Affidi. Tanti casi controversi. Non cʼè rispetto per i piccoli

QUALE RIFORMA Dopo il caso Bibbiano, la riforma dell’affido è diventata tra i problemi più discussi. Le varie proposte presentate puntano a limitare il potere dei magistrati, introdurre tempi certi per la convalida dei provvedimenti, cancellare l’articolo 403. Ma la garante invece invita alla prudenza

2 L’ARTICOLO 403 Una delle questioni più dibattute riguarda l’articolo 403 del codice civile che permette l’allontanamento urgente di un minore in pericolo.
Le proposte di legge puntano alla cancellazione o alla modifica di questa norma. La garante invita alla cautela: regolamentare va bene, ma cancellare no.

3 L’ASCOLTO DEL MINORE Per la legge è obbligatorio ascoltare in tribunale solo i minori oltre i 12 anni. Alcune proposte vorrebbero abbassare il limite a 10 o anche a 8 anni. Secondo la garante bisogna lasciare al giudice la libertà di decidere caso per caso. Perplessità anche sull’obbligo di videoregistrazione dell’ascolto.

Sui social gira un video straziante. Si vedono una mamma e un bambino di 4 o 5 anni abbracciati strettamente. Sono seduti sul letto di una camera che sembra quella di una comunità. Improvvisa mente si spalanca la porta. Entrano alcune persone, c’è anche una donna. Il bimbo e la mamma cominciano ad urlare, le persone si qualificano come agenti di polizia. Chiedono alla donna di collaborare. Dapprima lo fanno in modo cortese, poi con voce sempre più alte rata e infine con urla e toni violenti. Tanto che gli strepiti del bambino e quelli della donna si confondono con quelli degli agenti, in una confusione crescente. Alla fine, quello che secondo il codice civile è un «allonta namento coatto» secondo l’articolo 403, diventa una lotta vera e propria. Si fa fatica a non far “scorrere” il video per allontanare quelle immagine che, per qualsiasi genitore, sono una pugnalata al cuore.
Purtroppo non c’è nulla di inedito. Dal caso Cittadella a oggi, sono 23 ogni giorno secondo i dati del mini stero della Giustizia gli “allontanamenti”. E tanti assumono i contorni del dramma. La senatrice del Pd, Valeria Valente, presidente della Commissione di inchiesta del Senato su femminicidio e violenza di genere, ha presentato un’interrogazione sul caso avvenuto a Pisa, in cui un bimbo di 8 anni «è stato prelevato con forza dagli operatori sociali e dalla polizia dalla casa del la madre, contro la sua espressa volontà, perché si era rifiutato di vedere il padre presso il locale centro affidi». Il bambino, che si era chiuso in bagno, è stato prelevato sfondando la porta, e poi è stato portato via con la forza, mentre si dimenava piangendo. Tutto normale? Forse, ma siamo proprio sicuri che “aiutare” i bambini in questo modo sia degno di un Paese civile?
Non si tratta di demonizzare il ruolo degli agenti di polizia che obbediscono agli ordini ricevuti, né di conte stare l’urgenza e l’utilità di questi provvedimenti. Certamente tribunali e servizi sociali hanno sempre – o quasi – ottime ragioni per avviare questi interventi. Le domande però sono inevitabili. La prima riguarda la collaborazione dei genitori che dev’essere cercata in via prioritaria, spiegando loro che si tratta di aiutare un bambino, di metterlo nelle migliori condizioni per crescere, non di “rubarlo” con la forza. Ma, anche quando non si può ottenere questo risultato, perchè non condurre gli interventi con umanità? Perché non imporre un protocollo che imponga modalità adeguate, da sviluppare con professionalità, rispetto e pazienza?
Sarebbe davvero importante. Nessuno potrà mai misurare la profondità delle ferite che rimangono nell’anima di un bambino strappato con la forza dalle braccia della mamma o del papà. (L.Mo.)



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