Lavoro e condizione occupazionale nella comunità cinese in Italia (2019)

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità cinese nel nostro Paese siano più rosee di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con un maggior tasso di occupazione e minori livelli di inattività e disoccupazione.
Il profilo prevalente – benché non esclusivo – tra gli occupati cinesi è quello di lavoratori canalizzati verso il settore del commercio e della ristorazione come impiegati, addetti alle vendite e ai servizi personali.
La tabella 5 mostra infatti come il 77,2% della popolazione cinese di 15-64 anni in Italia risulti occupata, un valore superiore di 17 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Anche l’andamento tendenziale dell’occupazione mostra segnali particolarmente positivi: rispetto allo scorso anno il tasso di occupazione è aumentato del 4,5% per la comunità in esame, a fronte del +1% circa relativo al totale
della popolazione proveniente da Paesi Terzi.
Relativamente al tasso di disoccupazione la comunità in esame fa rilevare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 3,5%, valore sensibilmente inferiore a quello rilevato su complesso dei non comunitari (14,3%). Positivo anche l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione cinese in Italia è in lieve diminuzione (-0,9%), in linea con il calo relativo al complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti).

Il tasso di inattività tra i cittadini cinesi è pari al 20%, valore inferiore di circa 10 punti percentuali a quello rilevato sul complesso dei non comunitari.
All’interno della comunità in esame, risulta inferiore alla media non comunitaria anche la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi, di cittadinanza cinese, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, circa 15 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media pari al 34,6%. L’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si acuisce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 19%, pur attestandosi su un valore decisamente inferiore rispetto al complesso delle non comunitarie (45,5%).

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Le differenti performance tra la comunità in esame e il complesso dei non comunitari nel nostro Paese sono parzialmente legate proprio al maggior coinvolgimento della componente femminile cinese nel mercato del lavoro. All’interno della comunità le differenze tra il tasso di occupazione maschile (82,1%) e quello femminile (72,4%) sono decisamente più contenute di quelle registrate complessivamente sulla popolazione non comunitaria. Inoltre, in entrambi i casi, i tassi si collocano sensibilmente al di sopra dei valori rilevati sul complesso della popolazione proveniente da Paesi Terzi. Particolare rilevanza si registra proprio nello scarto dalla media non comunitaria del tasso di occupazione femminile, pari a 25,5 punti percentuali (72,4% a fronte del 46,9%), mentre per gli uomini la distanza è pari a circa 9 punti percentuali. Ulteriori segnali positivi arrivano da un’analisi diacronica: il tasso di occupazione femminile ha registrato un incremento del 5,7% nell’ultimo anno, a fronte di un incremento più contenuto dell’indicatore relativo alla sola componente maschile (3,2%). Anche i livelli di inattività e disoccupazione femminile per la comunità in esame fanno registrare valori sensibilmente inferiori alla media dei non comunitari, con un tasso di inattività pari al 24% (a fronte del 43,1% delle donne non comunitarie) e un tasso di disoccupazione del 4,7% (a fronte del 17,1% delle donne non comunitarie). In relazione alla componente femminile della popolazione, la comunità cinese è, tra le principali non comunitarie, seconda solo alla comunità filippina per il più elevato tasso di occupazione e il più basso tasso di disoccupazione.
La distribuzione per genere degli occupati conferma un sostanziale equilibrio di genere. A fronte di una prevalenza maschile sul totale degli occupati, la comunità in esame fa registrare una quota di uomini inferiore di circa 8 punti percentuali.

La distribuzione degli occupati di origine cinese tra i settori di attività economica differisce sensibilmente da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, l’ampio coinvolgimento della comunità nel settore del Commercio e della ristorazione, che accoglie circa due terzi dei cinesi occupati in Italia (62%), a fronte del 24% dei non comunitari complessivamente considerati.
La quota di lavoratori cinesi nell’Industria è equivalente alla media dei non comunitari (26%), mentre risulta particolarmente significativa la totale assenza di occupati nel settore primario. Inoltre, i dati evidenziano lo scarso coinvolgimento dei lavoratori appartenenti alla comunità nell’ambito dei Servizi pubblici, sociali e alle persone (9%), che risulta invece il settore prevalente di impiego per il totale dei lavoratori non comunitari (31%), e nel settore dei Trasporti e servizi alle imprese, dove è occupato solo il 3% dei cinesi (a fronte di una media del 12% dei non comunitari).

In riferimento alla tipologia professionale, vi è la prevalenza degli occupati cinesi come Impiegati, addetti alle vendite e ai servizi personali (61% a fronte del 30% dei non comunitari complessivamente considerati). Segue, per numerosità, la quota di appartenenti alla comunità occupati come Lavoratori manuali specializzati (22%), valore di poco inferiore a quello riscontrato tra i lavoratori provenienti da Paesi Terzi (28%).
Solo il 10% degli occupati cinesi ricopre ruoli dirigenziali o svolge professioni intellettuali e tecniche, mentre solo il 7% è impiegato nel Lavoro manuale non qualificato.

Si può mettere a confronto, attraverso l’analisi dei dati INPS, la retribuzione mensile media dei lavoratori dipendenti di cittadinanza cinese e di cittadinanza non comunitaria nel complesso, distinguendola per genere. I dati evidenziano come i lavoratori dipendenti della comunità percepiscano retribuzioni mensili mediamente inferiori a quelle riservate ai lavoratori non comunitari: 796 euro a fronte di 1.166, ovvero una retribuzione mensile media inferiore di 370 euro.

Appare evidente, dai dati, come le lavoratrici siano piuttosto penalizzate sul fronte retributivo; per la comunità in esame, si registra un gender pay gap piuttosto contenuto nel lavoro dipendente con una retribuzione mensile
media maschile superiore a quella femminile di 70 euro, mentre in riferimento al complesso dei non comunitari, la penalizzazione delle lavoratrici dipendenti sul fronte salariale, risulta più marcata con retribuzioni mensili mediamente inferiori di 368 euro rispetto ai lavoratori di genere maschile.

Fonte: Rapporto annuale sulla presenza dei migranti 2019

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