L’imbroglio del transumano base dell«identità di genere»

L’architrave del ddl Zan è solo l’esito ultimo di un’ideologia che punta acambiare la nostracondizione La cancellazione della differenza sessualeconsegna al mercato un individuo perfettamenteneutro, soggetto fluido,precario assoluto. Perfino nel suo corpo L’allattamento maschile èunapratica già piuttosto diffusa nel mondo occidentale, in particolare negliStati Uniti: attopolitico-performativo e/o feticismo autoginefilo, senzatroppe differenze. Indurre la produzione dilatte in un maschio non è cosìdifficile, basta l’assunzione off label e in dosi adeguate diungastroprotettore piuttosto comune. Esiste anche la chirurgia di’nullificazione del sesso’ per personenon-binary: interventi demolitivi cherimuovono del tutto i genitali senza nemmeno abbozzare quellidel sessoopposto, conferendo al pube l’aspetto di quello di una bambola. Venduta – atarifferagguardevoli – come libertà, ricorda l’orrore delle mutilazioni genitali.Ecco il transumanesimo.Meglio distrarsi dai dettagli, per quantostupefacenti, e osservare il quadro d’insieme.L’orizzonte transumano sembra orientare sempre di più la proposta progressista: il vuoto delfine-guerra fredda si èprogressivamente colmato di un dirittismo individualistico ossessivo. Modellodi ogni libertà diventa potersi resettarsiin radice, nel corpo, manipolando e riconfigurando i propricaratteri sessuali primari e secondari o avventurandosi inpercorsi di ibridazione almeno simbolicacon le altre specie, e perfino con il non-vivente.Ma le geografie politiche otto-novecentesche – destra e sinistra – non danno adeguatamente conto delquadro.Prendiamo la Spagna. Il Psoe, maggiore partito della sinistra, si oppone alla libera identitàdi genere, o self-id, ma non alcommercio di ovociti (quel Paese è il più grande fornitore d’Europa).Non è raro vedere nelle università grandi cartellipubblicitari per cooptare ragazze che non riesconoa pagarsi gli studi. D’altro canto l’utero in affitto è sempre stato uncavallo di battaglia diCiudadanos, formazione di destra.S ui temi transumani la faglia destra-sinistra si muove a zig zag. E non basta nemmeno, come per altritemi sensibili,parlare di trasversalità. La bandiera, certo, è tenuta più alta da una sinistra che aquanto pare non trova altri contenutiper significare la propria vocazione al progresso, e cavalca iltransumano come un destino ineluttabile: si veda l’ultima,iconica cover dell’Espresso con il transmanincinta. Il popolo di sinistra spesso non capisce ma si adegua,autocensurandosi ed evitando la rognadel libero pensiero ‘ uncorrect’. Dal canto suo, la destra tende ad arroccarsi suposizioniesasperatamente conservatrici che si spingono fino al rifiuto della ‘semplice’ omosessualità.L’alternativa alprogetto transumano non può venire di qui.E da dove, allora?


