La ferrovia abbandonata: lo sterminio degli ebrei progettato da Stalin

Al momento della sua morte Stalin stava preparando la deportazione di tutti gli ebrei sottoposti al suo potere. Si trattava di quelli abitanti nell’URSS (circa 3 milioni di persone) e di quelli abitanti nei paesi satelliti (abbastanza numerosi in Romania, dove i nazisti non ne avevano rastrellato che una minor parte). Dei preparativi – ormai molto avanzati – di questa deportazione verso il territorio siberiano del Birobidian, aveva a quel tempo fornito parecchi particolari Leon Lenemann, uno studioso ebreo russo rifugiatosi in Occidente. In seguito – per quel che ci consta – non si erano avute quasi più notizie. Adesso (1) particolari nuovi e inediti vengono forniti da una pubblicazione di Abraham Sifrin, (2) che ha viaggiato alla ricerca dei lager tuttora funzionanti in Unione Sovietica: “Quand’ero là a Taiset, che non èmolto lontana dal lago Baikal [in Siberia, n.d.r.], alcuni ex detenuti mi hanno parlato del piano di Stalin del 1952-’53 per la deportazione di tutti gli ebrei nel Birobidian, presso la frontiera cinese. Si trattava di un vero e proprio piano di deportazione, come la deportazione dei Tartari di Crimea e di molti altri gruppi mionali… Gli ex detenuti mi hanno raccontato che i 1951-’52 vicino allago Baikaì, in un punto in cui i ferrovia dista due o tre chilometri dal lago, d’estate uno stati mandati, sotto la sorveglianza di guardie pedali, a costruire in due-tre mesi un tronco di ferrovia che, partendo dalla linea principale, si dirigeva verso la riva del lago, finendo su una scogliera di 150 metri d’altezza. Essi non vedevano proprio nessuna ragione per costruire tale ferrovia, e domandavano alle guardie e agli ufficiali perché la si dovesse costruire così rapidamente. Per la costruzione di quella ferrovia ogni giorno di lavoro fu loro conteggiato per dieci. Alle domande dei detenuti gli ufficiali rispondevano: ’per ordine del nostro grande capo Stalin, che vuol gettare gli ebrei in viaggio per il Birobidian dall’alto di questa scogliera di 150 metri nel lago Baikal’. Così si volevano uccidere milioni di ebrei senza campi di sterminio come quello di Auschwitz”.

Aggiunge Sifrin: “Io l’ho vista. Quella linea è ancora là, inutilizzata, tutta arrugginita, invasa dalle erbacce”.

(*) dai Frammenti (ne L’ordine del 5 marzo 1978).

(1) Siamo nel 1978, a venticinque anni dalla morte di Stalin.

(2) Abraham Siffin, I campi di lavoro in URSS, ed. Paoline. 1976.

di Eugenio Corti

[Da “L’esperimento comunista”, Ares, Milano 1991]

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