L’accusa “Fascista!” (Eugenio Corti)

[Da “Il Fumo nel Tempio”, ed. Ares, Milano 1997]

(febbraio 1978)

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L’accusa “Fascista!” con cui dalle sinistre (nonché da parte di molti inconsapevoli sciocchi inclusi nel cosiddetto arco costituzionale’) si tende a chiudere la bocca di chiunque è poco gradito alle sinistre stesse, non è un prodotto del caso. Tale accusa ha una sua genesi e un suo sviluppo ben individuabili. Per rendercene conto dobbiamo riportarci alla maggiore tra le ’repressioni’ (in pratica stragi) comuniste russe, quella dei piccoli proprietari kulaki negli anni 1930-32, che ha comportato la morte di quindici milioni di contadini (cui vanno aggiunti altri sei milioni di morti di fame nella conseguente carestia). In quell’occasione Stalin aveva scoperto quale arma straordinaria possa diventare un vocabolo se lo si carica d’ogni possibile ignominia mediante i mezzi di cui dispone oggi la propaganda. Non soltanto infatti chi veniva etichettato come kulak rimaneva paralizzato, ma gli altri contadini del villaggio – cui in realtà l’esproprio del kulak avrebbe fatto danno, in quanto preludeva alloro stesso esproprio – si caricavano d’un incredibile odio per lui, lo insultavano anche in privato, e in pubblico lo fuggivano come un lebbroso (illuminanti sono in proposito certe tragicissime pagine lasciateci da Vassilij Grossman).

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In seguito a tale esperienza Stalin provvide a coniare, e si servì poi in modo sistematico, del termine ’nemico del popolo’ (in russo vrag naròda), che per vent’anni gli consentì di paralizzare e tagliar fuori dal consorzio umano chiunque non gli andasse a genio (concludeva poi quasi sempre col privarlo crudelmente anche della vita). Nel famoso Rapporto di Crusciov al XX Congresso si parla dell’autentico terrore che anche i massimi esponenti del partito avevano dì quella qualifica. In Italia (e da un po’ di tempo anche in Francia, per strano che possa sembrare) il vocabolo prescelto dai comunisti è ’fascista’. Come afferma Del Noce: “all’avversario capitalistico borghese si sostituisce l’avversario fascista. Sì crea cioè quel mito del fascismo in cui viene proposto un avversario mortale che nulla ha a che vedere col fascismo storico. Attraverso la trasfigurazione mitica, il concetto di fascismo si è estremamente dilatato, così che chiunque può venirne accusato; e giudice in ultima analisi di chi e di che cosa debba essere considerato fascista, dovrebbe restare il partito comunista”.

Eugenio Corti “L’ordine” – 26-2-1978 © Edizioni Ares

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