La maturità e la professione medica di Santa Gianna Beretta Molla

La maturità

Dopo la morte dei genitori, nell’ottobre 1942 Gianna ritornò a Magenta, nella casa dove era nata. Nel novembre dello stesso anno si iscrisse e frequentò la Facoltà di Medicina e Chirurgia, prima a Milano e poi a Pavia, dove si laureò il 30 novembre 1949. Negli anni dell’università, anche quando abitò a Pavia in un locale affittato insieme alla sorella Virginia, lei pure iscritta alla facoltà di medicina, andò sempre più affinando la sua spiritualità: ogni giorno partecipava alla S. Messa e riceveva l’eucaristia, faceva la Visita al SS. Sacramento, la meditazione e recitava il S. Rosario. Insieme alle sorelle Zita e Virginia, Gianna (nella foto all’età di ventidue anni) si inserì nella vita della comunità parrocchiale di San Martino, offrendo la propria collaborazione al Parroco, Mons. Luigi Crespi, e lavorando intensamente accanto ai giovani nell’Oratorio delle Madri Canossiane, che divenne “la sua seconda casa”. Mentre continuavano gli studi di medicina, tradusse la sua grande fede in un impegno generoso di apostolato tra le giovani in Azione Cattolica e verso gli anziani e i bisognosi nella San Vincenzo, sapendo che “a Dio piace chi dona con gioia”:amava Dio e voleva che molti lo amassero.Scrive una sua compagna di liceo: “Gianna donava il suo sorriso aperto,pieno di dolcezza e di calma, riflesso della gioia serena e profonda dell’anima in pace”.

La professione medica

Dopo la laurea in Medicina, il 1 luglio 1950 Gianna aprì un ambulatorio medico a Mesero. Si specializzò in Pediatria a Milano il 7 luglio 1952, e predilesse, tra i suoi assistiti, poveri, mamme, bambini e vecchi. Compiva la sua opera di medico come una missione, era premurosa di aggiornare la sua competenza e di giovare al corpo e all’anima della sua gente. Accrebbe il suo impegno generoso nell’Azione Cattolica, prodigandosi per le giovanissime e, al tempo stesso, continuò a sfogare con la musica, la pittura, lo sci e l’alpinismo la sua grande gioia di vivere e di godersi l’incanto del creato.Si interrogava, pregando e facendo pregare, sulla sua vocazione, che considerava un dono di Dio, perché: “Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna.”Le lettere del fratello padre Alberto, missionario in Brasile, che parlavano del lavoro cui doveva far fronte da solo ogni giorno, maturarono in lei la specifica vocazione missionaria e la decisione di raggiungerlo a Grajaù per aiutarlo. Ma la sua salute non era robusta, e il suo direttore spirituale riuscì a convincerla che questa non era la sua strada. Gianna si rasserenò e attese che il Signore le desse un segno. L’8 dicembre 1954, in occasione della celebrazione della Prima Messa di padre Lino Garavaglia a Mesero, Gianna ebbe il suo primo incontro con Pietro Molla, ingegnere dirigente della SAFFA, famosa fabbrica di fiammiferi a Pontenuovo, frazione di Magenta. Anche Pietro apparteneva all’Azione Cattolica ed era un laico molto impegnato nella sua parrocchia di Mesero; Gianna e Pietro erano stati invitati da padre Lino Garavaglia.

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