e risulta, in pratica confermata. Irrilevanti sono le varianti apportate nella seconda lettura e nella traduzione integrale. il contesto fu indiscutibilmente quello di una inaudita violenza contro uomini inermi e non c’è dettaglio lessicale o formale che possa attenuarne la gravità. Togliatti-Ercoli si proclamava senza mezzi termini è con vari argomenti, insensibile alla strage dei prigionieri italiani, anzi sostenitore di una sorta di pedagogia punitiva nei confronti dell’Italia entrata in guerra.

Io stesso ho conosciuto Vincenzo Bianco, interlocutore della lettera a Togliatti, allora funzionario del Komintern, poi addetto alla commissione di Organizzazione delle Botteghe Oscure e all’Unità. Parlai molte volte con lui e non mi risultò mai che egli attenuasse la durezza del Kgb sovietico e della nomenklatura comunista italiana, in particolare di Togliatti, nei confronti dei soldati italiani. Del resto, va ricordata un’ulteriore sostanziosa realtà. Non si trattò infatti difatti ambientali. La voluta persecuzione morale e ideologica si esercitò a carico dei prigionieri italiani con un altro mezzo, cioè con le Scuole di comunismo installate nei campi di concentramento. Nell’immediato dopoguerra, uno degli “insegnanti” di questi corsi di addottrinamento coatto. Edo, ossia Edoardo D’Onofrio, divenuto segretario della Federazione comunista di Roma, fu condannato con testimonianze inoppugnabili da un Tribunale italiano. I corsi finivano spesso con il trasferimento di prigionieri ribelli o indocili in campi di concentramento di maggiore asprezza e con spietate fucilazioni.

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Vale la pena di aggiungere un commento sulla trasmissione. Essa ha ospitato in studio due autorevoli dirigenti per età e mandato dell’ex Pci e dell’attuale Ds. I due personaggi si sono dimostrati commentatori coscienziosi e testimoni informati, ma di parte. Se si esclude qualche controllata riflessione critica espressa dal solo Paolo Mieli, la figura di Togliatti è uscita dagli schermi della trasmissione come quella di un ordinario uomo politico, dalle forti motivazioni ideologiche e dalle sofferte, compassionevoli vicende personali. Questa non è l’autentica realtà, poiché ne è soltanto un’evasiva porzione. Togliatti-Ercoli, fu un testimone e partecipe del Terrore, sia nella Spagna del 1936 che nell’unione Sovietica dello stalinismo. In una scheda di un antifascista italiano, di cui il Kgb proponeva negli anni Trenta la deportazione in un gulag di efferata crudezza, Ercoli appone esplicitamente la sua firma convinta e il suo benestare. Da parte dei due rappresentanti comunisti è mancato qualsiasi sincero moto di condanna sorgente dall’animo. E stata omessa qualsiasi esecrazione, qualsiasi necessaria espressione di riprovazione pur sintetica, qualsiasi semplice osservazione dura, ma immancabile sull’uomo Togliatti. E stata adottata un’accademica distanza che dovrebbe essere sostituita da una riprovazione più netta e appassionata. Non rivendico partecipazioni emotive. Manca nel ritratto televisivo del Togliatti politico il suo raggelante deserto di umanità.

di Massimo Caprara

[Da “il Giornale”, 23 Febbraio 2003]

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