L’eutanasia nasconde il problema di come vivere

Approvata in Spagna, in via definitiva, la legge sull’eutanasia, con 202 voti a favore e 141 contrari: quelli del Partito popolare e di Vox. Una legge, presentata come prioritaria dal governo socialista di Pedro Sanchez, nonostante appaia evidente, proprio in tempo di pandemia, come la richiesta prioritaria della gente sia piuttosto la volontà di vivere e di vaccinarsi, e non certo quella di morire ricorrendo all’eutanasia o al suicidio assistito.

La legge entrerà in vigore tra tre mesi. Potranno accedervi le persone che soffrono di malattie incurabili, croniche e invalidanti; oppure i pazienti in fase terminale; o coloro che non hanno alcuna speranza di godere di una vita dignitosa a causa di sofferenze intollerabili. Tutti costoro potranno porre fine alla propria vita, sempre che lo facciano in modo cosciente, volontario e informato. Potranno ricorrere all’eutanasia autonomamente o con l’aiuto di qualche familiare, amico, conoscente che sia disponibile; ma sempre sotto la supervisione medica. Debbono essere in ogni caso maggiorenni, e potranno essere cittadini spagnoli o stranieri che abbiano la residenza legale in Spagna almeno da 12 mesi. Se si tratta di una persona non cosciente può ricorrere ugualmente all’eutanasia, purché abbia firmato un documento di istruzioni, testamento biologico, direttive anticipate o documenti equivalenti legalmente riconosciuti.

La prassi descritta dalla legge in questione prevede che, dopo la prima richiesta, il medico responsabile del caso deve impegnarsi ad accompagnare il soggetto che desidera porre fine alla sua vita in un processo in cui vengano illustrate al paziente, oltre alla sua diagnosi, tutte le diverse possibilità terapeutiche e i possibili risultati, comprese le cure palliative. Il medico dovrà assicurarsi che abbia capito tutte le informazioni che gli vengono fornite e il paziente dovrà confermare la sua volontà per quattro volte; il tutto dovrà inoltre essere registrato nella cartella clinica. Il paziente può cambiare idea in qualsiasi momento.

Durante questo processo in cui medico e paziente elaborano idee e convinzioni, fino a che il paziente matura in modo definitivo la sua decisione, il caso verrà trasmesso all’esame di una commissione – ce ne sarà una per ogni Comunità autonoma e città -, che valuterà se la richiesta è giustificata e informerà il medico responsabile della procedura, affinché possa procedere all’eutanasia e facilitare il suicidio. La morte del paziente potrà avvenire in centri sanitari pubblici, privati o sovvenzionati o a domicilio del paziente. Tutti gli operatori sanitari direttamente coinvolti nel suicidio assistito del paziente possono esercitare il loro diritto all’obiezione di coscienza, che ovviamente va espressa in anticipo e per iscritto.
Eutanasia legale, il sentire popolare in Spagna

Secondo un recente sondaggio, l’87% dei cittadini spagnoli erano favorevoli all’eutanasia, ma il dibattito in Aula ha invece evidenziato profonde discrepanze ideologiche tra maggioranza e opposizione, di cui fanno parte i Popolari (Pp) e Vox, che vedono nella norma una “aberrazione morale” e puntano invece a un rafforzamento globale delle cure palliative. Pp e Vox hanno già annunciato la presentazione di un ricorso di incostituzionalità contro la legge e chiederanno la sospensione della norma fino a quando la Corte costituzionale non si pronuncerà in merito. Il portavoce del Pp, Jose Ignacio Echa’niz, durante il dibattito in Aula ha affermato che la legge sull’eutanasia non è stata affatto pensata per casi eccezionali, ma rappresenta invece una sorta di sollecitazione rivolta alle persone più vulnerabili. E, secondo lui, spingere queste persone verso l’eutanasia è un grave atto di negligenza sociale. E ha proposto di investire in una legge sulle cure palliative.

Viceversa i socialisti, per bocca del primo ministro Pedro Sanchez, hanno affermato che con l’approvazione della legge sull’eutanasia la Spagna è un Paese “più umano, più giusto e più libero”. Per lui si tratta di una legge “ampiamente richiesta dalla società” e ha ringraziato “tutte le persone che hanno lottato instancabilmente perché il diritto a morire con dignità fosse riconosciuto anche in Spagna”.

