Malattia e guarigione e la novità cristiana

L’indovino è uno specialista nelle malattie africane (ukufa kwabantu), che fanno parte della visione africana del mondo. La malattia è percepita come uno spirito, che può essere incarnato in una sostanza (come il sejeso/idliso, veleno africano) o rimanere nella forma di spirito; può essere diretto contro altre persone.
Sono tanti i mezzi con cui può essere causata una malattia: direttamente dagli spiriti, da fattucchieri (gettando il malocchio su un oggetto della vittima), da stregoni mediante le medicine, da odio e gelosia. In questo caso la persona gelosa può richiedere i servizi del fattucchiere per causare un malanno.
La malattia quindi è nel cuore di un sistema di credenze che comprende da una parte antenati, maghe e stregoni, e dall’altra sentimenti di odio e gelosia, emanati dal cuore umano. La malattia si dipana nel tessuto di relazioni frantumate tra gli stessi viventi o tra i vivi e gli antenati. La malattia africana non è un avvenimento accidentale, ma è sempre causata da agenti malvagi, da qualche persona, viva o morta.
In una società come quella africana, dove le relazioni umane sono fortemente sentite e ricercate, quando capitano eventi sfortunati e inesplicabili, fioriscono i sospetti. Tale percezione della malattia è caratteristica e profondamente impressa nella psiche africana. bi fronte alla malaria, per esempio, l’africano non si accontenta di sapere che essa è causata dalla zanzara; egli si chiede: chi ha mandato la zanzara per pungermi?
Anche la medicina, al pari della malattia, è intesa come un «potere misterioso». Per questo sono offerti sacrifici per placare l’ira degli spiriti ancestrali; si esorcizzano gli spiriti maligni picchiando le loro vittime, oppure vengono scacciati dal corpo con il vomito, bevendo acqua mescolata al sale o cenere; si inseriscono medicine sotto la pelle (ukugcoba) per proteggere la vittima dal male; si indossano amuleti protettivi per contrastare il potere degli spiriti maligni. La medicina per rinvigorire la forza vitale è ricavata da parti del corpo umano, peli di animali selvatici, pelle di serpenti.
Anche se malattia e cura riguardano il corpo umano, esse appartengono al regno spirituale. Corpo e spirito costituiscono una sola realtà. Per questo le izangoma, non si limitano a individuare le cause delle malattie e l’eventuale mandante, a prescrivere rimedi e medicine, ma cercano di far scaturire dagli antenati un contro potere che si oppone alle forze distruttive o previene quelle dei demoni vagabondi che spargono malanni.
Scopo dell’isangoma è sempre quello di ristabilire pacifiche relazioni tra gli esseri viventi, tra i vivi e il regno degli spiriti. Il processo per tale pacificazione e i riti usati denotano in lei una discreta esperienza psicologica e sociale. Essa conosce odi e amori interpersonali, conflitti e alleanze tra i gruppi familiari. E stato più volte provato che proprio l’attenzione e interesse dell’isangoma verso i suoi pazienti, la sua capacità di dipanare la matassa delle relazioni familiari e comunitarie sono alla base di certe sorprendenti guarigioni.
Il coinvolgimento fisico e mentale del paziente e dei familiari è un’altra chiave di volta della guarigione, in vista dello ristabilimento della pace e dell’armonia che devono esistere nel paziente stesso, tra individuo, gruppo, ambiente, mondo degli antenati e degli spiriti.
I riti stessi hanno una forte componente di suggestione simbolica e psicologica: l’isangoma danza e canta, fa danzare e cantare; va in trance per entrare in comunione con gli spiriti; pazienti e familiari vedono con i loro occhi la malattia che viene «vomitata» per la somministrazione di emetici; fumigazioni e bagni nell’acqua lustrale li proteggono dall’assalto delle forze ostili; il capro espiatorio, a cui viene addossato il castigo per il male, li libera dalla paura.

