L’identità di genere vuol cancellare la differenza sessuale

Assomigliano a un appello le parole pronunciate da Cristina Comencini. Regista scrittrice e sceneggiatrice,Comencini è un’esponente di spicco della cultura italiana. Fu tra le donne che diedero vita al movimento femminista ‘Se non ora quando’. E nel maggio di quello stesso anno intervenne in piazza Navona alla manifestazione a favore della proposta di legge per introdurre la componente dell’omofobia tra le aggravanti per i reati di aggressione, (quindi in qualche maniera ha idee opposte a noi cattolici su alcuni temi NDR).
Nessun dubbio sulle sue convinzioni femministe e dunque «nessuno si permetta di accusarmi di essere contraria a una legge sull’omofobia». Eppure nel web e sui social monta l’intolleranza contro chi ha dubbi sul ddl Zan.

«Aprire una discussione su una legge che ha alcuni aspetti controversi non è un attacco a diritti sacrosanti», dice Comencini, che insieme ad altre centinaia di intellettuali ed esponenti della società civile, di area progressista,nei giorni scorsi ha scritto un documento per sottolineare le criticità.

Ha subìto attacchi per il fatto di aver firmato l’appello?
Personalmente non sto sui social, ma ho saputo di attacchi veementi e di criminalizzazioni di chi in queste settimane ha sollevato obiezioni. La logica dei due schieramenti contrapposti è inaccettabile, oltre che schematico e violento. Non è un muro contro muro, non c’è un gruppo che vuole affossare la legge e un altro che ha la missione di difenderla

Riassuma i dubbi presentati nel documento dei progressisti.
Primo: Non siamo d’accordo nell’accostare la tutela delle donne a quella degli omosessuali e transessuali,così come previsto nella legge Zan. La misoginia appartiene ad altri schemi culturali, la si combatte in altri modi. La stessa osservazione riguarda i disabili.

La seconda obiezione riguarda la parola ‘genere’ (la legge Zan elenca le discriminazioni e le violenze per motivi legati «al sesso, al genere,all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità », definendone i contorni in modo che è stato oggetto di polemiche, ndr). Il ddl Zan introdurrebbe una sovrapposizione del concetto di ‘sesso’ con quello di ‘genere’, con conseguenze contrarie all’articolo 3 della Costituzione per il quale i diritti vengono riconosciuti in base al sesso e non al genere. La definizione di ‘genere’ contenuta nel testo crea una forma di indeterminatezza che non è ammessa dal diritto.

Inoltre ‘identità di genere’ è l’espressione divenuta il programma politico di chi intende cancellare la differenza sessuale. È un articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica.

Come scriviamo nel nostro documento, c’è il rischio che prevalgano visioni che anche in altre parti del mondo hanno aperto un conflitto rispetto all’autonomia delle donne.

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