La tratta a fini di sfruttamento sui luoghi di lavoro

Sono per la maggior parte maschi (ma anche femmine e minori), giovani (tra i 20 e i 40 anni, con un livello di scolarità medio alto) senza famiglia al seguito, con livello di istruzione medio alto. Persone che spesso hanno contratto un debito per partire (dai 2 ai 13.000 euro). Arrivano per lo più via terra nascosti nei doppi fondi di autobus o camion. Il 17% giunge via mare. Fuggono da guerre, conflitti, povertà materiale. In tutti i viaggi, oggi, lunghi tragitti
a piedi, nel deserto o attraverso valichi. Le nazionalità di provenienza per questo tipo di sfruttamento sono Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia; Romania, Moldavia, Ucraina, Bulgaria, Polonia, Russia; Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Niger, Nigeria, Sierra Leone, Senegal; Eritrea, Etiopia, Somalia, Brasile,
Ecuador, Bolivia, Colombia, El Salvador, Perù, India, Pakistan, Cina.

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Le rotte maggiormente praticate sono quelle del Maghreb-Sicilia e l’Est Europa. I settori di lavoro in cui vengono impiegati sono edilizia, industria (metalmeccanica, manifatturiera, cosmetica, tessile, alimentare, chimica, ecc.), agricoltura e pastorizia, logistica, cooperative di pulizie, badanti e colf, servizi (facchinaggio, ristorazione, industria alberghiera, trasporti). Alcune nazionalità sono particolarmente concentrate in precise aree e settori del Paese: al Nord rumeni nell’edilizia e ucraine come badanti; al Centro egiziani e moldavi nell’edilizia; cinesi nei laboratori artigianali, rumene e ucraine nel lavoro domestico, al Sud indiani e pakistani nella ristorazione e nella pastorizia oltre all’impiego
stagionale nell’agricoltura di molte persone provenienti soprattutto dal Nord Africa.

I lavoratori sfruttati sui luoghi di lavoro sono organizzati da caporali che fanno da intermediatori col datore di lavoro e che si fanno pagare tutto: l’intermediazione, il trasporto,
l’alloggio. In cambio di tali servizi chiedono al lavoratore una percentuale che va dal 50 al 60% della retribuzione giornaliera. Il tutto permeato da un ricorso al lavoro nero ormai strutturale anche se sempre più spesso vi è un misto tra lavoro nero e apparente legalità: assunzione per poche ore quando poi il lavoratore viene impiegato a tempo pieno e oltre. Non solo. Anche per loro minacce, estorsioni, promesse – non mantenute – di regolarizzazione e induzione all’acquisto di documenti falsi.
Molte persone sfruttate sui luoghi di lavoro vivono in luoghi fatiscenti, in condizioni igienico-sanitarie indescrivibili tanto che dalle ricerche fino ad oggi effettuate emerge che questi lavoratori hanno condizioni di salute compromesse da malattie ossee, muscolari, polmonari e infettive. Sono inclini al consumo di sostanze (in particolare alcool) e a depressione e sono maggiormente esposti agli incidenti sul lavoro degli altri: il tasso di mortalità è il doppio della norma in quanto spesso lavorano in totale assenza delle norme di sicurezza (in particolare nell’edilizia).
Per loro, l’elemento di maggiore vulnerabilità è rappresentato dal debito contratto che devono restituire, per le molte pressioni che ricevono, pena la rivalsa o su di loro o sulla famiglia rimasta in patria.

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