Le minori romene vittime di tratta in Italia

Nonostante dal 2015 l’economia rumena abbia conosciuto una delle crescite più elevate tra i Paesi dell’Ue, questa fase non è coincisa con una distribuzione equa della ricchezza e degli strumenti di welfare. La deprivazione economica e sociale in Romania affligge principalmente le fasce giovanili residenti nelle aree svantaggiate del Paese. Si tratta di regioni come la Muntenia e la Moldova, comprendenti i distretti di Bacau, Galati, Braila, Neamt, Suceava, dove, secondo la Commissione europea, “il numero di giovani non in istruzione, lavoro o formazione (NEET) rimane molto alto”. L’assenza di prospettive e la grave deprivazione economica e affettiva connessa alla mobilità verso l’estero delle figure parentali di riferimento, rendono le giovani adolescenti un target estremamente facile da attrarre e manipolare, soprattutto in assenza di una figura genitoriale di riferimento, se fuggite da orfanatrofi o affidate a terzi. Normalmente la mobilità verso i Paesi europei viene pagata e gestita dai presunti fidanzati e avviene su mezzi privati o minivan pubblici che collegano quotidianamente la Romania all’Italia.

Durante i viaggi molti sfruttatori utilizzano ordinari documenti di identità per cittadini comunitari, ma presentano falsi documenti attestanti legami parentali con la vittima quando questa è minore. La presenza delle vittime rumene nelle città italiane sembra paradossalmente invisibile. Le ragazze tendono a fidarsi poco delle unità di strada e di frequente sono alloggiate in appartamenti procacciati o abitati da connazionali. Stando alla reportistica fornita dal GRETA, la protezione delle minori rumene sfruttate nella tratta resta estremamente complessa. La soggiogazione fisica e psicologica a cui sono sottoposte le ragazze e le costanti minacce di offesa e morte che subiscono scoraggiano l’emersione e rendono difficile anche l’attivazione dei meccanismi di protezione.

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In Italia, l’emersione delle vittime di tratta di origine rumena resta scarsa ed episodica. I dati 2016 relativi alle emersioni e alla messa in protezione delle minori rumene vittime di tratta forniti dal Dipartimento per le Pari Opportunità appaiano estremamente contenuti (9 nel 2016 a fronte di 6 rilevati nel 2015). Peraltro, nel 2017 è stata messa in protezione solamente una vittima minorenne di nazionalità rumena. Tuttavia, le analisi elaborate sulla base delle attività di outreach realizzate da Save the Children nel corso del 2017 e del primo trimestre del 2018 portano a ritenere che la presenza delle giovani rumene sfruttate su strada abbia proporzioni molto maggiori.

Nel 2017 e nei primi tre mesi del 2018 sono state contattate su strada dalle associazioni che si occupano di tratta 528 minori e neomaggiorenni rumene, pari al 29% del totale a fronte dei 375 minori e neo-maggiorenni contattati nello stesso periodo dei due anni precedenti. Analogamente, la Piattaforma Nazionale Anti-Tratta (durante la già citata uscita in strada, effettuata il 3 ottobre 2017, che ha coinvolto tutti gli enti riuniti sotto il cappello della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta) ha contattato almeno 987 vittime di nazionalità rumena.

Dopo le ragazze nigeriane, le ragazze rumene costituiscono il gruppo nazionale più numeroso presente nella prostituzione su strada in Italia. Nella rilevazione del progetto Vie di Uscita la loro presenza è stimabile nel 27% del totale, mentre nella stima della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta si attesterebbe al 20% del totale. La prostituzione delle ragazze rumene avviene sia nei centri cittadini che in zone periferiche a un prezzo che si aggira attorno ai 40-50€. In alcune aree urbane, le vittime rumene si alternano con quelle nigeriane sullo stesso tratto di strada e, proprio come le coetanee nigeriane, anche le rumene vengono spinte frequentemente alla mobilità sul territorio nazionale.

La giovane età e l’inesperienza rende le minori rumene particolarmente manipolabili dai loro sfruttatori, che operano o che sono affiliati ad organizzazioni che sempre più vanno specializzandosi sia nelle prassi di reclutamento che di controllo. La sorveglianza costante sulle vittime esercitata da figure maschili che monitorano le aree di sfruttamento ha infatti raggiunto alti livelli di organizzazione. A questa prassi, continua ad affiancarsi quella nota del controllo a vista effettuato da una ragazza o una donna più anziana sulle ragazze, denunciandone allo sfruttatore eventuali mancanze.

ndr: aggiungiamo che come Amici di Lazzaro, abbiamo notato che spesso le sfruttatrici ora sono donne albanesi adulte che “vanno a comprare” le ragazze in Romania, Olanda o Germania.
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