Listini e quotazioni: è lʼoro degli ovociti

Cercare donne giovani e sane disposte a cedere i propri ovociti negli Stati Uniti è facile quasi come mettere in vendita l’auto usata o trovare una casa da affittare. Sul Web le bacheche per gli annunci sono piene di inserzionisti interessati a offrire lauti compensi in cambio di ovociti “freschi”. I più ricercati sono quelli di etnia asiatica, ebrea e indiana per i quali c’è chi è disposto a pagare anche fino a 50mila dollari. Il prezzo lo fa il mercato. La terminologia utilizzata,negli Usa come in Australia Canada e Inghilterra, ruota attorno al concetto della donazione volontaria: le donne – è il messaggio che si fa passare – concedono i propri ovociti solo per aiutarne altre a realizzare il sogno di avere un bambino sicché il denaro loro offerto è una ricompensa per il tempo concesso a favore di un progetto di felicità, un semplice atto di gratitudine. Ma non è quello che viene a galla leggendo,per esempio, le condizioni contrattuali imposte a chi decide di entrare a far parte di uno deitanti progetti di “donazione” messi a puntodalle banche di ovociti. La ricompensa varia aseconda del numero di cicli di stimolazione ovarica a cui ci si sottopone: si parte daun minimo di 7mila dollari per chi affronta il percorso una sola volta finoai 3040mila per chi lo ripete sei volte, soglia che qualche centro porta fino a sette. Cifre importanti, soprattutto se paragonate a quelle elargitedalle banche del seme ai donatori disperma che ricevono appena 30-35 dollari a provetta. L’importo degli ovociti può lievitarese la “donatrice” risponde a determinate caratteristiche socioculturali. «Extraordinary conception», agenzia internazionale di origine californianache si preoccupa di cercare ovociti e,eventualmente, anche madri surrogate, eroga un bonus alle ragazze iscritte alle università più prestigiose degliStati Uniti. Il valore aggiunto di un ovocita prodotto da una studentessa “dialto livello” sta nella possibilità che ilnascituro possa prendere in eredità genetica anche un buono standard diquoziente intellettivo. Il centro non èl’unico nel suo genere a credere in questa opzione: diverse sono le banche diovociti che pubblicano inserzioni sulle riviste universitarie. Il target di riferimento è proprio quello ideale per la”donazione” trattandosi, in genere, diragazze tra i 19 e i 23 anni (gli ovociti delle trentenni valgono già meno).All’interno dei campus – aggiungiamo noi – è inoltre sicuramente più facile trovare giovani interessate a valutare opzioni di guadagno veloce e una tantum per pagare retta, libri, viaggi e vestiti.Oltre al grado di istruzione, sul valore degli ovociti, come accennato, incide in maniera sempre più consistente l’etnia di appartenenza della “donatrice”. Nel mercato americano sono ricercatissime, e per questo ben pagate, quelle diorigine indiana e asiatica, in particolare cinese, giapponese e coreana. Più ancora valgonogli ovociti generati da ragazze ebree.
Le coppie israelite che ricorrono alla fecondazione assistita chiedono di utilizzare esclusivamente ovociti di accertata origine ebraica perché, come è noto, l’ebraismo si trasmette per discendenza matrilineare. Ciò non solo fa crescere dialmeno sei volte il normale valore degli ovociti portandolo fino a 50mila dollari ma innesca una sorta di turismo riproduttivo che daTel Aviv spinge le giovani “donatrici” verso gliStati Uniti.La riscossione del compenso, in genere, avviene in due tranche: la prima a inizio trattamento,la seconda dopo il trasferimento dell’ovocitafecondato nell’utero della madre che porteràavanti la gravidanza. Nel caso in cui gli ovuliprodotti con riuscissero ad essere fecondati ilpagamento della somma pattuita potrebbe essere ribassato. All’inizio del processo alcunicentri offrono una polizza che assicuri le ovaiedella “donatrice” che potrebbero, più o menopesantemente, risentire delle ripercussioni provocate dalle stimolazioni ovariche. La copertura assicurativa per un solo ovaio si aggira attorno ai 2.500 dollari; tra i 5 e i 7 mila quellaper entrambe le ovaie. Tutte le spese sono a carico della coppia cheintende accedere alla provetta, quelle medichecome anche quelle di viaggio e alloggio per la”donatrice” e del suo eventuale accompagnatore. Un capitolo a parte è rappresentato daiservizi extra che i futuri genitori possono scegliere dal listino. Tra questi c’è lo screening psicologico (450500 dollari), laconsulenza genetica (150300 dollari),la rettifica del contratto in sede legale(500 dollari). Si fa presto (e male) a parlare di donazione degli ovociti, come qualcuno ora prova a fare anche in Italia: quellomesso in piedi negli Stati Uniti è un vero mercato globale del corpo, con tanto di indotto, che potrebbe attecchireovunque nel mondo, dove già non c’è. Quanto al nostro Paese va ricordato cheda più di due anni è fermo presso la Presidenza del Consiglio l’iter di recepimento di normative europee che, se attuate, regolerebbero anche da noi la selezione dei donatori di gameti dal punto di vista sanitario. È solo in virtù diquesto stallo – dopo il via libera delGarante della privacy, del Consiglio superiore di sanità e della Conferenza StatoRegioni – che da noi non è partita una vera e propria campagna per la donazione dei gameti: se non ci sono i criteri clinici per la selezione dei donatori il Ministero, ovviamente, non può avviare alcuna promozione. Per questo motivo diverse cliniche italiane che praticano la fecondazione eterologa e, in alcuni casi, direttamente le amministrazioni regionali si rivolgono all’estero, importando gameti della cui effettiva gratuità è lecito dubitare. Angela Napoletano Avvenire

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