L’uomo di fede non teme di nulla (Don Dolindo)

Voi capite da questo che vi dico, figli miei, che quello che voi chiamate tanto facilmente fede, non è altro che apparenza, è una professione tradizionale, che è fuori della coscienza, che rimane nel cuore come un mobile inutile, come una macchina inerte nella propria casa. Sta là perché ce l’hanno posta, ma nessuno praticamente se ne serve. Si vive nella casa, si opera, si agisce, ma la macchina che dovrebbe essere il centro dell’azione, è sempre inerte in un cantuccio, anzi tutti quelli che entrano in casa la riguardano come un ingombro ozioso, del quale sarebbe meglio liberarsi. È così che alle prime contraddizioni, questa misera fede, che non merita questo nome santissimo, è cacciata via, e senza novità, senza difficoltà, la casa rimane in fondo quella che era prima. Tanti cristiani perdono la fede perché non l’hanno mai avuta; la contraddizione, la prova, la tribolazione li esclude da quella fede che non hanno vissuta. Se l’avessero vissuta, essi si sarebbero trovati, nelle medesime tempeste, come sulla cima del monte elevato. Per la fede il mondo cambia completamente aspetto, e chi ha la forza di averla è veramente un dominatore di tutte le forze che lo circondano. Sicuro di Dio, sicuro della sua potenza, l’uomo di fede non teme di nulla, trova in tutto la sicurezza, vive in un campo superiore: per questo è scritto che il giusto vive di fede.
(Padre Dolindo – Servo di Dio)

Annunciazione del Signore
Quand’ecco giunse un angelo di Dio Una gran luce invase la stanzetta e la fece trasalire. In quella luce splendeva più fulgido un angelo di Dio. Maria non si turbò e non temette, perché era abituata alla compagnia degli angeli; ma si accorse che quel celeste messaggero non era come gli altri, in quel momento. Non aveva un aspetto di maestà, ma sembrava prostrato in riverente ossequio; rifulgeva di luce più grande, poiché portava il più grande messaggio che sia stato mai portato dal Cielo in terra; ma la sua grandezza era velata dall’umiltà.
Sostò per un momento, si curvò e, ammirando il capolavoro di Dio, esclamò: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te; benedetta tu fra le donne. E si fermò adorando Dio che l’aveva fatta così bella, poiché in Lei vedeva i riflessi più luminosi dell’infinita santità.
Maria, l’umilissima Maria si sentiva salutata con parole grandi che per Lei erano incomprensibili; allora si turbò perché quelle parole non avevano eco nel suo Cuore, abituato ad impiccolirsi; erano come un linguaggio sconosciuto per Lei, e pensò che cosa potessero significare. Non sospettò che fossero un elogio, ma temette che fossero un rimprovero, un segno dello scontento di Dio.Maria non si turbò nella visione dell’angelo, come suppongono alcuni, ma nelle sue parole e, non sapendone intendere il significato mostrò fino a qual punto giungeva la sua umiltà! Fu in quel momento di abbassamento interiore che l’angelo la preconizzò Madre di Dio: Ecco, concepirai nel tuo seno un figlio e lo chiamerai Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Il Signore gli darà la sede di Davide, suo padre, e regnerà in eterno nella casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà mai fine. L’angelo disse: Concepirai nel tuo seno e partorirai; dunque, doveva diventare veramente madre; doveva dare nome al suo Figlio Gesù, Salvatore; dunque si compivano i vaticini che annunciarono la salvezza d’Israele e del mondo; il Figlio sarebbe chiamato Figlio dell’Altissimo; e quindi Ella sarebbe stata la Madre di Dio. Avrebbe avuto il regno di Davide in eterno, il vero regno promesso al santo re, il regno della grazia e dell’amore che sarebbe durato in eterno.
Maria rimase pensosa. Ella era sposata a san Giuseppe; aveva promesso a Dio il fiore verginale, e sapeva che l’aveva promesso anche Giuseppe; che cosa doveva fare? Desiderosa solo di compiere la divina volontà voleva sapere come doveva compierla.
Maria, in quel momento, fece un atto di virtù più grande di quello di Abramo e, invece di mostrarsi pronta a immolare il proprio figlio, si mostrò pronta anche a rinunciare alla sua verginale integrità, se così a Dio fosse piaciuto. La Vergine espose solo la sua particolare condizione, e implicitamente quella di san Giuseppe: Ella non conosceva uomo e, dato il suo voto, non poteva conoscerlo se Dio l’avesse voluto, Ella aveva uno sposo vergine che per la sua consacrazione apparteneva a Dio solo; come sarebbe avvenuta la concezione? Ella non poteva rompere il legame che san Giuseppe aveva stretto con Dio, e domandava come sarebbe potuto avvenire il concepimento. Ma l’angelo subito la rassicurò; Ella avrebbe concepito per opera dello Spirito Santo, e la sua verginità, come quella di san Giuseppe, sarebbe rimasta integra. Le parole dell’angelo non furono una semplice affermazione, furono una gran luce, poiché egli parlava in nome di Dio.
Maria in quel momento contemplò la potenza di Dio e vi si abbandonò con un atto di fede illimitata. Non aveva bisogno di sapere altro, non aveva bisogno di scrutare, non volle pensare alle conseguenze esterne di una sua concezione miracolosa; curvò l’intelletto e credé, piegò la volontà e si donò, aprì il cuore e amò d’intenso amore Dio.
L’angelo soggiunse che anche Elisabetta, benché sterile, aveva miracolosamente concepito un figlio, e stava già al sesto mese, perché niente era impossibile a Dio. Era questa la prova umana che dava alla ragione di Maria, perché Dio, nelle sue grandi opere e nelle sue rivelazioni, ha sempre un riguardo delicato per la ragione umana. La fede piena in Lui è in tal modo sostenuta, ed ha una maggiore facilità nel suo slancio.

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