Lavoro e condizione occupazionale nella comunità moldava in Italia

Un’analisi dei principali indicatori del mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità moldava nel nostro Paese siano migliori di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con una maggior quota di occupati e minori livelli di inattività e disoccupazione. Il profilo prevalente tra gli occupati moldavi è quello di donne impiegate nel settore dei Servizi, come personale nei servizi personali ed assimilati, con un grado di istruzione medio-alto. Il 67% della popolazione di 15-64 anni della comunità moldava in Italia risulti occupata, valore superiore di 7 punti percentuali rispetto a quanto rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria. L’andamento tendenziale dell’occupazione non mostra però, nel 2018, segnali particolarmente positivi, essendo diminuito di quasi l’1% il tasso di occupazione, a fronte di un incremento dello 0,9% relativo al totale della popolazione proveniente da Paesi Terzi.

Relativamente al tasso di disoccupazione, la comunità in esame fa rilevare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 14%; valore in linea con quello rilevato tra i migranti non comunitari complessivamente considerati, rimasto pressoché immutato rispetto allo scorso anno, mentre si è registrata una lieve inflessione per il complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti). Il tasso di inattività tra i cittadini moldavi è pari a circa il 22 %, valore inferiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari di 8 punti percentuali. Anche rispetto alla quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione, all’interno della comunità in esame, si registra un valore inferiore alla media non comunitaria: su 100 ragazzi di cittadinanza moldava, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, poco più di 28 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media complessiva pari al 34,6%. L’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si acuisce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 32% (a fronte del 45,5% registrato sul complesso delle non comunitarie).

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Le differenti performance tra la comunità in esame e il complesso dei non comunitari nel nostro Paese sono parzialmente legate al grande coinvolgimento della componente femminile della comunità nel mercato del lavoro. Seppure vi è al suo interno una differenza tra il tasso di occupazione maschile (81,2%) e quello femminile (61,2%), gli indicatori relativi alle sole donne sono piuttosto positivi e si distanziano sensibilmente dalla media non comunitaria; tant’è che fra le altre cittadine extra UE si registra un tasso di occupazione del 46,9% e un tasso di inattività del 43,1%, mentre gli indicatori relativi alle cittadine moldave sono rispettivamente 61,2% e 25,6%. L’alta incidenza di occupate all’interno della popolazione femminile moldava contribuisce a determinare un indice complessivo superiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari ed incide favorevolmente anche sul tasso di disoccupazione e sul tasso di inattività della comunità. La distribuzione per genere degli occupati mostra come i lavoratori moldavi abbiano una polarizzazione di genere nettamente opposta a quella registrata sul totale dei migranti provenienti dai Paesi non UE: è infatti di genere femminile oltre il 65 % dei lavoratori moldavi, a fronte del 39,5% dei lavoratori non comunitari, dove si registra invece una netta prevalenza maschile. Tale difformità d’altronde rispecchia la composizione di genere della comunità.

Tra i cittadini moldavi occupati nel nostro Paese prevale un livello di istruzione medio-alto. A differenza di quanto rilevato sul complesso dei non comunitari, più di un terzo dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame possiede un titolo secondario di secondo grado e il 19% ha conseguito anche la Laurea. Si tratta di un livello di istruzione superiore a quello posseduto dalla media dei lavoratori provenienti dai Paesi non comunitari, che nel 61,5% dei casi arrivano al massimo alla licenza media. Il grafico mostra, inoltre, come all’interno della comunità i livelli di scolarizzazione di donne e uomini si equivalgano; solo nel caso dell’istruzione terziaria, le donne registrano un dato superiore; possiedono, difatti, una laurea il 21,6% delle occupate, a fronte del 14,8% degli uomini; si tratta di un valore nettamente superiore a quello registrato sulla popolazione femminile non comunitaria (16,1%).

La distribuzione degli occupati di origine moldava tra i settori di attività economica differisce da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, l’ampio coinvolgimento della comunità nel settore dei Servizi pubblici, sociali e alle persone, che risulta prevalente accogliendo complessivamente quasi la metà dei moldavi occupati in Italia (48%); quota superiore rispetto a quella registrata tra i lavoratori delle altre provenienze considerate: lavora infatti nello stesso ambito il 31,5% degli occupati non comunitari complessivamente considerati. Rilevante anche la quota di lavoratori moldavi nell’Industria, settore di impiego per il 22% degli occupati appartenenti alla comunità, a fronte del 26,3% degli occupati extra UE. I dati evidenziano anche il coinvolgimento dei lavoratori appartenenti alla comunità nel Commercio e Ristorazione (18,8%), che risulta un settore di impiego più rilevante per gli altri lavoratori non comunitari, con un’incidenza media pari al 23,7%.

si evidenzia la prevalenza, tra gli occupati della comunità in esame, di Impiegati, addetti alle vendite e servizi personali, tipologia professionale che coinvolge il 43% dei lavoratori moldavi, a fronte del 30% dei non comunitari complessivamente considerati. Segue, per numerosità, la quota di occupati come Lavoratori non qualificati (28,3%), inferiore al 37% registrato per il totale dei lavoratori non comunitari. Il 24% circa degli occupati moldavi è impiegato nel Lavoro manuale specializzato, mentre è pari al 5% l’incidenza di Dirigenti e professionisti nel campo intellettuale e tecnico.

Confrontando queste in relazione alle singole tipologie di impiego, per i lavoratori moldavi si registra una retribuzione media piuttosto in linea con il totale dei non comunitari tra i lavoratori domestici (+52 euro) e tra i lavoratori dipendenti (+83 euro), mentre si evidenzia uno scarto maggiore tra i lavoratori agricoli (+196 euro). Va segnalato comunque che nella comunità in esame, il peso dei lavoratori domestici è molto più elevato rispetto alla media dei non comunitari e che la retribuzione media mensile per i lavoratori domestici è quasi la metà rispetto a quella relativa ai lavoratori dipendenti. Questo incide negativamente sull’ammontare della retribuzione media complessiva della comunità che si colloca dunque al di sotto della retribuzione media relativa al totale dei non comunitari.

Dai dati si evince, inoltre, come lavoratrici e lavoratori moldavi nel lavoro domestico abbiano una retribuzione simile (solo +39 euro la differenza tra la retribuzione delle donne rispetto ai colleghi maschi); mentre, si registra un gender pay gap elevato nel lavoro dipendente con una retribuzione media mensile maschile superiore a quella femminile di 550 euro e nel lavoro agricolo con oltre 300 euro di differenza.

Fonte: Rapporto annuale sulla presenza dei migranti (2019) Ministero del Lavoro e delle politiche sociali