Il fatto è che questo progetto è in larga parte business, il che complica ulteriormente il quadro.Qualcuno ha calcolatoche ogni bambina/o transitato verso l’altro sesso può fruttare a Big Pharma unamedia di 1 milione e 300mila dollari interapie ormonali a vita e per inevitabili patologie iatrogene(esclusi interventi chirurgici ed eventuali complicazioni).Non è strano che la propaganda dei transattivisti punti alle scuole per introdurre prima possibile lalibera scelta delgenere e la cosiddetta ‘carriera alias’, ovvero la possibilità di esserericonosciuti e chiamati con nomi e pronomicorrispondenti al genere di elezione, diversi da quellianagrafici. In Canada, paradiso del transumanesimo, nelle scuoleè stato ingaggiato Gegi, magicounicorno che non solo aiuta i bambini a scegliere ma insegna anche, da amico delcuore, comedifendersi da genitori impiccioni che provino a mettere i bastoni fra le ruote.I profitti di Big Pharma però sono il meno.La questione del business transumano è molto più complessa e nessuno l’ha spiegata meglio del filosofoIvan Illich,padre dell’ecologismo contemporaneo, che nel 1984 in Gender aveva profetizzato il «sognofuturista di una societàmoderna in cui le persone sono plastiche, e le loro scelte di di- ventaredentisti, maschi, protestanti o manipolatori digeni meritano tutte il medesimo rispetto». Illich lochiama «imbroglio unisex » e vede l’annullamento della differenzasessuale come «un cambiamento dellacondizione umana che non ha precedenti » e che si rende necessario perché ladifferenza sessuale,«segno caratteristico della civiltà tribale e contadina», è ritenuta un «ostacolo allo sviluppo».«Lascomparsa del genere – aggiunge – è la condizione decisiva dell’ascesa del capitalismo e di un modo divivere chedipende da merci prodotte industrialmente»: se all’economia di sussistenza corrispondonodifferenza sessuale erelazioni, il mercato chiede l’individuo neutro. Illich gli dà il nome dineutrum oeconomicum, «soggetto su cui si basa lateoria economica ». Un soggetto fluido, flessibile,fungibile. Un precario assoluto, perfino nel corpo, soggetto-oggettoperfetto per il neocapitalismoliberale, in una logica del profitto senza regole, limiti o contrappesi.T radizionalmente la difesa dei capitalisti e del business sarebbe un lavoro della destra, non dellasinistra. Qui inapparenza sta capitando il contrario.Ma le cose sono ancora più complicate. In effetti i più grandi capitalisti che la storia umana abbiamai conosciuto, capidelle aziende hi-tech della Silicon Valley (Google, Amazon, Facebook…) – icosiddetti capitalisti della sorveglianza,come li chiama Shoshana Zuboff -, ostentano un lookdecisamente progressista. Posizionandosi dalla parte giustadella Storia, Mark Zuckenberg alla fine habannato Donald Trump. Eppure non aveva disdegnato di farci affari, vedi loscandalo CambridgeAnalytica. Business is business.Il diritto di fare profitti multimiliardari sfruttando i nostri dati sensibili ( big data) fa leva suun perfetto indifferentismopolitico rivestito di progressismo. In realtà destra, sinistra, perfino lademocrazia non contano più nulla se provano aostacolare il profittevole lavoro degli algoritmi. Inostri avatar social somigliano ai nuovi avatar di carne post-umani,corpi ‘liberamente’ smontati eriassemblati in identità alias.N el suo Il capitalismo della sorveglianzaZuboff chiarisce che il vero obiettivo delle aziende dellaValley non è tantoscrutare i nostri comportamenti quanto piuttosto influenzarli e modificarli per massimizzare i profitti. A quanto pare lavorare sui comportamenti non basta più: anche i nostri corpi,comeprofetizzato da Illich, vanno modificati per le ragioni del profitto. I social ci fanno sentireliberi, e anche la guerra controil corpo nella nuova dimensione onlife – definizione del filosofodella comunicazione Luciano Floridi -, ambiente dellenuove generazioni, viene venduta come libertà.I l transumanesimo si presenta come una cosa nuova: non lo è affatto. Appare come futuro ma è solol’ultima – forsel’estrema – figura fenomenologica e glitterata di un passato brutale e arcaico.L’uomo che allatta è la perfettarappresentazione di quel moto invidioso delle origini che ha datovita all’oppressione patriarcale. La negazione dellarealtà del corpo – questa volta in direzione diun impalpabile percepito, l’«identità di genere» – è una mossa antica ereiterata nei millenni.È rinascere dalla testa maschile purificati dalla materia femminile. La stessa storia di sempre.M a il transumanesimo non è affatto un destino ineluttabile. L’alternativa è lì dove è sempre stata,se la si fosse volutavedere. È ricominciare dal punto in cui si è generato l’errore capitale: l’averfatto della donna l’Altro, l’eccentrico el’abietto, per fare largo a un unico Soggetto sessuato almaschile. L’alternativa è ripartire da quella relazione materna,aggredita ovunque, che oggicostituisce l’estremo punto di resistenza. Se il soggetto del transumanesimo è l’individuoassolutoirto di diritti, quello del neoumanesimo è più donna che uomo. Meglio: è l’inscindibile duerappresentato dallarelazione materna, l’atomo non divisibile di una nuova possibile civiltà umana aradice femminile.C i si deve porre in ascolto autentico delle donne, non limitarsi alla graziosa concessione didiritti. Si deve guardarequello che stanno facendo in difesa delle bambine e dei bambini, figli realie simbolici, di loro stesse, della continuitàdella vita. Si deve saper riconoscere che la posizionedella donna non è ai margini, dove è stata sospinta. Che le donnenon sono una minoranza – come ladefinisce strabicamente il ddl Zan -, bisognosa di tutela e di politiche inclusive. Lanatura hacollocato la donna al centro insieme al figlio. Ne ha fatto la madre del mondo. Sono capaci gli uominidiaccettare questa centralità e questa autorità femminile, che è al contempo cura, e di mettersi inascolto autentico delledonne? Perché altra strada non c’è. RIPRODUZIONE RISERVATA Su questi nodi lafaglia culturale destra-sinistra simuove in modo imprevedibile Né l’ossessivo «dirittismo»individualistico né il rifiuto dei temi più controversi offronorisposte a un progetto dimanipolazione senza precedenti L’estremo punto di resistenza è l’insuperabile relazionematerna,fondamento di un neoumanesimo a radice femminile.
Marina Terragni – Avvenire

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