Lavoro e condizione occupazionale nella comunità marocchina in Italia (2019)

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità marocchina nel nostro Paese siano meno rosee di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con un minor tasso di occupazione e maggiori livelli di inattività e disoccupazione.
Il profilo prevalente – benché non esclusivo – tra gli occupati marocchini è quello di un soggetto maschile canalizzato verso il settore industriale come lavoratore manuale non qualificato. Il 45,2% della popolazione di 15-64 anni della comunità marocchina in Italia risulta occupato, un valore inferiore di circa 15 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Anche l’andamento tendenziale dell’occupazione non mostra segnali particolarmente positivi: il tasso di occupazione è rimasto invariato rispetto all’anno precedente per la comunità in esame, a fronte del +1% circa relativo al totale della popolazione proveniente da Paesi Terzi.
Relativamente al tasso di disoccupazione la comunità in esame fa rilevare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 22,3%, valore sensibilmente superiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari (14,3%). Negativo anche l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione marocchina in Italia è in lieve aumento (+0,2%), a fronte del calo relativo al complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti).

Il tasso di inattività tra i cittadini marocchini è pari al 41,7%, valore superiore di circa 12 punti percentuali a quello rilevato sul complesso dei non comunitari.
D’altronde, all’interno della comunità in esame, risulta lievemente superiore alla media non comunitaria anche la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi, di cittadinanza marocchina, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, quasi 49 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media pari al 34,6%. L’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si acuisce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 58,8% (a fronte del 45,5% registrato sul complesso delle non comunitarie).

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Le differenti performance tra la comunità in esame e il complesso dei non comunitari nel nostro Paese sono parzialmente legate proprio al minor coinvolgimento della componente femminile marocchina nel mercato del lavoro. All’interno della comunità esistono infatti significative differenze tra il tasso di occupazione maschile (63,6%) e quello femminile (23,1%). I valori dei principali indicatori si collocano al di sotto della media non
comunitaria, sia per gli uomini che per le donne, ma lo scarto relativamente alla componente femminile si fa decisamente più acuto. Nel caso del tasso di occupazione la differenza dalla media dei non comunitari è di 24 punti percentuali per le donne a fronte dei circa 10 relativi agli uomini, in riferimento al tasso di disoccupazione, lo scarto (positivo) è di 16 punti per la componente femminile e di 6 per quella maschile, mentre il tasso di inattività è per le donne pari al 65,4%, contro il 43,1% rilevato sulle non comunitarie e per gli uomini 22% a fronte di 16,3%.
Ulteriori segnali negativi arrivano da un’analisi diacronica: mentre il tasso di occupazione femminile non fa registrare alcuna variazione rispetto all’anno precedente, il tasso di disoccupazione femminile aumenta del 3,7% (a fronte di una diminuzione dello 0,9% del complesso delle donne non comunitarie). Un segnale positivo riguarda invece i livelli di inattività femminile che diminuiscono dell’1,9%, a fronte di una variazione più contenuta (-0,8%) registrata sul totale delle donne non comunitarie.
La distribuzione per genere degli occupati conferma la ridotta partecipazione al mercato del lavoro della componente femminile della comunità: a fronte di un disequilibro di genere piuttosto contenuto tra i marocchini regolarmente soggiornanti in Italia, la quota femminile tra gli occupati di nazionalità marocchina è pari al 23%. Benché anche sul totale degli occupati non comunitari si registri una prevalenza maschile, la quota di uomini appartenenti alla comunità in esame risulta superiore di 16,5 punti percentuali.

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Tra i cittadini marocchini occupati nel nostro Paese prevale un livello di istruzione medio-basso: più della metà dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame ha conseguito al massimo la licenza media (79,5%), valore superiore di circa 18 punti percentuali a quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria, mentre il 17% possiede almeno un titolo secondario di secondo grado (solo il 3,5% ha conseguito anche un’istruzione terziaria). All’interno della comunità in esame, le donne presentano livelli di scolarizzazione superiori agli uomini: possiede un titolo di istruzione terziaria il 6,5% delle occupate a fronte del 2,5% degli uomini; si tratta tuttavia di un valore decisamente inferiore a quello registrato sulla popolazione femminile non comunitaria complessivamente considerata (16,1%).

