L’eutanasia, un incubo per i più deboli

L’AIA – “La strada della morte è stata aperta nel 1971, quando l’Associazione dei medici olandesi ammise l’aborto. Fu così rimosso il pilastro dell’etica professionale, la difesa della vita umana senza condizioni. Allora, l’Associazione dichiarò solennemente che non avrebbe mai tollerato l’eutanasia. Due anni dopo, un tribunale già proscioglieva il primo dottore che aveva affrettato la morte di sua madre. Nel 1981, l’Associazione medica cedeva sulla morte per pietà”. Anziano e malato di Parkinson, il dottor Karel Gunning non ha perso la sua forza polemica. E’ ancora, come da anni, il presidente della Federazione Mondiale dei Medici che rispettano la Vita. – Lei contesta le cifre ufficiali, che parlano di 3200 eutanasie l’anno… “Sono i casi che l’Olanda chiama eutanasia, ossia l’uccisione del paziente su sua richiesta. Ma già nel 1991, il cosiddetto Rapporto Remmelink stabilì che, su centotrentamila decessi annui in Olanda, ben ventimila (il quindici per cento del totale) riguardavano casi in cui il medico aveva preso misure ’terapeutiche’ con l’obiettivo, primario o secondario, di mettere fine alla vita del paziente. Nel 1995, un più aggiornato rapporto ufficiale ha mostrato che da ventimila, i casi di uccisione semi-intenzionale erano saliti a ventiseimila, un aumento del venticinque per cento. E i casi di ciò che si chiama eutanasia in Olanda erano passati da duemila a tremila, una crescita del trenta per cento”. – Inevitabile? “Per forza. E’ un piano inclinato. Quando si accetta di uccidere in un singolo caso, come ’unica soluzione’, si finirà per trovare centinaia di altri casi in cui la ’soluzione’ di uccidere diventa accettabile. All’inizio occorreva l’esplicita richiesta del paziente; adesso si possono sopprimere i comatosi e i bambini con gravi malformazioni. Prima, l’eutanasia era ammessa solo su pazienti terminali. Ma già nel 1991 uno psichiatra di nome Chabot fu prosciolto, dopo aver provocato la morte di una donna di cinquant’anni che soffriva di depressione psichica. Poi, in un altro caso, l’eutanasia ha ’beneficiato’ una ragazza di venticinque anni, sofferente di anoressia mentale. E di recente un un senatore socialista ottantenne, Brongersma, ha chiesto e ottenuto di essere ’terminato’ non perché fosse malato o depresso, ma perché era stanco di vivere”. – Dunque la legge, pur molto permissiva, è già superata dai fatti. “La mentalità di morte è diventata la norma fra i medici olandesi. Conosco un internista che curava una paziente con cancro ai polmoni. Arriva una crisi respiratoria, che rende necessario il ricovero. La paziente si ribella: non voglio l’eutanasia, implora. Il medico l’assicura, l’accompagna lui stesso in clinica, la sorveglia. Dopo trentasei ore, la paziente respira normalmente, le condizioni generali sono migliorate. Il medico va a dormire. Il mattino dopo, non trova più la sua malata: un collega gliel’aveva ’terminata’ perché mancavano letti liberi”. – C’è da aver paura. “Infatti la gente ha paura. So di un malato di Alzheimer ricoverato in una casa per non autosufficienti. Una settimana dopo, la famiglia lo trova in stato di coma. Sospettano qualcosa, e così lo fanno trasportare all’ospedale, dove il paziente si riprende dopo l’infusione intravenosa di tre litri di liquido. Era stato lasciato disidratato. E’ vissuto, per quanto ne so, almeno un altro anno”. – E lo facevano morire di sete. “Un collega m’ha raccontato questa: vecchio paziente ospedalizzato, in agonia. Il figlio chiede ai medici di ’accelerare il processo’, in modo che il funerale del padre potesse aver luogo prima della sua partenza per le ferie all’estero, già prenotate. I medici eseguono, giù con la morfina. Ma qualche ora dopo, il paziente si siede sul letto, è persino di buonumore. Finalmente, aveva avuto la somministrazione di morfina sufficiente per calmare i suoi dolori, e stava meglio! Episodi del genere si raccontano fra medici come fossero normali. Come fosse normale uccidere un paziente per compiacere i familiari”. – Insensibilità, abbandono terapeutico, eutanasia per futili motivi: ma come può accadere nella civile Olanda? “Un incubo. Io ho proposto una petizione all’Onu per un’aggiunta alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo che suoni pressappoco così: Ogni Stato ha il dovere di proteggere le vite di tutti i suoi cittadini senza discriminazioni. Intanto, con la nuova legge, c’è chi pensa di proteggersi tenendo in tasca una dichiarazione, in cui nega il diritto a compiere eutanasia su di lui. Misura precauzionale, se si viene ricoverati in stato d’incoscienza”. di Maurizio Blondet [Da “Avvenire”, 5 dicembre 2000]