Lavoro e condizione occupazionale nella comunità tunisina in Italia (2019)

Un’analisi dei dati disponibili sul mercato del lavoro rivela come le condizioni occupazionali della comunità tunisine nel nostro Paese siano meno rosee di quelle relative al complesso della popolazione non comunitaria, con un minor tasso di occupazione e maggiori livelli di inattività e disoccupazione. Il profilo prevalente – benché non esclusivo – tra gli occupati tunisini è quello di un soggetto maschile canalizzato verso il settore edile ed impiegato in lavori manuali specializzati.

il 51,3% della popolazione tunisina di 15-64 anni in Italia risulti occupata, un valore inferiore di circa 9 punti percentuali rispetto a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Anche l’andamento tendenziale dell’occupazione non mostra segnali particolarmente positivi: rispetto all’anno precedente il tasso di occupazione è diminuito dello 0,8% per la comunità in esame, a fronte di un aumento dell’1% circa relativo al totale della popolazione proveniente da Paesi Terzi. Relativamente al tasso di disoccupazione la comunità in esame fa rilevare una quota di persone in cerca di occupazione sulle forze lavoro pari al 19,9%, valore sensibilmente superiore a quello rilevato su complesso dei non comunitari (14,3%). Risulta però positivo l’andamento tendenziale: rispetto allo scorso anno il tasso di disoccupazione della popolazione tunisina in Italia è in diminuzione (-1,7%), a fronte del calo più contenuto relativo al complesso della popolazione non comunitaria (-0,6 punti).

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Il tasso di inattività tra i cittadini tunisini è pari al 35,9%, valore superiore di oltre 6 punti percentuali a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. D’altronde, all’interno della comunità in esame, risulta significativamente superiore alla media non comunitaria anche la quota di giovani esclusi dal mondo lavorativo e della formazione: su 100 ragazzi, di cittadinanza tunisina, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, quasi 47 sono NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), a fronte di una media pari al 34,6%. L’esclusione dal mondo lavorativo e formativo si acuisce per la componente femminile della comunità, che fa rilevare un tasso di NEET pari al 74,4% (a fronte del 45,5% registrato sul complesso delle non comunitarie).

Le differenti performance tra la comunità in esame e il complesso dei non comunitari nel nostro Paese sono parzialmente legate proprio al minor coinvolgimento della componente femminile tunisina nel mercato del lavoro. All’interno della comunità esistono infatti notevoli differenze tra il tasso di occupazione maschile (73,2%) e quello femminile (12,5%). A fronte di un valore per la componente maschile sostanzialmente speculare a quello registrato sul complesso dei non comunitari, lo scarto dalla media non comunitaria per il tasso di occupazione femminile risulta decisamente superiore (12,5% a fronte del 46,9%). La bassa incidenza di occupate all’interno della popolazione femminile tunisina contribuisce a determinare un indice complessivo inferiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Segnali negativi arrivano anche da un’analisi diacronica: il tasso di occupazione femminile ha registrato un decremento di 1,7 punti percentuali nell’ultimo anno, a fronte dell’aumento dell’1,8% registrato sull’indicatore relativo alla sola componente maschile. È il fenomeno della disoccupazione femminile a risultare, per la comunità in esame, nettamente superiore alla media non comunitaria, con un tasso pari al 51,4% a fronte del 17,1% relativo al totale delle donne non comunitarie. Anche lo scarto relativo al tasso di inattività femminile risulta molto significativo, superando i 30 punti percentuali (74,3% per le tunisine a fronte del 43,1% del totale delle non comunitarie). La distribuzione per genere degli occupati conferma la residuale partecipazione al mercato del lavoro della componente femminile della comunità: la quota femminile tra gli occupati di nazionalità tunisina è pari all’8,7%. Benché anche sul totale degli occupati non comunitari si registri una prevalenza maschile, la quota di uomini risulta inferiore di oltre 30 punti percentuali a quella rilevata tra i lavoratori appartenenti alla comunità in esame.

