Lavoro e condizione occupazionale nella comunità srilankese in Italia

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità srilankese nel nostro Paese siano migliori di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con una quota maggiore di occupati e più bassi livelli di inattività e disoccupazione. Il profilo prevalente, benché non esclusivo, tra i lavoratori srilankesi in Italia è quello di un lavoratore manuale non qualificato, di genere maschile, inserito nei Servizi alle persone. Circa il 70% della popolazione srilankese di 15-64 anni in Italia risulti occupata, un valore superiore di quasi 10 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. L’andamento tendenziale dell’occupazione mostra una crescita consistente rispetto all’anno precedente, +5,9% a fronte di un più esiguo 0,9% per il complesso dei cittadini non comunitari. Relativamente al tasso di disoccupazione la comunità in esame fa rilevare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 12,3%, valore leggermente inferiore a quello rilevato su complesso dei non comunitari (14,3%). Negativo l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione srilankese in Italia è in lieve aumento (+0,6%), a fronte del calo relativo al complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti).

Il tasso di inattività tra i cittadini srilankesi è pari al 20,5%, valore inferiore di circa 9 punti rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. All’interno della comunità in esame risulta sostanzialmente in linea con la media non comunitaria, seppur leggermente inferiore, anche la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi di cittadinanza srilankese, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, il 33,8% sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media pari al 34,6%. È la componente femminile della comunità a spiccare negativamente nel confronto con la media delle donne non comunitarie, facendo rilevare un tasso di NEET pari al 51,8% contro il 45,5%.

Dona ora. Grazie!

A contribuire in maniera decisiva all’andamento positivo dei principali indicatori del mercato del lavoro per la comunità srilankese è soprattutto la sua componente femminile, che fino al 2017 era scarsamente coinvolta nel mercato del lavoro italiano e che dal 2018 sembra aver avuto un’inversione di tendenza. Il tasso di occupazione femminile cresce infatti del 16% e dal 36,9% del 2017 raggiunge il 53% circa, oltre 5 punti percentuali in più del dato registrato per le donne non comunitarie nel loro complesso (46,9%). I dati relativi ai tassi di inattività e disoccupazione confermano questo andamento positivo: l’inattività femminile registra un decremento del 15,7%, scendendo dal 52,1% del 2017 al 36,3% (a fronte del 43,1% per le donne non comunitarie), mentre il tasso di disoccupazione cala di 5 punti e si attesta su una percentuale molto vicina a quella delle donne non comunitarie complessivamente considerate, seppur ancora sensibilmente superiore (17,9% contro il 17,1%). La distribuzione per genere degli occupati mostra come i lavoratori srilankesi abbiano una polarizzazione di genere più marcata di quella registrata sul complesso dei non comunitari: è di genere femminile il 34,3% degli occupati della comunità, a fronte del 39,5% registrato per i lavoratori non comunitari complessivamente considerati.

Tra i cittadini srilankesi occupati nel nostro Paese prevale un livello di istruzione medio-basso: il 71,6% dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame ha conseguito al massimo la licenza media, valore superiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria, mentre il 25% circa possiede un titolo secondario di secondo grado e solo il 3% ha conseguito anche un’istruzione terziaria.

La distribuzione degli occupati di origine srilankese tra i settori di attività economica fa emergere il grande coinvolgimento dei lavoratori della comunità nei Servizi pubblici, sociali e alle persone, che ne coinvolge il 56% circa. Il settore è il prevalente anche per il complesso dei lavoratori non comunitari, ma con un’incidenza pari circa al 31%. In termini percentuali segue il settore Commercio e ristorazione, in cui è occupato il 24% dei lavoratori srilankesi, stessa percentuale registrata per i lavoratori di Paesi Terzi in generale. Al terzo posto per numero di occupati della comunità si trova il settore Trasporti e servizi alle imprese, anche in questo caso con un’incidenza non lontana da quella registrata per i lavoratori di Paesi Terzi (11% contro il 12%). Nettamente inferiore alla media l’incidenza, tra gli occupati srilankesi, del settore industriale, che si attesta al 9% a fronte di un ben più rilevante 26% per i lavoratori di Paesi Terzi in generale. Da sottolineare la sostanziale irrilevanza del settore primario per la comunità in esame: gli occupati srilankesi nel settore Agricoltura, caccia e pesca sono infatti solo l’1% del totale.

In riferimento alla tipologia professionale, il 62% dei lavoratori srilankesi è coinvolto in lavori manuali non qualificati, quasi il doppio dei lavoratori non comunitari in generale. Il 24% degli occupati della comunità sono invece Impiegati, addetti alle vendite o ai servizi personali, un’incidenza inferiore a quella registrata tra gli occupati non comunitari complessivamente considerati (30%). Inferiore alla media anche la percentuale di occupati srilankesi coinvolto nel Lavoro manuale specializzato, 11% contro 28%, meno della metà. Infine, il 3% dei lavoratori srilankesi occupati è un dirigente o svolge una professione intellettuale o tecnica. L’incidenza tra i non comunitari in generale è il doppio, il 6%.

I dati evidenziano come complessivamente le retribuzioni medie dei lavoratori srilankesi sono analoghe a quelle relative al complesso dei non comunitari con uno scarto di 6 euro nell’ambito del lavoro dipendente e di 3 nel lavoro domestico. Un’analisi per genere evidenzia però situazioni diverse: le lavoratrici della comunità percepiscono retribuzioni inferiori di oltre 200 euro rispetto alle lavoratrici non comunitarie per il lavoro dipendente, una differenza che scende a 35 euro per il lavoro domestico. Gli uomini della comunità hanno invece retribuzioni migliori del complesso dei lavoratori non comunitari nel lavoro domestico, ma leggermente inferiori nel lavoro dipendente.

Fonte: Rapporto sulla presenza dei migranti (2019) Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali