Lavoro e condizione occupazionale nella comunità filippina in Italia (2019)

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità filippina nel nostro Paese siano decisamente migliori di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con un maggior tasso di occupazione e minori livelli di inattività e disoccupazione.
Il profilo prevalente – sebbene non esclusivo – tra gli occupati filippini è quello di un soggetto canalizzato verso il settore degli Altri servizi pubblici, sociali e alle persone ed impiegato in lavori manuali non qualificati, benché
ben istruito.
L’82,2% della popolazione di 15-64 anni della comunità filippina in Italia risulti occupata, un valore superiore di oltre 22 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari.
Anche l’andamento tendenziale dell’occupazione mostra segnali positivi: il tasso di occupazione è aumentato del 2,9% per la comunità in esame, a fronte del +1% circa relativo al totale della popolazione proveniente da Paesi Terzi. La comunità filippina è, tra le principali non comunitarie, quella che fa rilevare il più elevato tasso di occupazione. Il tasso di disoccupazione per la comunità in esame è invece pari a 4,1%, valore nettamente inferiore rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari (14,3%). Positivo anche l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione filippina in Italia è diminuito del 2,4%, a fronte del calo più contenuto registrato sul complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti). La comunità in esame
risulta seconda solo alla comunità cinese per il più basso tasso di disoccupazione.

Il tasso di inattività tra i cittadini filippini è pari al 14,5%, valore pari a circa la metà di quello rilevato sul complesso dei non comunitari.
D’altronde, all’interno della comunità in esame, risulta estremamente ridotta anche la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi, di cittadinanza filippina, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, circa 15 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media pari al 34,6%. Differentemente da quanto avviene complessivamente tra i cittadini provenienti da Paesi Terzi, l’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si riduce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 13,7% (a fronte del 45,5% registrato sul complesso delle non comunitarie).

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Le ottime performance registrate sulla comunità in esame sono parzialmente legate proprio all’elevato coinvolgimento delle donne filippine nel mercato del lavoro. La comunità filippina è infatti, tra le principali non comunitarie, quella che fa rilevare un maggiore inserimento della componente femminile nel mercato del lavoro, con il più elevato tasso di occupazione (82,3% a fronte del 46,9% registrato sul complesso dei non comunitari) e i più bassi tassi di disoccupazione (3,1% contro 17,1%) e inattività (15,4% a fronte di 43,1%). Diversamente da quanto rilevato sul complesso dei non comunitari e su tutte le altre principali comunità di cittadinanza non comunitaria, le donne appartenenti alla comunità filippina fanno registrare un tasso di occupazione lievemente superiore a quello relativo agli uomini e un tasso di disoccupazione inferiore. L’elevata incidenza di occupate all’interno della popolazione femminile filippina contribuisce a determinare un indice complessivo decisamente superiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Segnali ulteriormente positivi arrivano da un’analisi diacronica: il tasso di occupazione femminile ha registrato un incremento di oltre 4 punti percentuali nell’ultimo anno, a fronte del +1,5% registrato sull’indicatore relativo alla sola componente maschile.
La distribuzione per genere degli occupati conferma l’elevata partecipazione al mercato del lavoro della componente femminile della comunità: in linea con la polarizzazione di genere rilevata tra i filippini regolarmente soggiornanti in Italia, la quota femminile tra gli occupati di nazionalità filippina è pari al 56,1%.

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Tra i cittadini filippini occupati nel nostro Paese prevale un livello di istruzione medio-alto: più della metà dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame ha conseguito almeno il diploma (51%), valore superiore di circa 12 punti percentuali a quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria. Spicca in particolare la quota di diplomati: 39,2% a fronte del 27,8% relativo al complesso degli occupati provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione Europea. Più vicina alla media non comunitaria la quota di laureati: 11,6% a fronte di 10,8%. All’interno della comunità in esame – come d’altronde tra i non comunitari complessivamente considerati – le donne presentano livelli di scolarizzazione superiori agli uomini: possiede un titolo di istruzione terziaria il 13,7% delle occupate a fronte del 10% degli uomini; si tratta tuttavia di un valore inferiore a quello registrato sulla popolazione femminile non comunitaria complessivamente considerata (16,1%).

