La scienza è compatibile con il libero arbitrio?

Attraverso l’uso degli esperimenti quantistici, il pregiudizio contro la possibilità che principi spirituali come Dio, gli angeli o l’anima umana controllino il mondo visibile, potrebbe essere sconfitta.
Lo afferma Antoine Suarez, fisico quantistico svizzero, filosofo, bioeticista, e curatore del recente saggio Is Science Compatible with Free Will? Exploring Free Will and Consciousness in the Light of Quantum Physics and Neuroscience. Il volume è un’antologia di relazioni, presentate per la prima volta ad una conferenza del Social Trends Institute, che ha avuto luogo a Barcellona nell’Ottobre 2010: Suarez è stato coinvolto nell’organizzazione della manifestazione. Gli autori hanno aggiornato i loro contributi, tenendo conto delle discussioni della conferenza e della ricerca degli ultimi tre anni.
In un’intervista a ZENIT, Antoine Suarez, che è direttore del Centro della filosofia quantistica (Center for Quantum Philosophy) a Zurigo e leader accademico del programma di bioetica del Social Trends Institute a Barcellona e New York, ha spiegato le finalità del suo libro.

Che cosa ha motivato la conferenza e la successiva pubblicazione del libro Is Science Compatible with Free Will?
Suarez: Il libro raccoglie relazioni di autori provenienti da diverse discipline (Fisica quantistica, Neuroscienze, Economia Filosofia). Le prospettive presentate variano dall’approfondimento dello sfondo scientifico all’analisi filosofica. Tutti i capitoli, comunque, hanno una caratteristica in comune: prendono in considerazione gli attuali dati ed osservazioni scientifiche come basi per implicazioni filosofiche. Il risultato è uno stimolante approccio interdisciplinare che unisce la forza scientifica e la profondità filosofica.

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La mia motivazione di organizzare questa conferenza e di pubblicare il libro è stata la motivazione di discutere l’idea che le scienze di oggi sono compatibili con i fenomeni regolati da principi non-materiali, come, ad esempio, il libero arbitrio e la coscienza.
L’idea è stata supportata da esperimenti che dimostrano la cosiddetta non-località quantistica, in particolare due esperimenti che ho proposto negli anni 1997 e 2010. Questi esperimenti sono stati realizzati in un laboratorio del Quantum Optics presso l’Università di Ginevra da Nicolas Gisin e il suo gruppo. I risultati sono stati pubblicati nel 2002, 2003 e 2012.Gli esperimenti confermano che i fenomeni quantistici non possono essere spiegati invocando solo le influenze materiali, cioè i segnali che si propagano nello spazio-tempo. Inoltre, i principi di base che governano il mondo materiale come la conservazione dell’energia, richiedono un coordinamento non materiale, altrimenti non sarebbero sostenibili.

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Il titolo del libro domanda se le scienze e il libero arbitrio siano compatibili. Potrebbe spiegare ai nostri lettori perché la compatibilità tra le scienze e il libero arbitrio è messa in discussione? Qual è l’argomento secondo il quale il libero arbitrio e le scienze non sarebbero compatibili? E quale argomento Lei espone per affermare che, al contrario, sono compatibili?
Suarez: Esistono due argomenti principali contro la compatibilità di scienze e il libero arbitrio.
Il primo riguarda il presupposto che le leggi della natura siano deterministiche. Già il filosofo Immanuel Kant ha osservato nella sua Critica della ragion pura che “la libertà si oppone alla legge naturale di causa ed effetto”. Le mie azioni sono regolate dalla dinamica del mio cervello, che è, ovviamente, una parte della natura: Se tutto ciò che accade ora in natura potesse essere completamente spiegato da quello che è successo prima, allora tutto quello che faccio io, sarebbe in realtà predeterminato sin dal Big Bang, e il mio libero arbitrio sarebbe un’illusione.
Quindi, se uno mantiene il libero arbitrio, l’indeterminismo quantistico sembra essere una buona notizia. Tuttavia, è spesso obiettato che l’indeterminismo quantistico è del tutto “random” (cioè senza alcun ordine o piano), e, pertanto, è di per sé contrario al comportamento intenzionale, e perciò incompatibile con il libero arbitrio. Tuttavia questo è un pregiudizio ed un equivoco sui principi della quantità. Questo punto è discusso in diversi contributi del libro curato da Peter Adams e da me.
Il secondo argomento contro il libero arbitrio discende dalla neuroscienza e ha a che fare con l’interpretazione degli esperimenti proposti da Benjamin Libet.
In questi esperimenti si misura l’elettroencefalogramma di soggetti ai quali è chiesto di effettuare volontariamente una flessione del polso. La potenziale disponibilità nel cervello, considerato il responsabile del il movimento, si imposta circa 300 millisecondi prima del tempo che il soggetto dice di aver preso la decisione di flettere.
L’argomento ammonta per affermare che non siamo responsabili per le nostre azioni, perché quando primo rendiamo conto del desiderio o della voglia di agire, i nostri cervelli hanno già inconsciamente deciso di agire. Quest’ argomento è anche discusso dettagliatamente da diversi collaboratori nel nostro libro, in particolare alla luce della scoperta dei neuroni-specchio.
Secondo questo affascinante risultato quando osservo che, flettendo il polso, i neuroni ‘sparano’ nel mio cervello, è la stessa cosa del fuoco quando io stesso fletto il mio polso (anche se in questo momento sto osservando il tuo movimento ed io non eseguo alcun movimento).
Questo risultato dimostra che l’attivazione delle cortecce pre-motorie e motorie non può essere considerata come una causa sufficiente per compiere un movimento effettivo, anche nel caso in cui il soggetto dovrebbe percepire l’azione in uno stato di consapevolezza.
A maggior ragione, nel caso di soggetti di Libet che dovrebbero mancare di consapevolezza delle azioni che compiono, il potenziale di disponibilità della durata di circa 300 millisecondi fino a quando il soggetto non è consapevole del suo desiderio di flettere, non deve essere considerata una causa sufficiente per la flessione del polso che i soggetti eseguono.
Il potenziale di disponibilità da solo non causa la flessione, ma è solo una preparazione inconscia causale della “decisione prossimale cosciente” di flettere: si potrebbe pensare che il fatto che la flessione avviene, dipenda dalla “intenzione prossimale cosciente” del soggetto di non inibire volontariamente la flessione.
Arriviamo alla conclusione che gli esperimenti di Libet non confutano né il libero arbitrio, né la responsabilità personale, ma piuttosto dimostrano che la coscienza umana, il libero arbitrio consapevole sono limitati.
In sintesi, il nostro libro è uno dei primi saggi per discutere, allo stesso tempo, le implicazioni della fisica quantistica, gli esperimenti di Libet e la scoperta neurofisiologica dei neuroni specchio per il libero arbitrio, la coscienza, e più in generale la possibilità dell’esistenza nel nostro mondo di non-materiali.