DISAGIO DEI CRISTIANI
Il culto degli antenati è più di una semplice « ritualizzazione di pietà filiale»; è la «via africano» di affrontare e vivere il mistero del male e della sofferenza; il modo con cui gli africani celebrano e comunicano con il mistero del sacro in cui sono immersi. Si tratta di un rituale diretto a rivitalizzare le forze naturali e celebrare la nuova vita o assorbire il dolore della dissoluzione della vita. Inoltre, è il riconoscimento rituale dell’esistenza di una realtà spirituale, una intensità di potere al di là della vita e delle cose naturali.
I cristiani sudafricani non solo capiscono perfettamente questa visione del mondo, ma la condividono: ne fanno parte. Essi appartengono a due mondi, quello tradizionale e quello cristiano, che non si sono ancora armonizzati.
E questo crea non poco disagio tra i cristiani: alcuni giungono perfino a stigmatizzare il mondo tradizionale e i suoi metodi di guarigione, ma poi sono felici di farvi ricorso, quando sperimentano disgrazie e sofferenze. E ormai di dominio comune l’osservazione di G. C. Oosthuizen, professore di Scienza delle religioni all’Università di Durban: «durante il giorno e nelle conversazioni molti fedeli delle chiese storiche si dissociano dalle chiese indigene, ma sono presenti nei raduni notturni di guarigione» (Oosthuizen 1992). E durante tali riunioni non si fa altro di diverso da ciò che fanno le izangoma nelle cerimonie di guarigione.
Tale disagio deriva dal fatto che i cristiani continuano a far parte della visione cosmica africana e credono nella presenza degli spiriti ancestrali, ma sono incerti su come conciliare la credenza nella mediazione degli spiriti con il nuovo contesto cristiano. Tale inquietudine è sentita soprattutto in molti cattolici, quando vedono che alcune izangoma frequentano la chiesa e desiderano ricevere l’eucaristia. «Possono le izangoma ricevere la comunione?» si domandano, dal momento che esse pretendono di ricevere conoscenza esoterica, chiaroveggenza e poteri di guarigione dagli antenati e non da Gesù Cristo. Anzi, tale potere è percepito in opposizione o in competizione con quello di Cristo. Cristo e gli antenati sono visti come due autorità spirituali differenti. Per questo alcuni cattolici sostengono che non si può essere fedeli a tutti e due.

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CHIESE INDIPENDENTI
Se alla luce della fede cristiana gli antenati non hanno quel potere straordinario accordato loro dalla tradizione africana, ne dovrebbe derivare una riduzione radicale del loro ruolo tra gli esseri viventi. Invece l’abbondante presenza di indovini e izangoma, quali interpreti e mediatori degli spiriti ancestrali, dimostra che è ancora molto forte la credenza nel potere sovrumano degli antenati e l’esistenza di demoni e spiriti maligni in giro per il mondo. Tale sistema di credenze tradizionali è stato adottato da varie chiese indipendenti africane, nelle quali vengono miscelate le credenze tradizionali africane e alcuni elementi provenienti dal cristianesimo.
Esempio significativo di tale sincretismo è rappresentato dalla chiesa zionista, i cui «profeti» sono la versione moderna degli indovini tradizionali: si dicono chiamati da un antenato e dallo Spirito Santo; in alcuni casi lo Spirito Santo rimpiazza lo spirito ancestrale.
Le due tradizioni non stanno comodamente assieme: è un caso di vino vecchio in otri nuovi. I riti di guarigione celebrati nelle chiese indipendenti sono gli stessi compiuti dalle izangoma. Se da una parte il contesto sociale offerto da tali chiese sembrerebbe liberare i cristiani dallo stigma legato alle credenze africane nella stregoneria e negli spiriti maligni, dall’altra sono considerate come un «movimento moderno fabbricatore di streghe».
Eppure alle chiese indipendenti bisogna riconoscere alcuni meriti. Innanzitutto, a differenza delle chiese cristiane storiche (cattoliche e riformate), esse hanno preso sul serio la visione cosmica tradizionale africana e hanno tentato il dialogo con la religione cristiana. In secondo luogo, sembrano sapere affrontare meglio dei cristiani le condizioni di sofferenza della gente, offrendo loro il senso di appartenenza alla famiglia e comunità. Infine le chiese indipendenti permettono alle donne di giocare un ruolo significativo nella vita sociale.
Nonostante ciò, non viene cancellato il loro grande limite: esse stanno perpetuando credenze superstiziose, invece di sfidarle alla luce della nuova esperienza di fede.
Mons Buti Tlhagale

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Arcivescovo di Johanne sburg, esamina l’impatto del vangelo nella religione tradizionale nell’Africa Australe . Egli spiega come la conversione al cristianesimo produce un cambiamento di mentalitò: Dio è la sorgente ultima della forza vitale e non gli antenati. Ma stregoni e indovini hanno ancora un ruolo guida nella sociètà per cui poco è cambiato nella vita quotidiana della gente. La trasformazione portata da/cristianesimo non è ancora comp iuta e deve essere portata avanti nel rispetto della cultura della popolazione.

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