L’autismo è parte di questo mondo, non è un mondo a parte

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Non sono riuscita a scoprire chi abbia detto questa frase, ma mi sembrava un’ottima frase con cui
cominciare.
In diverse occasioni della mia vita ho avuto modo di conoscere l’autismo, ma c’è chi tutti i giorni
vive a stretto contatto con chi di soffre di questo disturbo, e con loro mi sono confrontata prima di
scrivere queste righe.

Come ho detto questo è un disturbo, e il primo passo da fare per chiunque riceva una diagnosi di
questo tipo per un proprio caro, è quello di riconoscere la realtà di questa condizione.
Sostenere questa affermazione non vuole essere un modo per scoraggiare, o addirittura offendere
qualcuno! Vuole solo essere il primo passo per questa vita che ci si prospetta dinanzi, ricca di
incertezze, e di difficoltà, ma anche di una grande speranza;
Perché dall’autismo non si guarisce, ma si può migliorare notevolmente in tutti quegli aspetti che il
disturbo decide di ledere.

Diamo innanzitutto un sguardo in modo breve e molto semplice al lato scientifico: l’autismo può
colpire con diversi livelli di intensità: da forme più leggere, quasi impercettibili, a quelle più
pesantemente debilitanti, che possono portare a situazioni difficili, quali aggressività, difficoltà nel
linguaggio, e nelle relazioni con gli altri.

Può colpire diverse sfere della cognitività, per questo si chiama “disturbo dello spettro autistico”,
e varia da persona a persona: non esistono due persone con lo stesso identico disturbo.
Tanti sono i personaggi autistici che nella storia hanno dato un contributo enorme: Tim Burton,
Albert Einstein, Stanley Kubrick, Andy Warhol, solo per citarne alcuni… perché noi esseri umani,
creature così meravigliose, riusciamo a tirare fuori dei capolavori anche nelle condizioni più
particolari!

È necessario quindi individuare questi sintomi fin da subito (la diagnosi è possibile generalmente
dall’età di 3 anni) per ottenere benefici dalle terapie che i ricercatori, gli educatori e i medici
propongono ai pazienti, per garantire loro maggiore autonomia, e la prospettiva di una vita
dignitosa.

Le famiglie hanno bisogno di conoscere le particolari esigenze delle persone autistiche, in modo
da poterle educare, esattamente come si fa con tutti i figli, nel modo più consono a chi dà un
peso diverso ai gesti, alle parole, agli sguardi, ai volti.

Spero che queste poche righe possano darvi uno spunto da approfondire, e una piccola maggiore
consapevolezza di questa parte del nostro mondo, così invisibile e così importante!
Voglio concludere con una mia personale riflessione: ci sono tanti linguaggi universali in questo
mondo, pensiamo alla musica, all’arte, alla danza, linguaggi che possono trasmettere messaggi a
persone di culture e lingue totalmente diverse. Penso sia l’empatia che lega gli esseri umani a
dare la giusta traduzione ai suoni e ai movimenti che l’arte ci dà, non per nulla è parte di molte
terapie che aiutano nel miglioramento della condizione di vita di chi convive con l’autismo.
Ma alla base di queste arti non c’è linguaggio più forte di quello dell’amore, senza questo non c’è
terapia che possa cambiare la vita di chiunque.

Ognuno ha i suoi tempi, ognuno ha i suoi modi.

Ma trattate tutti con amore, e non importa quali sensi riescano a percepirlo: lo sentiranno, sempre.
Fonte: FamilyDay

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