Ma chi ha detto che siamo troppi?

Il catastrofismo è un genere letterario che ha sempre i suoi cultori, e del resto la storia è piena di profeti che hanno annunciato la prossima fine del mondo. Ma da qualche decennio la letteratura catastrofista si accompagna di preferenza alla visione di masse fameliche che si moltiplicano indefinitamente divorando l’intero pianeta con loro. Già negli anni ’60, soprattutto dal mondo anglosassone, sono usciti libri che annunciavano prossime carestie globali dovute all’aumento della popolazione, catastrofi ambientali e umane provocate dalla pressione di uomini irresponsabili. Previsioni tutte ovviamente smentite dai fatti, ma i seguaci di tali dottrine non si danno per vinti. Anche in Italia sono apparsi alcuni di questi profeti e un posto tra loro lo merita il professor Giovanni Sartori, politologo che da tempo sembra aver deciso di combattere il “male dei mali”, cioè la crescita della popolazione. Negli ultimi 15 giorni è intervenuto autorevolmente già tre volte sul Corriere della Sera (l’ultima nell’editoriale di ieri), per dire essenzialmente due cose: la crescita della popolazione sta minacciando il mondo ormai sul punto di scoppiare; la colpa principale è della Chiesa cattolica che si oppone alla contraccezione.

In realtà il professor Sartori dimostra qualche problema con la matematica: ieri, ad esempio, per sostenere le sue tesi è partito citando una proiezione dell’Onu risalente al 1992, che prevedeva per il 2150, a un tasso di prolificità costante, una popolazione di 694 miliardi di persone! Facendo un semplice calcolo scopriamo che ciò equivarrebbe a un aumento medio annuo della popolazione di oltre 4 miliardi e 300 milioni di persone, una cifra semplicemente da fantascienza visto che il massimo incremento annuo di popolazione registratosi all’inizio degli anni ’90 è di circa 90 milioni di persone, e che oggi la popolazione totale del pianeta è stimata intorno ai 6 miliardi. In ogni caso gli interventi hanno acceso una polemica in cui sono intervenuti, sullo stesso quotidiano, Paolo Mieli e padre Piero Gheddo, che hanno contestato le argomentazioni di Sartori-

Ma le tesi del politologo trovano in netto disaccordo anche “catastrofisti” dichiarati come il demografo Antonio Golini, docente all’Università La Sapienza di Roma, e – per le questioni demografiche – rappresentante dell’Italia presso le Nazioni Unite, l’Ocse, l’Unione Europea e altre istituzioni internazionali. Professor Golini, per Sartori ogni male del nostro pianeta sembra dipendere dalla crescita della popolazione. Lei cosa ne pensa? “Non sono d’accordo, trovo esagerato e semplicistico sostenere che la crescita della popolazione è responsabile di tutto. Mi spiego con un paio di semplici esempi: in Italia ci sono 21 milioni di famiglie e 34 milioni di automobili; allora gli intasamenti sulle autostrade dipendono dalle famiglie o dalle automobili? Inoltre, nel nostro Paese per ogni deiezione tiriamo lo sciacquone consumando in media 11 litri d’acqua quando ne basterebbero appena 3. Allora, siamo troppi o sprechiamo troppo? Ma c’è un’altra questione che non condivido…”. Quale? “Sartori si pone il problema di come ridurre drasticamente la popolazione, e risponde: riducendo le nascite. Ma il professore dimentica che la popolazione è un sistema con una forte inerzia: in realtà in tutti i Paesi del mondo già assistiamo a un brusco calo della fertilità, ma ciò non toglie che ancora per molti decenni vedremo la popolazione crescere per l’effetto delle precedenti generazioni. Per diminuire la popolazione ci vogliono decenni, a meno che non si voglia uccidere le persone…. Inoltre, cosa molto importante, Sartori non considera che quanto è più veloce la riduzione delle nascite, tanto più veloce è l’invecchiamento della popolazione. Vale a dire che, risolvendo un problema, si rischia di trovarsene un altro, grave allo stesso modo. Perché un invecchiamento troppo rapido della popolazione porta con sé una serie di problemi sociali ed economici che diventano impossibili da gestire”. Un esempio mi pare sia la Cina. “Esattamente. Pur lasciando da parte le considerazioni sui guasti sociali provocati dalla politica del “figlio unico” in termini di diminuzione delle femmine e di infanticidio, resta il fatto che oggi che il governo non sa fare fronte ai problemi legati all’invecchiamento della popolazione”. Sartori se la prende anche con la Chiesa, per il suo rifiuto di ammettere la contraccezione. “Anche qui credo che sbagli bersaglio. Basta ricordare che Paesi cattolici come Italia e Spagna sono quelli che sperimentano il massimo calo della fertilità, con 1,2 figli per donna. Inoltre mi sembra evidente che l’insegnamento della Chiesa cattolica abbia un’influenza relativamente ridotta in questo campo, men che meno nei Paesi in via di sviluppo dove i cattolici sono spesso una piccola minoranza”. Si parla dell’influenza che la Chiesa eserciterebbe all’Onu… “Sì, ma anche qui mi pare che il suo influsso non sia decisivo. È vero, oggi può contare sull’appoggio degli Stati Uniti, ma solo perché c’è l’amministrazione Bush. Per otto anni invece c’è stata un’amministrazione Clinton che è stata radicale su posizioni opposte a quelle della Chiesa. Piuttosto mi ricordo, per esservi stato presente, un discorso a un gruppo di esperti rivolto nel 1993 da questo Papa, che sottolineava la necessità di una maternità e paternità responsabile e la negatività di mettere al mondo un numero di figli illimitato. Allora vuol dire che la vera differenza non è nell’obiettivo, ma sulla strada con cui arrivarci”. Senza considerare che tanti catastrofisti dei decenni passati sono stati puntualmente smentiti dalla realtà. “Ah, qui dobbiamo intenderci. Anch’io sono tra i catastrofisti. Ovvero, credo che lo sviluppo abbia un limite, non si può immaginare una crescita indefinita della popolazione, così come non si può sostenere una riduzione esagerata delle nascite. Per tornare all’esempio di Italia e Spagna: è ovvio che se continua così sono popoli destinati a scomparire. Credo si debba andare verso un equilibrio intorno ai due figli per donna: delle variazioni intorno a questo tasso sono normali; oscillazioni esagerate, in un verso o nell’altro, comportano enormi problemi”.

di Riccardo Cascioli [Da “Avvenire”, 26 Giugno 2002]

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