Lei sta parlando del carattere non-materiale del libero arbitrio – fuori dallo spazio e dal tempo. Com’è possibile esaminare qualcosa che non è materiale con metodi e teorie scientifici?
Suarez: Questa è davvero una domanda chiave. La vera caratteristica degli esperimenti quantistici è che essi mostrano gli eventi correlati che non possono essere spiegati da alcun collegamento o segnale materiale che si propaghi nello spazio-tempo. Si può descrivere ciò che accade in questi esperimenti per mezzo di un paragone: supponga che il fisico Bob a Ginevra lanci una moneta e, contemporaneamente, la sua collega Alice, a New York, lanci un’altra moneta non truccata, e ognuno di loro registra dei risultati (testa o croce).I risultati di Boba Ginevra sembrano di costruire una sequenza di puro caso:50%teste e50% di croci, e anche i risultati di Alice a NewYork sembrano di essere casualmente distribuiti. Poi, Alice e Bob si incontrano e dopo aver confrontato i loro risultati osservano il seguente fatto sorprendente: quando Alice lancia testa, anche Bob lancia testa, e viceversa. Quando Alice lancia una croce, Bob la lancia pure. I risultati di Alice e Bob sono perfettamente correlati. Ora, da una parte possiamo escludere che ci sia un segnale che viaggia da Ginevra a New York che porta il risultato codificato di Bob e faccia produrre lo stesso risultato alla moneta di Alice. Il motivo è che questo richiederebbe un segnale viaggiando auna velocità superiore alla velocità della luce e, grazie a esperimenti di relatività (come Michelson-Morley1887), sappiamo che tutti i segnali che si propagano nello spazio-tempo non possono viaggiare più veloce della luce. D’altra parte possiamo escludere (per mezzo di un teorema matematico scoperto dal fisico John Bell) che le monete siano state pre programmate in anticipo per produrre lo stesso risultato. Di conseguenza, le correlazioni non possono essere spiegate né da un collegamento diretto al momento del lancio delle monete né da una causa in comune nel passato. Cioè: non possono essere spiegati da nessuna informazione che si propaghi nello spazio-tempo.
La base della scienza sperimentale è che “le correlazioni esigono una spiegazione” (come il famoso fisico John Bell ha dichiarato). Tuttavia, la cosa sorprendente è che le correlazioni quantistiche osservate non possono essere spiegate da qualsiasi catena causale osservabile nello spazio-tempo. Le correlazioni di quantità sono un esempio fondamentale di un risultato sperimentale che non può essere spiegato con influenze materiali. Possiamo concludere che ciò che si vede non è fatto di ciò che è visibile (“visibile dall’invisibile”, in accordo con Ebrei 11:03).
Pertanto, sulla base delle osservazioni disponibili e per motivi di coerenza, dobbiamo ammettere l’esistenza di un dominio non materiale che è inaccessibile a dirigere l’osservazione. In realtà la sua domanda si riferisce a una barriera mentale che svolge un ruolo importante nella crisi di oggi della fede cristiana: il pregiudizio secondo cui sia impossibile che i principi spirituali come Dio, gli angeli e l’anima umana governino il mondo visibile. E, come vede, gli esperimenti quantistici possono aiutare a superare tale barriera.
***
Tanti “nuovi atei” affermano che la scienza e la religione sono incompatibili. È possibile che una discussione sulla compatibilità tra il libero arbitrio e la scienza aiuti ad aprire un dialogo tra i “nuovi atei” e la gente della fede?
Suarez: Sì, è possibile. C’è stato un affascinante dibattito tra il Cardinale di Sydney, George Pell, e il biologo dell’evoluzione Richard Dawkins sulla religione e sull’ateismo. Il dibattito si è svolto il 9 aprile di 2012 sul canale australiano Australian Broadcasting Corporation (ABC).
Dalla parte della religione si è schierato George Pell, esperto di teologia e la fede cattolica, che è anche molto informato sulla scienza. Dalla parte dell’ateismo si è schierato l’esperto di evoluzione, Richard Dawkins. Quest’ultimo ha ammesso di non avere una vasta cultura teologica. Però secondo me, ha un ottimo feeling per le questioni teologiche, che sono decisive e ancora aperte. Il momento più interessante di questo dibattito è stato quando Pell ha detto che “lui [Richard Dawkins] parla continuamente come se Dio fosse una sorta di figura esclusiva all’interno dello spazio e del tempo. Ora, è dal 450, 500 a.C., che, con i filosofi greci, si afferma che Dio è al di fuori dello spazio e del tempo”.
Dawkins ha risposto, dicendo: “Ci stiamo battendo – ci stiamo tutti battendo, gli scienziati si stanno battendo – per spiegare come si ottiene il fantastico ordine e la complessità dell’universo da origini molto semplici e, quindi, facile da capire, facile da spiegare. […] un Dio, un intelligenza creativa non è un substrato degno per una spiegazione, perché è già qualcosa di molto complicato e non è una buona cosa invocare Tommaso d’Aquino e dire che Dio è definito come il tempo e lo spazio esterno. Questa è solo una fuga dalla responsabilità di spiegare. Questo è solo l’impostazione della cosa che vuoi dimostrare anche prima di avere cominciato”.
George Pell parla su Dio usando il termine “fuori dallo spazio e dal tempo”. Richard Dawkins risponde che “si tratta solo di un’evasione della responsabilità di spiegare”.

