La lezione del mio Belgio: uno spiraglio, ed ecco l’eutanasia

Prepararsi a «resistere»: lo ripete sia nella relazione a un recente convengo veneziano su eutanasia e cura, economista e coordinatrice di progetti all’Istituto europeo di bioetica di Bruxelles. Per spiegarsi bene usa un’immagine che in laguna si comprende subito: «È come un virus, o l’acqua alta a Venezia. Dal momento in cui si apre la porta all’eutanasia non si controlla più nulla e non ci si ferma più». Basta uno spiraglio, e tracima. «Ci sono parole – osserva – utilizzate in tutte le leggi che in Europa hanno depenalizzato l’eutanasia:il paziente si trova in una situazione medica , che genera una sofferenza fisica e psichica costante e insopportabile, che non può essere calmata, è inattenuabile e irriducibile… Ma tali termini appartengono alla soggettività del paziente. Non possono essere controllati». Si pongono limiti ma, in realtà, sono soppianta-ti da una mentalità strisciante pro-eutanasia. Si realizza così il cosiddetto “piano inclinato” e si spiana la strada verso forme di eutanasia sempre più larghe: in Belgio sono già 2.357 i casi dichiarati di eutanasia nel 2018, non più solo eccezionali o con persone in fase terminale, ma chi è anziano o (si) ritiene che abbia trascorso il meglio del suo percorso di vita, chi ha malattie neurodegenerative o patologie psichiatriche, persone con handicap, sorde, cieche… «Tutti possono chiedere l’eutanasia per tali polipatologie. Non sto inventando nulla, è tutto scritto nei rapporti della con-missione di valutazione. Non occorre essere in fin di vita per ottenere l’eutanasia». È successo ai gemelli 45enni Eddy e Marc, sordi, o ai coniugi François e Anne (89 e 86 anni), al 44en-ne transessuale Nancy/Nathan e alla 38enne Tinevche soffriva di autismo. Per Brochier oggi in Belgio «quello che dice il paziente sulla sofferenza fa legge. Se poi il medico rifiuta l’eutanasia (è previstal’obiezione di coscienza) è considerato come uno che non ha cuore. Si passa a un secondo medico, e la si potrà ottenere: medical shopping».

Che fare? «Bisogna mettersi al lavoro insieme, studiare quanto accade all’estero, le politiche attuate. Occorre che i medici dicano no. Le cure palliative sono la risposta, non l’eutanasia. Bisogna formare i medici a gestire il dolore, e lo si può fare. Le persone chiedono l’eutanasia perché sole o perché hanno dolore. Nessuno vuole soffrire, è normale. Le cure palliative permettono anche di morire in modo migliore rispetto all’eutanasia, che uccide le persone». Reali-sta la conclusione: «Si paragonano gli effetti del-l’eutanasia a quelli del suicidio. Tutti a parole sono contro il suicidio, ma l’eutanasia è peggio perché do-mandiamo a un medico di provocare la morte di una persona. Stiamo uccidendo i medici chiedendo loro di uccidere. Ma a voi italiani rivolgo una domanda: come resisterete all’eutanasia?» Prepararsi a «resistere»: lo ripete sia nella relazione a un recente convengo veneziano su eutanasia e cura, economista e coordinatrice di progetti all’Istituto europeo di bioetica di Bruxelles. Per spiegarsi bene usa un’immagine che in laguna si comprende subito: «È come un virus, o l’acqua alta a Venezia. Dal momento in cui si apre la porta all’eutanasia non si controlla più nulla e non ci si ferma più».

