Lavoro e condizione occupazionale nella comunità egiziana in Italia (2019)

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela che le condizioni occupazionali della comunità egiziana nel nostro Paese rispecchiano quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria.
Il profilo prevalente – benché non esclusivo – tra gli occupati egiziani è quello di un soggetto maschile canalizzato verso il settore del commercio e della ristorazione in lavori manuali specializzati.
In linea con il totale dei non comunitari, il 60% della popolazione egiziana di 15-64 anni in Italia risulti occupata. Anche l’andamento tendenziale dell’occupazione non evidenzia particolari variazioni: rispetto allo scorso anno il tasso di occupazione è aumentato di un esiguo 0,9% sia per la comunità in esame che per il totale della popolazione proveniente da Paesi Terzi.
Relativamente al tasso di disoccupazione la comunità in esame fa rilevare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 13,4%, un valore inferiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari (14,3%). È negativo invece l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione egiziana in Italia è in lieve aumento (+0,6%), a fronte del calo relativo al complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti).
Il tasso di inattività tra i cittadini egiziani, infine, è pari al 30,7%, valore superiore di circa 1 punto percentuale a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Rispetto all’anno precedente si registra un decremento dell’1,5% (a fronte del -0,6% del complesso dei non comunitari).

All’interno della comunità in esame, risulta significativamente inferiore alla media non comunitaria la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi, di cittadinanza egiziana, di età
compresa tra i 15 e i 29 anni, 24 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media pari al 34,6%. L’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si acuisce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 57,6% (a fronte del 45,5% registrato sul complesso delle non comunitarie).

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All’interno della comunità si rileva in effetti un minor coinvolgimento della componente femminile nel mercato del lavoro, esistono infatti rilevanti differenze tra il tasso di occupazione maschile (75,8%) e quello femminile (10,9%). Quest’ultimo, infatti, si colloca sensibilmente al di sotto del valore rilevato sul complesso delle non comunitarie, facendo rilevare uno scarto negativo di 36 punti percentuali. Al contrario, il tasso di occupazione maschile risulta lievemente superiore rispetto a quello del totale dei cittadini provenienti da Paesi Terzi (+2,4%).
Segnali positivi per la componente femminile arrivano però da un’analisi diacronica: il tasso di occupazione ha registrato un incremento di 4,8 punti percentuali nell’ultimo anno, a fronte di un incremento molto contenuto dell’indicatore relativo alla sola componente maschile (+0,3%).
Anche i fenomeni dell’inattività e la disoccupazione femminile, per la comunità in esame, risultano significativamente superiori alla media delle non comunitarie: il tasso di inattività, infatti, raggiunge quota 82,9%
(a fronte del 43,1% sul totale delle non comunitarie), mentre il tasso di disoccupazione si attesa al 36%, superando di circa 20 punti percentuali il medesimo valore relativo al totale delle donne provenienti da Paesi
Terzi. Anche in questo caso, l’analisi diacronica mostra segnali particolarmente positivi: diminuisce del 6% il tasso di inattività e dell’8,4% il tasso di disoccupazione femminile.
La distribuzione per genere degli occupati conferma la ridotta partecipazione al mercato del lavoro della componente femminile della comunità: la quota femminile tra gli occupati di nazionalità egiziana risulta particolarmente residuale e si attesa al 4,4%. Benché anche sul totale degli occupati non comunitari si registri una prevalenza maschile, la quota di uomini risulta inferiore di 35 punti percentuali a quella rilevata tra i lavoratori appartenenti alla comunità in esame.

Tra i cittadini egiziani occupati nel nostro Paese prevale un livello di istruzione medio-alto : a fronte del 46% dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame che ha conseguito al massimo la licenza media (valore inferiore di oltre 15 punti percentuali a quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria), il 31% possiede un titolo secondario di secondo grado e il 23% ha conseguito anche un’istruzione terziaria (sul complesso degli occupati non comunitari la quota scende a 11%).

La distribuzione degli occupati di origine egiziana tra i settori di attività economica differisce lievemente da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, l’ampio coinvolgimento della comunità nel settore del commercio e della ristorazione, che occupa il 36% degli egiziani in Italia, a fronte del 24% dei non comunitari complessivamente considerati. Anche il settore industriale coinvolge una quota di egiziani superiore rispetto al totale dei non comunitari (31% a fronte del 26%), nella quale spiccano, in particolare, gli occupati nel settore edile (19%).
Significativamente superiore, rispetto alla media dei non comunitari, è anche la quota di lavoratori egiziani nel settore dei trasporti e dei servizi all’impresa, che occupa il 24% della manodopera della comunità (a fronte del 12% relativo al totale dei non comunitari).
Per converso, il settore Primario e quello dei Servizi pubblici, sociali e alle persone evidenziano lo scarso coinvolgimento dei lavoratori egiziani: Agricoltura, Caccia e Pesca sono infatti il settore di impiego per il 2% degli occupati appartenenti alla comunità in esame, a fronte del 6% dei non comunitari complessivamente considerati; solo il 7% degli egiziani, invece, è occupato nel settore dei Servizi, che risulta il settore prevalente di impiego per il totale dei lavoratori non comunitari (31%).

In riferimento alla tipologia professionale, si evidenzia la prevalenza tra gli occupati egiziani del lavoro manuale specializzato, che coinvolge un terzo dei lavoratori della comunità, a fronte del 28% dei non comunitari complessivamente considerati. Segue, per numerosità, la quota di appartenenti alla comunità occupati come impiegati, addetti alle vendite e ai servizi personali (30%), valore perfettamente equivalente a quello riscontrato tra i lavoratori provenienti da Paesi Terzi nel complesso. Il 29% degli occupati egiziani svolge invece un lavoro manuale non qualificato, a fronte del 37% del totale dei non comunitari. Spicca infine la quota di dirigenti e professionisti nel campo intellettuale e tecnico, che rappresenta l’8% degli occupati egiziani.

Si può mettere a confronto, attraverso l’analisi dei dati INPS, la retribuzione mensile media dei lavoratori di cittadinanza egiziana e di cittadinanza non comunitaria nel complesso, distinguendone il genere e la tipologia di occupazione. I dati evidenziano come i lavoratori dipendenti della comunità percepiscano retribuzioni mensili mediamente inferiori a quelle riservate ai lavoratori non comunitari: 971 euro a fronte di 1.166, ovvero una retribuzione mensile media inferiore di 195 euro. Nel caso degli operai agricoli, invece, la differenza è positiva: gli egiziani guadagnano mediamente 268 euro mensili in più rispetto al totale dei non comunitari, sebbene il settore agricolo – come esplicitato – coinvolga in maniera residuale la comunità.

Appare evidente dai dati, come le lavoratrici siano piuttosto penalizzate sul fronte retributivo; per la comunità in esame, in particolare, si registra un gender pay gap piuttosto elevato sia nel lavoro dipendente, con una retribuzione mensile media maschile superiore a quella femminile di oltre 270 euro, che nel lavoro agricolo, con un divario di circa 290 euro.
Anche in riferimento al complesso dei non comunitari, si conferma una penalizzazione delle lavoratrici sul fronte salariale. Nel lavoro dipendente le donne non comunitarie, ricevono una retribuzione media inferiore agli
omologhi uomini di 368 euro, mentre nel lavoro agricolo la differenza scende a 75 euro.

Fonte: Rapporto annuale sulla presenza dei migranti 2019