Tuttavia, né Pell né Dawkins fanno alcun riferimento ai recenti esperimenti quantistici. Penso che sarebbe molto utile se tutti due, il teologo e il biologo dell’evoluzione, si informassero su che cosa sta succedendo nella ricerca della non-località quantistica. Questo potrebbe aiutare ad aprire il dialogo tra i “nuovi atei” e la gente di fede. Dawkins riconosce che la prova dell’esistenza di un organismo “fuori dallo spazio e dal tempo” potrebbe dimostrare Dio, ma sostiene che non esiste tale prova, e quindi “presentare” un organismo “fuori dallo spazio e dal tempo” significa di supplicare la domanda. Tuttavia chi sta supplicando la domanda è Dawkins, dal momento che nella fisica quantistica siamo arrivati ad un punto in cui “la responsabilità di spiegare” ci obbliga ad accettare un organismo fuori dello spazio-tempo. In altre parole, Dawkins afferma chiaramente che se c’è una cosa del genere come un organismo “fuori dallo spazio e dal tempo”, questo dimostrerebbe Dio. Ora abbiamo una prova sperimentale che “una cosa del genere” esiste. Di conseguenza Dawkins ci offre una magnifica prova dell’esistenza di Dio.

Come scienziato cattolico, che ruolo gioca la sua fede nel suo lavoro, in particolare sul tema del libero arbitrio?
Suarez: Ho la profonda convinzione che le tre passioni che regolano la mia vita sono compatibili tra di loro: il desiderio di libertà, la mia fede religiosa e la scienza. Per me, sarebbe difficile vivere, se mi accorgessi che nella scienza non c’è posto né per la libertà, né per la fede. Credo che la mia esistenza non può essere spiegata esclusivamente da principi materiali; in qualche modo condivido una dimensione non-materiale e spirituale. Se accetto questo, io quindi devo accettare che il movimento delle mie labbra, la mia lingua, i miei occhi, quando vi sto parlando ora, non può essere spiegato esclusivamente da una catena di cause temporali risalenti al Big Bang. Ciò significa che non si può pretendere di essere un essere libero, o un credente, senza invadere il territorio scientifico.

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Chi crede in Dio o un’anima umana spirituale non può onestamente affermare che la fede e la scienza sono due mondi separati (due “magisteri non sovrapposti”). Su questo punto sono d’accordo con Richard Dawkins: anche rifiutando ogni fondamentalismo o creazionismo, come faccio io, uno non può non riconoscere che il dominio della religione e della scienza si sovrappongono in una certa misura. Però (al contrario di Dawkins) sia la fede che la scienza sono di vitale importanza per me. Quindi concludo che una scienza che escluda la libertà e la religione è probabile che non sia l’ultima parola nella conoscenza scientifica. Per me lavorare per mostrare la profonda armonia tra scienza e fede cristiana è la più meravigliosa avventura della storia della conoscenza umana. Siamo all’alba di una nuova era in cui la scienza e la religione andranno di pari passo a beneficio di ogni altra: il meglio deve ancora venire.

Di Ann Schneible