Lavoro e condizione occupazionale nella comunità nigeriana in Italia (2019)

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità nigeriana nel nostro Paese siano più critiche di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con un minor tasso di occupazione e maggiori livelli di inattività e disoccupazione.

Solo il 48,1% della popolazione nigeriana di 15-64 anni in Italia risulti occupata, un valore inferiore di ben 12 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Si registra tuttavia una crescita del tasso di occupazione del 3% rispetto al 2017 per la comunità in esame, a fronte del +1% circa relativo al totale della popolazione proveniente da Paesi Terzi.

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Relativamente al tasso di disoccupazione la comunità in esame fa registare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 30,7%, più del doppio di quello rilevato su complesso dei non comunitari (14,3%). Positivo invece l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione nigeriana in Italia è in miglioramento (-3,4%), a fronte di un calo relativo al complesso della popolazione non comunitaria di soli 0,6 punti.

Il tasso di inattività tra i cittadini nigeriani è pari al 30,6%, valore in linea con quello rilevato sul complesso dei non comunitari (29,8%). All’interno della comunità in esame risulta superiore alla media non comunitaria anche la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi nigeriani di età compresa tra i 15 e i 29 anni quasi 43 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media per i non comunitari pari al 34,6%. L’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si acuisce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 59,3% (a fronte del 45,5% registrato sul complesso delle non comunitarie).

All’interno della comunità esistono significative differenze tra il tasso di occupazione maschile (56%) e quello femminile (40,3%). In entrambi i casi i tassi si collocano al di sotto dei valori rilevati sul complesso della popolazione proveniente da Paesi Terzi: lo scarto dalla media non comunitaria risulta decisamente superiore per il tasso di occupazione maschile (pari al 56% a fronte del 73,4%), mentre per le donne la distanza è pari a circa 7 punti percentuali. La bassa incidenza di occupati all’interno della popolazione maschile nigeriana contribuisce a determinare un indice complessivo inferiore di 12 punti rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Segnali positivi arrivano però da un’analisi diacronica: il tasso di occupazione femminile ha registrato un incremento di 6,4 punti percentuali nell’ultimo anno, a fronte del calo registrato sull’indicatore relativo alla sola componente maschile (-0,3%). È il fenomeno dell’inattività maschile a risultare, per la comunità in esame, superiore alla media non comunitaria, con un tasso pari al 24,1% a fronte del 16,3% relativo al totale degli uomini non comunitari, mentre per le donne della comunità la percentuale di inattive registra un andamento migliore (37,1% a fronte del 43,1% relativo al complesso delle donne non comunitarie).

La quota femminile tra gli occupati di nazionalità nigeriana è infatti pari al 42,3%, a fronte del 39,5% registrato sul totale dei non comunitari.

Tra i cittadini nigeriani occupati nel nostro Paese prevale nettamente un livello di istruzione medio-basso: il 71% dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame ha conseguito al massimo la licenza media, valore superiore di 10 punti percentuali di quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria, mentre il 28% circa possiede almeno un titolo secondario di secondo grado (il 6% ha conseguito anche un’istruzione terziaria).

2019 – Rapporto Comunità Nigeriana in Italia 20 La distribuzione per genere degli occupati, fa emergere un equilibrio migliore di quello rilevato sul totale dei non comunitari: la quota femminile tra gli occupati di nazionalità nigeriana è infatti pari al 42,3%, a fronte del 39,5% registrato sul totale dei non comunitari. Tra i cittadini nigeriani occupati nel nostro Paese prevale nettamente un livello di istruzione medio-basso: il 71% dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame ha conseguito al massimo la licenza media, valore superiore di 10 punti percentuali di quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria, mentre il 28% circa possiede almeno un titolo secondario di secondo grado (il 6% ha conseguito anche un’istruzione terziaria). La distribuzione degli occupati di origine nigeriana tra i settori di attività economica differisce in maniera significativa da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, lo scarso coinvolgimento della comunità nel settore dei servizi pubblici, sociali e alle persone, che comprende solo il 18% dei nigeriani occupati in Italia, a fronte de 31% dei non comunitari complessivamente considerati. Da segnalare invece il coinvolgimento della comunità nel settore dei trasporti e servizi alle imprese, che registra un 26,8% a fronte del 12,4% rilevato tra i non comunitari in generale. Lievemente superiore rispetto alla media dei non comunitari anche la quota di lavoratori nigeriani nel Primario: Agricoltura, Caccia e Pesca sono infatti il settore di impiego per l’8% degli occupati appartenenti alla comunità in esame, a fronte del 6% dei non comunitari complessivamente considerati. Sostanzialmente sovrapponibile con quelle del totale non comunitari la percentuale dei nigeriani nel settore Commercio e ristorazione, mentre lievemente più bassa è quella relativa all’Industria (23,6% a fronte del 26,3% dei non comunitari).

Si evidenzia la prevalenza tra gli occupati nigeriani del lavoro manuale non qualificato, che coinvolge il 41% dei lavoratori della comunità, quota superiore di 4 punti percentuali rispetto a quella relativa ai non comunitari complessivamente considerati. Segue, per numerosità, la quota di appartenenti alla comunità occupati come lavoratori manuali specializzati (30%), valore superiore di 2 punti rispetto a quello rilevato sui lavoratori provenienti da Paesi Terzi nel complesso. Oltre un quarto degli occupati nigeriani è impiegato, addetto alle vendite o ai servizi personali, mentre è pari al 3% l’incidenza di dirigenti e professionisti nel campo intellettuale e tecnico.

L’alta percentuale di lavoratori manuali non qualificati ha evidenti effetti negativi sul fronte reddituale: i dati evidenziano infatti come i lavoratori dipendenti della comunità percepiscano retribuzioni mensili nettamente inferiori a quelle riservate ai lavoratori non comunitari, con ben 286 euro di differenza. La situazione è analoga a quella degli operai agricoli, per i quali la differenza con i lavoratori di Paesi Terzi complessivamente considerati è di 273 euro. Meno drammatico, ma comunque preoccupante, lo scarto per quanto riguarda i lavoratori domestici, che raggiunge i 193 euro.

In termini di gendere pay gap, le lavoratrici nigeriane hanno retribuzioni superiori agli uomini della comunità sia nel lavoro domestico che in quello agricolo, mentre nel lavoro dipendente lo scarto retributivo tra uomini e donne supera i 230 euro in favore dei primi. In riferimento al complesso dei non comunitari, si evidenzia una penalizzazione delle lavoratrici sul fronte salariale, ad eccezione dell’ambito domestico, dove le occupate percepiscono retribuzioni mensili medie superiori di 67 euro a quelle riservate al genere maschile. Nel lavoro dipendente, viceversa, le donne non comunitarie, ricevono una retribuzione media inferiore agli omologhi uomini di 368 euro, mentre scende a 75 euro per quanto riguarda il lavoro agricolo. In quest’ultima categoria, come si è visto, emerge per la comunità in esame una condizione retributiva a favore delle donne in termini di gender pay gap, sebbene la retribuzione media delle lavoratrici agricole non comunitarie sia superiore di 23 euro.

Fonte: Rapporto annuale del Governo sulla presenza dei migranti (2019)