La distribuzione degli occupati di origine marocchina tra i settori di attività economica differisce sensibilmente da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, l’ampio coinvolgimento della comunità nel settore industriale, che risulta prevalente accogliendo complessivamente il 34% dei marocchini occupati in Italia, a fronte de 26% dei non comunitari complessivamente considerati. In particolare, è soprattutto il settore industriale in senso stretto a dar lavoro alla manodopera di origine marocchina, occupandone il 23,9%. Superiore rispetto alla media dei non comunitari è anche la quota di lavoratori marocchini nel settore commerciale e ricettivo che raggiunge un’incidenza del 33%. Di rilievo, infine, è anche l’occupazione nel Primario: Agricoltura, Caccia e Pesca sono infatti il settore di impiego per il 10% degli occupati appartenenti alla comunità in esame, a fronte del 6% dei non comunitari complessivamente considerati. Per converso, i dati evidenziano lo scarso coinvolgimento dei lavoratori appartenenti alla comunità nell’ambito dei Servizi pubblici, sociali e alle persone (11%), che risulta invece il settore prevalente di impiego per il totale dei lavoratori non comunitari (31%).

In riferimento alla tipologia professionale, si evidenzia la prevalenza tra gli occupati marocchini del Lavoro manuale non qualificato, che coinvolge il 45% dei lavoratori della comunità, a fronte del 37% dei non comunitari complessivamente considerati. Segue, per numerosità, la quota di appartenenti alla comunità occupati come lavoratori specializzati (34%), valore superiore di 6 punti percentuali rispetto a quello riscontrato
tra i lavoratori provenienti da Paesi Terzi nel complesso. Meno di un quinto degli occupati marocchini è Impiegato, addetto alle vendite e servizi personali, mentre è pari al 2% l’incidenza di Dirigenti e professionisti
nel campo intellettuale e tecnico.

Si può confrontare, attraverso l’analisi dei dati INPS, la retribuzione mensile media dei lavoratori dipendenti di cittadinanza marocchina e di cittadinanza non comunitaria nel complesso, distinguendone il genere e la tipologia di occupazione. L’impiego in ambito industriale e la specializzazione professionale, per quanto abbiano esposto i lavoratori appartenenti alla comunità alle ripercussioni negative della crisi economica, hanno effetti positivi sul fronte reddituale: i dati evidenziano infatti come i lavoratori dipendenti della comunità percepiscano retribuzioni mensili lievemente superiori a quelle riservate ai lavoratori non comunitari: 1.223 euro a fronte di 1.166 euro. Nel caso degli operai agricoli, la differenza è leggermente negativa e pari a 23 euro in
meno, così come nell’ambito del lavoro domestico, dove i lavoratori marocchini guadagnano mediamente 92 euro in meno dei lavoratori non comunitari complessivamente considerati.

Appare evidente, dai dati, come le lavoratrici siano piuttosto penalizzate sul fronte retributivo; per la comunità in esame, in particolare, si registra un gender pay gap piuttosto elevato nel lavoro dipendente con una retribuzione mensile media maschile superiore a quella femminile di oltre 583 euro. Il divario si attutisce nelle nel lavoro agricolo (90 euro in meno) e si ribalta nel lavoro domestico, dove le donne guadagnano una media mensile di 102 euro in più rispetto agli uomini. Anche in riferimento al complesso dei non comunitari, si conferma una penalizzazione delle lavoratrici sul fronte salariale, ad eccezione dell’ambito domestico, dove le occupate percepiscono retribuzioni mensili medie superiori di 67 euro a quelle riservate al genere maschile. Nel lavoro dipendente, viceversa, le donne non comunitarie, ricevono una retribuzione media inferiore agli omologhi uomini di 368 euro, mentre nel lavoro agricolo la differenza scende a 75 euro.

Fonte: Rapporto annuale sulla presenza di migranti 2019

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