Con l’approvazione di questa legge la Spagna diventa il quarto Paese europeo e il settimo al mondo ad avere una norma che consente esplicitamente l’eutanasia nelle sue diverse forme. In Europa c’è una legge analoga solo in Olanda, Belgio e Lussemburgo. In Svizzera il suicidio assistito è consentito per un vuoto giuridico, mentre la legge, approvata in Portogallo pochi mesi fa, è stata bloccata dalla Corte costituzionale per “mancanza di densità normativa”.

Se teniamo conto che molti dei deputati durante la loro campagna elettorale avevano risposto al video appello “Libres hasta el final” realizzato anche con il contributo dell’Associazione Luca Coscioni, non stupisce che in Italia tra i primi a rallegrarsi per l’approvazione della legge sull’eutanasia in Spagna ci sia stato proprio Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che ha affermato: “La Spagna, nonostante la pandemia, ha fatto in sei mesi ciò che il Parlamento italiano non è riuscito a fare in oltre 7 anni: avviare la discussione in Commissione parlamentare e arrivare all’approvazione di una legge che legalizza l’eutanasia”.
Eutanasia, la situazione in Italia

In Italia l’attuale situazione della pandemia sta mettendo in evidenza una ben diversa situazione: la priorità è decisamente un’altra. Il governo è alle prese con un Piano nazionale vaccinale da attivare in tutti i modi possibili. Sta reclutando vaccinatori tra tutte le professioni sanitarie, ovviamente cominciando dai medici, anche dai più giovani, mobilitando gli infermieri e selezionando location di grandi dimensioni per sveltire processi e procedure. La gente vuole vivere e chiede a gran voce un vaccino sicuro, che possa essere somministrato il prima possibile e con il maggior livello di sicurezza di cui oggi si disponga.

Nonostante le misure di sicurezza che hanno messo in rosso almeno 10 regioni e le altre più o meno tutte in zona arancione, continuano i contagi e quel che è peggio i decessi. Il Governo italiano è impegnato a tutelare la vita degli italiani, a cominciare dai più fragili, e non stupisce che non abbia ancora dato seguito alla richiesta della Corte costituzionale, quando ci chiedeva di legiferare in materia di suicidio assistito, certamente non per legalizzarlo e diffonderlo, ma per non penalizzare chi di fatto assisteva una persona giunta a condizioni estreme. Mai nella famosa sentenza della Corte costituzionale italiana si parla di eutanasia e invece si fa ripetutamente riferimento alle cure palliative.

E proprio ieri, in occasione dell’undicesimo anniversario della legge sulle Cure palliative, la legge 38 del 2010, il Senato ha approvato all’unanimità una mozione che ne ricorda tutto il valore e ne denuncia, nonostante alcuni indubbi progressi, l’ancora scarsa applicazione sul territorio nazionale. A cominciare da quelle Rsa in cui sono stati tanti, tantissimi, i morti a causa del Covid-19; qualche volta forse sono morti a causa della solitudine in cui sono stati lasciati per una strana interpretazione del concetto di protezione. Le persone volevano vivere, volevano essere assistite e oggi diremmo: volevano essere vaccinate! Questa è l’attuale priorità del Governo italiano.

Chiara e forte si è alzata anche la voce di monsignor Paglia nel suo duplice ruolo di presidente dell’Accademia per la vita e di Capo della commissione del ministero della Salute per la revisione delle politiche di assistenza socio-sanitaria per gli anziani: “Dobbiamo essere umani, stare accanto a chi soffre, non lasciarlo nelle mani di una disumanizzazione della medicina o nelle mani dell’industria eutanasica”. E ha aggiunto: “Occorre diffondere le cure palliative. Non l’anticamera dell’eutanasia, ma una vera cultura palliativa del farsi carico dell’intera persona, in un approccio olistico. Quando non si può più guarire possiamo sempre curare le persone. Non dobbiamo anticipare il lavoro sporco della morte con l’eutanasia. Alla diffusione di una vera e propria cultura eutanasica, in Europa e nel mondo, si deve rispondere con un approccio culturale diverso. La sofferenza e la disperazione dei malati non vanno ignorate. Ma la soluzione non è anticipare la fine della vita. La soluzione è prendersi cura della sofferenza fisica e psichica”.

Ed è su questo punto che siamo tutti concentrati: potenziare e diffondere le cure palliative, come ha ribadito anche il ministro Speranza, intervenendo proprio ieri in un incontro con le due commissioni Sanità di Camera e Senato, per parlare del Piano nazionale di resilienza e ricostruzione (Pnrr), attuale priorità del governo Draghi.


Paola Binetti – Il Sussidiario

Aiutaci donando con PayPal, Bancomat o Carta di credito