Nati pretermine, dov’e’ la frontiera

Su 474mila bambini nati nel 2016 ben 32mila erano pretermine. Secondo una stima della Sin, la Società italiana di neonatologia in occasione della Giornata mondiale della prematurità in calendario domani, il limite dell’età gestazionale si sta però abbassando. «Oggi una nuova categoria di neonati ad alto rischio è quella tra le 22 e le 25 settimane», precisa il presidente Mauro Stronati. I neonati arrivano infatti a pesare intorno ai 500 grammi. E rispetto alla categoria dei pretermine questa nuova fascia di età gestazionale ha maggiori difficoltà a rispondere alle cure. «Il limite della sopravvivenza oggi lo porrei a 22 settimane, anche se nel mondo ci sono stati pochi casi e spesso possono esserci dei dubbi sul calcolo della gravidanza – ammette Stronati –. In realtà, nella mia esperienza non ne ho visti sopravvivere. A 23 settimane invece è possibile. (ndr in realtà la scienza ora li fa vivere bene).
Questa classe nuova pone problemi che sono anche etici, oltre che scientifici, assistenziali, deontologici e medico-legali. Occorre interrogarsi su quale sia la durata minima di una gravidanza che permetta una vita qualitativamente accettabile». I pretermine, ossia quelli nati prima di 37 settimane, «in Italia sono circa 35-40mila, 500mila in Europa, 15 milioni nel mondo. Presentano varie fasi gestazionali e diversi pesi, dai quali poi dipende il fatto che siano una popolazione a rischio. Sotto i 1.500 grammi – aggiunge il neonatologo – in Italia ce ne sono circa 5mila». Le cause del parto pretermine sono note da tempo. «I fattori più importanti sono le malattie materne, la malnutrizione, il diabete della donna, l’ipertensione, la mamma sotto i 16 anni o sopra i 35. Esistono poi cause esterne: se per esempio la donna ha un livello socioeconomico basso, se fa lavori pesanti, se sta spesso in piedi, se usa sostanze stupefacenti, o consuma alcol».  Di recente sono emersi nuovi fattori di rischio. «I principali – spiega Stronati – sono sicuramente l’età materna e la fecondazione assistita. Questa società porta la donna a partorire sempre più tardi per problemi economici o di carriera. I neonati sono più probabilmente pretermine e sono spesso l’unico figlio che le coppie ormai si sentono di avere. Le tecniche di fecondazione assistita, poi, sono senz’altro la prima causa di parti pretermine, perché questa procedura porta a gravidanze gemellari. Le trigemine negli ultimi anni sono aumentate quasi del 300 per cento. Una donna che partorisce gemelli partorirà dunque neonati pretermine e di basso peso».  Neonati così piccoli possono presentare o sviluppare poi alcune problematiche. «La neonatologia ha fatto un salto di qualità negli ultimi anni. Se prendiamo una classe a rischio come i neonati sotto i 1.500 grammi – assicura il presidente dalla Sin – nel 1960 su 100 neonati ne morivano 73, oggi invece solo l’8,7 per cento. Per quanto riguarda la qualità di vita, i neonati sotto i 1.500 grammi negli anni ’60 stavano bene solo nel 26,8 per cento dei casi. Oggi si trova in questa condizione l’84 per cento. C’è stato dunque un salto di qualità. La mortalità è ridotta, ma oltre una certa soglia diventa incomprimibile». Graziella Melina

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