La santità di Chiara di Assisi

Col crescer del giorno, la notizia che Chiara era morta si sparse dovunque.

Dalla campagna e dalla città, la gente corse a San Damiano. Tutti dicevano:

Dona ora. Grazie!

— O Santa Chiara, prega Iddio per noi!

Si mosse anche il Papa, con tutta la corte, per la sepoltura, e corse voce ch’egli avesse voluto l’Uffizio delle Vergini, invece di quello dei morti. Pare che fosse il Cardinale d’Ostia a frenare lo slancio del Papa, e a proporre la normale officiatura, in attesa del processo di beatificazione.

Il Papa accettò, ma diede proprio al Cardinale d’Ostia il compito di pronunziare il sermone in onore di Chiara già chiamata Santa dalla voce del popolo. Intanto era scesa da Assisi anche la Signoria, con fanti e cavalieri. Il convento fu contornato d’armati, giorno e notte, a guardia del corpo venerato.

San Francesco era restato poco alla Porziuncola. Dopo il transito, i suoi compagni, in grande fretta, ne avevano tolta la salma. Passando da San Damiano, erano entrati in città, da Porta Nuova, e avevano riposto il corpo del loro padre nella piccola Chiesa di San Giorgio. Non era prudente lasciare una reliquia così preziosa in un luogo indifeso e fuor dalle mura. I Perugini potevano portarlo via con un colpo di mano armata. Il corpo del Santo valeva più di un tesoro.

Da San Giorgio poi, due anni dopo, il corpo di San Francesco era stato sprofondato nelle viscere della nuova basilica, sorta, per volere di frate Elia, fuori della città, ma con bastioni e muraglie, simile a una fortezza.

Gli stessi timori si ebbero per il corpo di Chiara. San Damiano si trovava in aperta campagna, chiuso con muro da orto. Venne perciò recinto di armati. La Signoria d’Assisi fece buona guardia, nel timore che quel tesoro le fosse tolto.

Poi si pensò al trasporto, dentro le mura della città. La chiesina di San Giorgio era di nuovo libera. Dov’era stato il padre, poteva riposare la figlia.

E come in vita Chiara aveva seguito le orme di Francesco, così anche da morta seguì il viaggio del suo maestro. Anch’essa a piedi avanti, portata da Prelati e seguita da tutta la Corte papale, salì l’erta del monte, entrò da Porta Nuova, mentre tutte le campane d’Assisi suonavano a gloria.

Fu deposta in San Giorgio dov’era stato due anni anche Francesco. Sempre dietro a lui, la donna fedele; sempre con lui, la donna forte. Nella vita e nella morte, nella povertà e nella gloria, per sempre.

E sulla chiesetta di San Giorgio crebbe anche per lei una grande basilica, spaziosa, bellissima, chiara, intitolata al nome suo di Chiara.

Fonte: I fioretti di Santa Chiara

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