La mia passione per il canto contro la malattia

Rileggendo il sottotitolo del Convegno, “Accanto alla persona malata tra scienza, dedizione e normalità”, mi sono soffermato su un concetto semplice: nella vita da soli non si fa niente. Ci sono molte cose che mi legano agli interventi ascoltati dai relatori in questo Convegno. Lo sport, ad esempio, come strumento di abbattimento delle barriere riguardanti la disabilità. Il cinema, come strumento inclusivo e artistico. Così come la musica, e, nel mio caso, la lirica. Con l’Associazione di cui sono presidente e direttore artistico, Sintomi di felicità1 , realizziamo da qualche anno un tour musicale per avviare una promozione attiva sul tema della sclerosi multipla. Una serie di concerti nelle più belle cornici artistiche e sacre d’Italia, con artisti d’eccezione uniti in un messaggio di speranza che si realizza attraverso la musica lirica. Il progetto prevede un tour di concerti di musica lirica, sacra o popolare, durante i quali verranno interpretati da una voce recitante estratti del mio libro Sintomi di felicità2 , e dove sono accompagnato da grandi artisti di fama nazionale e internazionale. L’obiettivo è duplice: fare musica di qualità e sensibilizzare il pubblico sul tema della sclerosi multipla. Attraverso la debolezza della malattia si trasmette la forza di poter vivere pienamente la vita, la volontà di nutrire una speranza, di riuscire a realizzare comunque un sogno. Come scrivo nella mia autobiografia, “a volte nella vita è meglio scegliere di essere felice, non di avere ragione”. È quello che ho deciso di fare quando nel 2006 mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla, una malattia cronica degenerativa del sistema nervoso centrale, progressivamente invalidante, dalla quale – per ora – non si può guarire.

Una carriera in piena ascesa, ma una malattia che anziché farmi salire rischiava di farmi cadere. Prima di tutto nella disperazione. Le persone, ed io per primo, si lasciano vincere dalla paura, che è concreta, perché questa è una malattia bastarda, imprevedibile. Ma io nel mio piccolo voglio provare a vincerla. Come? Impegnandomi a fare qualcosa per gli altri con gli strumenti che ho in mano, che sono, non a caso, linguaggi universali: musica, spiritualità e malattia. Quando ho scoperto di essere malato, non mi sono fermato: nel 2007c ho interpretato Bardolfo in un Falstaff di cui Renato Bruson era protagonista e regista; nel 2008 ho debuttato da solista alla Scala con Le nozze di Figaro; nel 2011 ho conseguito la laurea specialistica in Canto lirico presso il Conservatorio Giacomo Puccini di La Spezia. E sono interprete di oltre 40 ruoli operistici in Italia e all’estero. Tanta musica e poche parole.

La sclerosi multipla era una compagna ingombrante ma silenziosa di cui nessuno sapeva l’esistenza. Poi nel 2013 colpo di scena letterario: decido di raccontarmi nel libro Sintomi di felicità. La mia passione per il canto contro la malattia. Lì il sipario sulla mia vita privata si alza. Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle. Ecco, diciamo che in quel momento mi sono preso questa grossa responsabilità. Qualche anno fa sono stato invitato ad un convegno scientifico dove l’argomento principale riguardava recenti ricerche che attestavano che la creatività attiva lo sviluppo di diverse zone del cervello. Affrontare la vita in maniera creativa è davvero una risorsa. Creatività, positività. In una frase potremmo dire che anche questi sono evidenti sintomi di felicità. Inevitabilmente ho messo in conto, quando è uscita la mia autobiografia nel 2013, di poter essere etichettato come “il tenore con la sclerosi multipla”. Per fortuna però c’è il mio curriculum a parlare per me. Quando mi hanno fatto la diagnosi ero già in carriera.

Ho dimostrato prima di tutto a me stesso di avere le carte in regola per fare il cantante di professione. Non ho strafatto, ho rinunciato a parti da protagonista – non avrei la forza di stare in scena tutto quel tempo – ma posso avere lo stesso una bella carriera specializzandomi in ruoli come Arlecchino nei Pagliacci o Cassio nell’Otello, oltre che tenendo concerti. Una delle mie più grandi soddisfazioni è stata quando nel 2006 Renato Bruson in persona mi cercò per interpretare Bardolfo in un Falstaff di cui, oltre che protagonista, era regista. Oppure a Seul, cantando accanto a Mariella Devia, una delle grandi con cui ho avuto la fortuna di perfezionarmi. Come Mirella Freni quando frequentavo l’Accademia della Scala. Chiudendo, credo che la cosa più importante da fare sia una: bisogna lottare ogni giorno, ogni mattina, per trovare dei sintomi di felicità nella vita che viviamo, perché la vita è davvero un dono fantastico.

di Marco Voleri

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