L’indemoniato e l’azione di satana su di lui (Don Dolindo)

Prima di tutto santificare le anime

Il grande segreto dell’organizzazione della Chiesa sta tutto nella vita della grazia e nell’effusione dello Spirito Santo; occorre santificare, prima di tutto santificare le anime. Se si formasse un esercito di anime sante, si formerebbe un vivaio di grandi piantagioni, e si avrebbe per incanto il rimboschimento, diciamo così, delle aiuole della Chiesa isterilite dal soffio bruciante del mondo, del demonio e della carne.
(Padre Dolindo – Servo di Dio)
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L’indemoniato e l’azione di satana su di lui

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Passato all’altra riva del lago, Gesù approdò di fronte a Cafarnao nel paese dei Geranesi, e subito gli si fece incontro dalle caverne sepolcrali dove abitava, un indemoniato. Era senz’abiti, furioso, terribile, e gridava con voce rauca e cavernosa che risuonava paurosamente tra i monti.
Quell’indemoniato, seguito dal compagno, aveva una voce unica con quella dell’altro disgraziato che gli correva dietro; gridavano in due e sembrava un solo identico clamore, perché era satana che gridava.
Gridavano e correvano verso Gesù, con un atteggiamento di timore terribile che stupiva quanti li conoscevano, perché nessuno aveva mai potuto domarli, e avevano spezzato le stesse catene di ferro e i ceppi con i quali avevano tentato di avvincerli. Stavano sempre sui monti o in quelle caverne, gridavano e si laceravano le carni con le pietre, inebetiti e nello stesso tempo furiosissimi, dagli occhi smarriti e feroci nel medesimo tempo, ringhianti come belve. Essi, come se fossero stati un solo uomo, con gli stessi gesti e la stessa voce si prostrarono, adorarono Gesù, lo dichiararono Figlio di Dio, e lo scongiurarono per Dio a non tormentarli, obbligandoli ad abbandonare quegl’infelici.
Come poterono confessare Gesù Cristo Figlio di Dio, e nello stesso tempo scongiurarlo per Dio a non tormentarli?
Satana avvertiva la potenza divina che lo scacciava, e non voleva lasciare la carne che si dilettava a tormentare; chiamava Gesù Figlio di Dio ma non ne era certo, e lo chiamava per capirne la rivelazione; vedeva che Egli amava Dio immensamente e, nell’incertezza che fosse Egli stesso Dio, lo supplicava, per quell’amore, di non scacciarlo da quei corpi.
Quei poveri indemoniati che supplicavano di rimanere tali; erano l’immagine viva degl’impuri, i quali, pur essendo tormentati dalle loro vergognose passioni, rifuggono dall’emendarsene, e scendono anche, a volte, ad atti di superstizione per conservare i tristi legami che li attanagliano! L’impuro rifugge dalla conversione, anche quando sembra che la desideri davvero; dice di voler fuggire l’occasione e s’illude di farlo quando non l’ha vicina, ma se la trova non vuol resistere e si lascia trascinare dalla passione. È una cosa penosissima!
Gesù Cristo domandò al demonio qual nome avesse, ed egli rispose che si chiamava legione, perché erano in molti.
La legione romana era formata da cinque o seimila uomini; erano dunque numerosissimi gli spiriti maligni che ossessionavano quegl’infelici, eppure ne possedevano i centri nervosi come se fossero stati uno solo. Essi supplicavano Gesù almeno a non scacciarli da quel paese, il che ci fa capire che avevano stabilito nei poveri indemoniati come il loro quartiere, dal quale partivano per nuocere a quegli abitanti, corrotti e pagani nei loro costumi. Gesù Cristo continuava a comandar loro di andar via, ed essi gli domandarono in grazia d’invadere la mandria dei porci che pascolavano quasi a picco sul lago, in numero di circa duemila. Il Redentore lo permise loro, perché quella mandria era un’infrazione della legge mosaica, e subito quegli animali, presi da grande furia, come se un uragano li avesse agitati, si precipitarono nel mare e annegarono. I guardiani, terrorizzati, fuggirono in città, e raccontarono quanto era accaduto, facendo concorrere una gran folla da Gesù. Quella gente avrebbe dovuto ringraziarlo di aver liberato il paese dal flagello di quegl’indemoniati, e invece lo pregò di allontanarsi da loro. Solo uno degl’indemoniati che era stato liberato, forse a nome anche del compagno, gli domandò di seguirlo; ma Gesù non lo volle, ingiungendogli invece di andarsene a casa, e far constatare ai parenti la grazia ricevuta. Egli, infatti, obbedì, e divenne propagatore delle meraviglie di Dio e del Redentore in tutta la Decapoli.
Quale differenza tra il soave possesso dell’anima nostra da parte del Signore, e l’invasione del corpo da parte di satana! Lo spirito immondo non può penetrare direttamente nel santuario dell’anima, ma può renderla come prigioniera, possedendo il corpo.
Esso, come serpente velenoso, cerca d’incantare i sensi, e soprattutto i centri nervosi, allontanando l’anima dalla preghiera, e inducendola a indulgere alle soddisfazioni materiali.
Quanto è diverso il possesso di Dio in un’anima, e quanto è soave la grazia che la conduce, la rafforza, la spinge fino alla Meta eterna! Dio illumina l’anima con una luce interiore che non abbaglia, ma la ridesta dal sonno quasi come la riposante luce del mattino. L’alletta con armonie quasi impercettibili di bene che le fanno sentire la felicità di amarlo, ed essa gode una pace che le dà il senso della libertà, e la fa respirare quasi a pieni polmoni, come sulle altezze profumate dei monti fecondi.
I cittadini di Gerasa, quando andarono da Gesù, videro colui che era stato vessato dal demonio seduto, vestito, e sano di mente; dunque, prima era agitato, spogliato di tutto e frenetico. Chi sta con Dio è in pace, è rivestito di grazia e ragiona, mentre chi si lascia ingannare da satana perde ogni tranquillità, è spoglio dei beni spirituali e non ragiona, pur presumendo di essere l’unico che ragiona! Mandaci il tuo Santo Spirito, o Signore, riempici d’amore, possiedici tutti, e non permettere che satana penetri in noi e c’inganni, inducendoci nelle sue tentazioni.
(Padre Dolindo – Servo di Dio)

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