La divisione che ci fa male e un segnale di speranza

La frantumazione è la caratteristica del nostro tempo. Un mondo in frantumi è un mondo diviso in bande che si fanno la guerra. Così era nell’epoca delle ideologie (1914-1989) quando appunto diverse bande ideologiche si contendevano il potere arrivando a farsi la guerra. Oggi ognuno è una banda, nel senso che le bande ideologiche tendono a scomparire a favore di un individualismo sempre più estremo. Quindi, individui arrabbiati si aggirano nelle società ardenti di rancori mai sopiti, e usano qualsiasi cosa per eccitare la propria “volontà di potenza”. Individualisti, divisi, litigiosi, gli uomini post-moderni sono tendenzialmente anche presuntuosi, nel senso che si fa fatica a fare accettare prospettive diverse dalla loro.

Negli ultimi decenni, dal 1968, questi uomini individualisti, litigiosi e presuntuosi hanno contestato radicalmente ogni autorità, a cominciare da quella religiosa, in primis il Pontefice, per arrivare a quella familiare mettendo in discussione la figura paterna. Le autorità politiche si erano già screditate da sole e c’è voluto veramente poco per mandare in crisi di credibilità il sistema dei partiti politici. La pandemia ha acuito le divisioni: si-vax, no-vax, si-green pass, no-green pass, è scoppiato un conflitto che ha diviso famiglie e movimenti, matrimoni e associazioni. Oggi la guerra in Ucraina rischia di ripetere lo stesso copione fra chi condanna l’aggressione militare russa e chi difende Putin, come se potesse essere il salvatore del mondo dal pensiero unico.
Fino a pochi giorni fa eravamo tutti virologi, oggi stiamo diventando tutti esperti di geo-politica, conoscitori del mondo russo e del diritto internazionale.
Il vizio di fondo di questo atteggiamento è la perdita del senso della realtà. Per esempio: si ingigantisce la presenza di alcuni “scappati di casa” che si definiscono nazisti fra le fila della resistenza Ucraina (Maurizio Belpietro in La Verità del 7 marzo) e si perde di vista la presenza sul territorio ucraino di circa 200mila soldati russi con carri armati, cannoni e appoggio aereo. Si fanno grandi discorsi di geopolitica e ci si dimentica dei due milioni di profughi (destinati a crescere) e delle decine di migliaia di morti su entrambi i fronti, come se fosse un prezzo normale da pagare e non la conseguenza di una scelta politica e militare.
Dall’altra parte della barricata si inneggia alla difesa dell’Ucraina cantando Bella ciao, la canzone dei partigiani (soprattutto comunisti) che combattevano il nazionalsocialismo. Confusione alle stelle: neo-nazisti che difenderebbero l’Ucraina guidata da un Presidente ebreo, anti-nazisti che accusano Putin di nazismo mentre il Presidente russo vuole liberare l’Ucraina dai nazisti.
In mezzo a questa confusione, nel mondo della destra compaiono nazional-bolscevichi che mettono insieme nazionalismo e comunismo, e nel mondo cattolico appaiono cantori della purezza dell’Ortodossia rispetto al degrado dell’Occidente e della stessa Chiesa cattolica, dimenticando come quest’ultima abbia attraversato ben altre crisi nella sua storia e le abbia sempre superate grazie alla santità di alcuni suoi figli rimasti fedeli anche nei momenti più difficili.

Ma la perdita del senso della realtà non è l’unica conseguenza di questo atteggiamento. La divisione penetra in tutti gli ambienti, comprese famiglie e comunità religiose. E diventa polemica, che genera rancore e risentimento, senza che i protagonisti se ne rendano conto. Avviene che persone che hanno in comune ideali profondi mettano in discussione amicizie decennali per opinioni diverse sul green pass o sulla guerra in Ucraina.

Come uscirne? Gustave Thibon (1903-2001) auspicava un “ritorno al reale”. Oggi ritornare al reale non riguarda tanto le ideologie della sua epoca, ma l’atteggiamento da assumere verso le cose che accadono, da parte di noi post-moderni, ammalati di presunzione e ignoranza, ma che non riusciamo a mettere in discussione le nostre opinioni. Dobbiamo invece dimostrare veramente di amare le nostre radici, di volere restaurare la civiltà che non c’è più a partire dalla cultura cattolica che ha costruito l’Occidente. Dobbiamo superare le divisioni, i nazionalismi e non credere alle sirene di chi auspica un salvatore, un altro Uomo della Provvidenza che ci potrebbe riportare nel baratro delle guerre, come già accaduto. L’unica autentica salvezza viene da Dio, attraverso la mediazione della Madre di Cristo, che a Fatima ha promesso il trionfo del suo Cuore immacolato. E la promessa di Fatima vale per gli uomini e per le nazioni, riguarda il passato ma anche il futuro.

Restaurare è un processo lungo e faticoso, ma entusiasmante. Passa attraverso l’umiltà di chi costruisce ambienti in cui tutti possano stare insieme, senza protagonismi. Un evento importante in questa direzione si è svolto a Roma il 9 marzo, quando settanta associazioni cattoliche si sono ritrovate con il Segretario di Stato card. Parolin e il Presidente della CEI card. Bassetti per presentare un’agenda pre-politica.
Sono prove di ricomposizione del mondo cattolico affinché il cristianesimo torni a essere visibile nel nostro Paese, superando intimismi e nuove “scelte religiose”, unendo in una unica battaglia vita e famiglia con pace e ambiente, senza tralasciare nessuna parte della dottrina sociale della Chiesa. Un evento importante, che speriamo sia il primo di una lunga serie.
Marco Invernizzi – Alleanza Cattolica

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