La distribuzione degli occupati di origine filippina tra i settori di attività economica differisce sensibilmente da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, la forte concentrazione della comunità nel settore degli Altri servizi pubblici, sociali e alle persone, che risulta nettamente prevalente accogliendo complessivamente il 61% dei filippini occupati in Italia, a fronte del 31% dei non comunitari complessivamente considerati.
Il forte coinvolgimento della comunità filippina nel settore dei servizi domestici e di cura, meno soggetto a subire ripercussioni nelle fasi critiche dell’economia, è un ulteriore fattore esplicativo dei maggiori livelli di occupazione rilevati sulla comunità.
Secondo settore di impiego per la comunità è l’ambito commerciale e ricettivo, seppur con un’incidenza inferiore a quella rilevata sul complesso della popolazione non comunitaria: 19% a fronte di 24%.

In riferimento alla tipologia professionale, vi è la prevalenza tra gli occupati filippini del Lavoro manuale non qualificato, che coinvolge due terzi dei lavoratori della comunità, a fronte del 37% dei non comunitari complessivamente considerati. Segue, per numerosità, la quota di appartenenti alla comunità occupati come Impiegati, addetti alle vendite e ai servizi personali (25%), valore inferiore a quello riscontrato tra i lavoratori provenienti da Paesi Terzi nel complesso: 30%. L’8% degli occupati filippini è impiegato in un Lavoro manuale specializzato, mentre è pari ad un esiguo 1% l’incidenza di Dirigenti e professionisti nel campo intellettuale e tecnico.

Si può mettere a confronto, attraverso l’analisi dei dati INPS, la retribuzione mensile media dei lavoratori di cittadinanza filippina e di cittadinanza non comunitaria nel complesso, distinguendone il genere e la tipologia di occupazione. L’impiego nei servizi domestici e di cura per quanto abbia protetto i lavoratori appartenenti alla comunità dalle ripercussioni negative della crisi economica, ha effetti negativi sul fronte reddituale: i dati evidenziano infatti come i lavoratori domestici, prevalenti tra gli occupati appartenenti alla comunità percepiscano retribuzioni mensili mediamente inferiori a quelle riservate ai lavoratori dipendenti (sia per la comunità in esame, che per il complesso dei non comunitari i lavoratori domestici hanno retribuzioni mensili medie che sono quasi la metà di quelle riservate ai lavoratori dipendenti). Tuttavia, nel caso dei lavoratori domestici appartenenti alla comunità filippina la retribuzione risulta superiore a quella registrata sul complesso della popolazione proveniente da Paesi Terzi: 656 euro a fronte di 627. Di segno opposto lo scarto rilevato
nell’ambito del lavoro dipendente: i lavoratori filippini in questo caso guadagnano mediamente 63 euro in meno dei lavoratori non comunitari complessivamente considerati.

Appare evidente, dai dati, come le lavoratrici possano essere penalizzate sul fronte retributivo; per la comunità in esame, in particolare, si registra un gender pay gap piuttosto elevato nel lavoro dipendente con una retribuzione mensile media maschile superiore a quella femminile di oltre 320 euro. Nel caso del lavoro domestico sono invece le donne filippine ad avere retribuzioni superiori agli uomini della comunità di 46 euro.
In riferimento al complesso dei non comunitari, si conferma una penalizzazione delle lavoratrici sul fronte salariale, ad eccezione dell’ambito domestico, dove le occupate percepiscono retribuzioni mensili medie superiori di 67 euro a quelle riservate al genere maschile. Nel lavoro dipendente, viceversa, le donne non comunitarie, ricevono una retribuzione media inferiore agli omologhi uomini di 368 euro, mentre nel lavoro agricolo la differenza scende a 75 euro.

Fonte: Rapporto annuale sulla presenza dei migranti 2019

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