Basta uno spiraglio, e tracima. «Ci sono parole – osserva – utilizzate in tutte le leggi che in Europa hanno depenalizzato l’eutanasia: il paziente si trova in una situazione medica , che genera una sofferenza fisica e psichica costante e insopportabile, che non può essere calmata, è inattenuabile e irriducibile… Ma tali termini appartengono alla soggettività del paziente. Non possono essere controllati». Si pongono limiti ma, in realtà, sono soppianta-ti da una mentalità strisciante pro-eutanasia. Si realizza così il cosiddetto “piano inclinato” e si spiana la strada verso forme di eutanasia sempre più larghe: in Belgio sono già 2.357 i casi dichiarati di eutanasia nel 2018, non più solo eccezionali o con persone in fase terminale, ma chi è anziano o (si) ritiene che abbia trascorso il meglio del suo percorso di vita, chi ha malattie neurodegenerative o patologie psichiatriche, persone con handicap, sorde, cieche… «Tutti possono chiedere l’eutanasia per tali polipatologie. Non sto inventando nulla, è tutto scritto nei rapporti della con-missione di valutazione. Non occorre essere in fin di vita per ottenere l’eutanasia». È successo ai gemelli 45enni Eddy e Marc, sordi, o ai coniugi François e Anne (89 e 86 anni), al 44en-ne transessuale Nancy/Nathan e alla 38enne Tinevche soffriva di autismo. Per Brochier oggi in Belgio«quello che dice il paziente sulla sofferenza fa legge. Se poi il medico rifiuta l’eutanasia (è previstal’obiezione di coscienza) è considerato come uno che non ha cuore. Si passa a un secondo medico, e la si potrà ottenere: medical shopping». Che fare?«Bisogna mettersi al lavoro insieme, studiare quanto accade all’estero, le politiche attuate. Occorre che i medici dicano no. Le cure palliative sono la risposta, non l’eutanasia. Bisogna formare i medici a gestire il dolore, e lo si può fare. Le persone chiedono l’eutanasia perché sole o perché hanno dolore. Nessuno vuole soffrire, è normale. Le cure palliative permettono anche di morire in modo migliore rispetto all’eutanasia, che uccide le persone». Reali-sta la conclusione: «Si paragonano gli effetti dell’eutanasia a quelli del suicidio. Tutti a parole sono contro il suicidio, ma l’eutanasia è peggio perché domandiamo a un medico di provocare la morte di una persona. Stiamo uccidendo i medici chiedendo loro di uccidere. Ma a voi italiani rivolgo una do-manda: come resisterete all’eutanasia?» Prepararsi a «resistere»: lo ripete sia nella relazione a un recente convengo veneziano su eutanasia e cura, economista e coordinatrice di progetti all’Istituto europeo di bioetica di Bruxelles. Per spiegarsi bene usa un’immagine che in laguna si comprende subito: «È come un virus, o l’acqua alta a Venezia. Dal momento in cui si apre la porta all’eutanasia non si controlla più nulla e non ci si ferma più». Basta uno spiraglio, e tracima. «Ci sono parole – osserva – utilizzate in tutte le leggi che in Europa hanno depenalizzato l’eutanasia:il paziente si trova in una situazione medica , che genera una sofferenza fisica e psichica costante e insopportabile, che non può essere calmata, è inattenuabile e irriducibile… Ma tali termini appartengono alla soggettività del paziente. Non possono essere controllati». Si pongono limiti ma, in realtà, sono soppiantati da una mentalità strisciante pro-eutanasia. Si realizza così il cosiddetto “piano inclinato” e si spiana la strada verso forme di eutanasia sempre più larghe: in Belgio sono già 2.357 i casi dichiarati di eutanasia nel 2018, non più solo eccezionali o con persone in fase terminale, ma chi è anziano o (si) ritiene che abbia trascorso il meglio del suo percorso di vita, chi ha malattie neurodegenerative o patologie psichiatriche, persone con handicap, sorde, cieche… «Tutti possono chiedere l’eutanasia per tali polipatologie. Non sto inventando nulla, è tutto scritto nei rapporti della commissione di valutazione. Non occorre essere in fin di vita per ottenere l’eutanasia». È successo ai gemelli 45enni Eddy e Marc, sordi, o ai coniugi François e Anne (89 e 86 anni), al 44enne transessuale Nancy/Nathan e alla 38enne Tine che soffriva di autismo. Per Brochier oggi in Belgio«quello che dice il paziente sulla sofferenza fa legge. Se poi il medico rifiuta l’eutanasia (è prevista l’obiezione di coscienza) è considerato come uno che non ha cuore. Si passa a un secondo medico, e la si potrà ottenere: medical shopping». Che fare? «Bisogna mettersi al lavoro insieme, studiare quanto accade all’estero, le politiche attuate. Occorre che i medici dicano no. Le cure palliative sono la risposta, non l’eutanasia. Bisogna formare i medici a gestire il dolore, e lo si può fare. Le persone chiedono l’eutanasia perché sole o perché hanno dolore. Nessuno vuole soffrire, è normale. Le cure palliative permettono anche di morire in modo migliore rispetto all’eutanasia, che uccide le persone». Reali-sta la conclusione: «Si paragonano gli effetti dell’eutanasia a quelli del suicidio. Tutti a parole sono contro il suicidio, ma l’eutanasia è peggio perché domandiamo a un medico di provocare la morte di una persona. Stiamo uccidendo i medici chiedendo loro di uccidere. Ma a voi italiani rivolgo una do-manda: come resisterete all’eutanasia?»

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