Tra i cittadini tunisini occupati nel nostro Paese prevale un livello di istruzione medio-basso: tre quarti dei lavoratori appartenenti alla comunità in esame hanno conseguito al massimo la licenza media (76%), valore superiore di 14 punti percentuali a quello rilevato sul complesso della popolazione non comunitaria, mentre un quarto circa possiede almeno un titolo secondario di secondo grado (il 6% ha conseguito anche un’istruzione terziaria).

La distribuzione degli occupati di origine tunisina tra i settori di attività economica differisce sensibilmente da quella relativa al complesso dei non comunitari. Spicca, in particolare, l’ampio coinvolgimento della comunità nel settore industriale, che risulta prevalente accogliendo complessivamente il 36% dei tunisini occupati in Italia, a fronte de 26% dei non comunitari complessivamente considerati. In particolare, è soprattutto il Settore edile a dare lavoro alla manodopera di origine tunisina, occupandone il 16,2%. Significativamente superiore, rispetto alla media dei non comunitari, è anche la quota di lavoratori tunisini nel Primario: Agricoltura, Caccia e Pesca sono infatti il settore di impiego per il 22% degli occupati appartenenti alla comunità in esame, a fronte del 6% dei non comunitari complessivamente considerati. Al contrario, i dati evidenziano lo scarso coinvolgimento dei lavoratori appartenenti alla comunità nell’ambito dei Servizi pubblici, sociali e alle persone (10%), che risulta invece il settore prevalente di impiego per il totale dei lavoratori non comunitari (31%). Rilevante anche la presenza tunisina nel settore dei Trasporti e dei Servizi alle Imprese che raggiunge un’incidenza del 17% (a fronte del 12% sul totale dei non comunitari).

In riferimento alla tipologia professionale, si evidenzia la prevalenza tra gli occupati tunisini del lavoro manuale specializzato, che coinvolge circa la metà dei lavoratori della comunità (47%), a fronte del 28% dei non comunitari complessivamente considerati. Segue, per numerosità, la quota di appartenenti alla comunità occupati come lavoratori non qualificati (37%), valore equivalente a quello riscontrato tra i lavoratori provenienti da Paesi Terzi nel complesso. Solo il 14% degli occupati tunisini è impiegato, addetto alle vendite e servizi personali, mentre è pari al 2% l’incidenza di dirigenti e professionisti nel campo intellettuale e tecnico.

Attraverso l’analisi dei dati INPS, la retribuzione mensile media dei lavoratori di cittadinanza tunisina e di cittadinanza non comunitaria nel complesso, si distingue il genere e la tipologia di occupazione. L’impiego in ambito industriale e la specializzazione professionale hanno effetti positivi sul fronte reddituale: i dati evidenziano infatti come i lavoratori dipendenti della comunità percepiscano retribuzioni mensili lievemente superiori a quelle riservate ai lavoratori non comunitari: 1.200 euro a fronte di 1.166. Nel caso degli operai agricoli, invece, la differenza risulta negativa e registra uno scarto di 67 euro. Anche per i lavoratori domestici lo scarto risulta negativo: i tunisini infatti guadagnano mediamente 125 euro in meno dei lavoratori non comunitari complessivamente considerati.

Appare evidente, dai dati, come le lavoratrici siano piuttosto penalizzate sul fronte retributivo; per la comunità in esame, in particolare, si registra un gender pay gap piuttosto elevato nel lavoro dipendente con una retribuzione mensile media maschile superiore a quella femminile di oltre 512 euro. Il divario si attutisce nel lavoro agricolo, con uno scarto negativo di 77 euro, mentre diventa di segno opposto nel caso del lavoro domestico, dove le donne guadagnano mediamente 34 euro in più agli uomini. Anche in riferimento al complesso dei non comunitari, si conferma una penalizzazione delle lavoratrici sul fronte salariale, ad eccezione dell’ambito domestico, dove le occupate percepiscono retribuzioni mensili medie superiori di 67 euro a quelle riservate al genere maschile. Nel lavoro dipendente, viceversa, le donne non comunitarie, ricevono una retribuzione media inferiore agli omologhi uomini di 368 euro, mentre nel lavoro agricolo la differenza scende a 75 euro.

Fonte: Rapporto annuale della presenza dei migranti (2019) Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

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