Nei sotterranei del monastero l’eccidio stalinista dimenticato

Nei sotterranei di un monastero a Zhovkva, in Ucraina, a cinquanta chilometri dalla frontiera con la Polonia, sono stati scoperti 225 scheletri umani. Non resti di antichi monaci: crani e ossa affastellati, buttati l’uno sull’altro. Resti recenti, di cinquant’anni fa. Uomini, donne, bambini. Molti bambini, almeno ottanta. Alcuni fucilati, altri col cranio sfondato a colpi d’ascia. Un massacro di civili, riferisce da Zhovkva il corrispondente del “Washington Post”, risalente secondo gli inquirenti ai primi anni del dopoguerra. Una fossa comune dentro un monastero, in un un paese di undicimila abitanti. Chi erano quei duecento, e possibile che nessuno, in un paese, sapesse? I magistrati che si sono trovati davanti a quella montagna di osse impietosamente avvinghiate han chiesto ai vecchi. Barlumi di memoria dai più anziani. Un fratello scomparso, un padre uscito di casa e mai più tornato. Ma non era, quel dopoguerra, un buon momento per fare domande, a Zhovkva. Nel ’39 quella parte d’Ucraina era stata inglobata dall’Unione sovietica. Con la guerra arrivarono i nazisti. Ci furono ucraini che presero le armi contro i tedeschi, ma a guerra finita continuarono a combattere i sovietici. Nel monastero Vasilyansky di Zhovkva, naturalmente espropriato da Mosca, si installarono alla fine degli anni Quaranta gli uomini del Nkvd. (Se questa sigla non vi dice niente, forse dice di più il nuovo nome che, di lì a poco, quell’organizzazione avrebbe preso: Kgb). Tra vecchi e nuovi partigiani armati, si trattava, scrive il “Washington Post”, di “pacificare” la regione – la pace dello stalinismo, quella dei cimiteri e dei lager. Nessuno insistette troppo nel cercare quei figli, quei fratelli. Duecentoventicinque, in un paese di undicimila anime; di cui ottanta bambini. Un gran silenzio, una smemoratezza che diventa abitudine, e perdura anche quando l’Urss si sfascia e l’Ucraina torna ad appartenere a sè stessa. Per un caso, qualcuno ha dato un colpo di piccone nelle cantine del monastero; e si è trovato davanti all’inferno. Alcuni avevano ancora sul cranio la benda nera dei fucilati; i più fortunati, giacché gli altri furono ammazzati a bastonate. Non è stato trovato un bottone, o una suola di scarpa: erano tutti nudi, macellati nudi come animali. Le ossa piccole indicano che c’erano bambini di pochi anni. Ma alcune ossa erano così minuscole, che i periti han concluso che sono i resti di un feto di pochi mesi, ucciso nel grembo della madre e con lei buttato in quella tomba da bestie. E ora i più vecchi, a Zhovkva, finalmente osano ricordare: avevo un fratello che non è tornato, avevo una madre, ed è scomparsa nel nulla. Quanto è stato il terrore, se occorrono cinquant’anni per ritrovare la memoria? Quante altre fosse nascoste ancora nell’immensità dell’ex impero? Quanti, che non hanno mai avuto il coraggio di domandare? Il libro nero dello stalinismo non è stato ancora scritto tutto.

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di Marina Corradi

Scoperti a Zhovkva, in Ucraina, i resti di 225 scheletri umani.

[Da “Avvenire, 25 luglio 2002]

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