Nota storica: stregomania e caccia alle streghe (Bruto Maria Bruti)

streghePER DISTINGUERE GLI ABUSI COMPIUTI DAI CRISTIANI DALLE FALSE ACCUSE ALLA CHIESA LA CHIESA CHIEDE PERDONO

( il cristiano non è superiore al pagano perché non commette peccati ma perché non li giustifica, si sforza di combatterli e ne chiede perdono)

Dona ora. Grazie!

La Chiesa chiede perdono, nell’anno Santo del Giubileo del 2000, per le azioni di tanti suoi figli quando essi hanno esercitato forme di violenza nella correzione degli errori anche là dove, tali errori, non calpestavano i diritti degli altri né minacciavano la pace pubblica.

La Chiesa non entra nel merito delle vicende storiche ma si limita a dire che: – l’individuazione delle colpe del passato di cui fare ammenda implica anzitutto un corretto giudizio storico, che sia alla base anche della valutazione teologica. Ci si deve domandare: che cosa è precisamente avvenuto? Che cosa è stato propriamente detto e fatto? Solo quando a questi interrogativi sarà stata data una risposta adeguata, frutto di un RIGOROSO GIUDIZIO STORICO, ci si potrà anche chiedere se ciò che è avvenuto, che è stato detto o compiuto può essere interpretato come conforme o no al Vangelo, e, nel caso non lo fosse, se i figli della Chiesa che hanno agito così avrebbero potuto rendersene conto a partire dal contesto in cui operavano. Unicamente quando si perviene alla certezza morale che quanto è stato fatto contro il Vangelo da alcuni figli della Chiesa ed a suo nome avrebbe potuto essere compreso da essi come tale ed evitato, può aver significato per la Chiesa di oggi fare ammenda di colpe del passato-

( Commissione teologica internazionale, Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato, L’Osservatore Romano, Documenti, supplemento a L’ Osservatore Romano n.10, 10 marzo 2000, p.5, n.4 ).

Per UN CORRETTO GIUDIZIO STORICO:

perché nasce la caccia alle streghe?

La – stregomania – nasce in epoca moderna, ha come suoi fautori anche gli scienziati laici di quel periodo storico e determina in tutta Europa un vero e proprio fenomeno di terrore: i presunti stregoni vengono ricercati e combattuti spietatamente dalle popolazioni e dalle autorità civili che li ritenevano autenticamente capaci di determinare fenomeni come la peste ed altri flagelli.

Nel medioevo, per più di mille anni, non esiste il fenomeno della caccia alle streghe.

La credenza nella stregoneria come attività collettiva e cospirativa, cioè la paura per il potere sovrannaturale del diavolo e dei suoi adoratori, nasce nel 1200 e nel 1300 in seguito alla violente eresie sociali dei càtari.

Per la dottrina cattolica solo Dio aveva creato il mondo materiale e spirituale e ne era il Signore.

Il diavolo era solo una creatura di Dio che aveva usato male il dono della libertà. Qualunque cosa il diavolo facesse era solo per esplicito permesso di Dio: su questo problema è significativo il caso di Giobbe nell’Antico Testamento.

I càtari, invece, erano dualisti, affermavano che il diavolo era in qualche modo uguale a Dio.

Nelle loro predicazioni al popolo essi diffondevano l’ossessione ed il terrore per il potere del diavolo: per loro tutto il mondo materiale era opera del diavolo il quale creava tutte le realtà corporee e ne determinava il funzionamento.

Le gravi crisi religiose ebbero un’enorme influenza nel generare quel tipo di ansia sociale che portò alla stregomania. L’inquisitore cattolico spagnolo Alonso de Salazar Frias, che nel 1600 si occupò nei Paesi Baschi del problema della stregoneria, con una intuizione sorprendentemente lucida dell’intero fenomeno, ne evidenziò la principale causa scatenante: le streghe e gli stregati, dice Salazar, cominciano ad esistere soltanto là dove se ne comincia a parlare e a scrivere.

La stregomania determinò fenomeni di violenza popolare di enormi proporzioni. I sospettati di stregoneria correvano il pericolo di essere linciati: le popolazioni li prendevano a sassate, ricorrevano alle più violente forme di tortura per farli confessare e davano alle fiamme le loro case.

I governi avevano definito la stregoneria un crimine secolare che si traduceva in danni materiali e che veniva usato anche per scopi politici.

In molti paesi i tribunali secolari si erano assicurati il monopolio processuale su questo crimine. Dice lo studioso Brian Levack che la forza giudiziaria dominante nella caccia alle streghe fu quella secolare e non quelle ecclesiastica. Senza il potere secolare la caccia alle streghe sarebbe stata solo l’ombra di se stessa. Il Malleus maleficarum ( primo trattato sulla stregoneria ) di Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, viene pubblicato solo nel 1486 quando si è già formata la credenza nella stregoneria. Esso raccoglie le – favole – raccontate dagli imputati affetti da turbe psichiche ( che ripetevano i miti e le leggende popolari già consolidate ) e le personali opinioni teologiche dei due frati tedeschi.

Il Malleus, nel raccogliere le favole sulla stregoneria, era anche molto carente perché non prendeva in considerazione il mito del sabba ( orgia sessuale con infanticidio cannibalistico ) che era l’elemento più significativo su cui si basava la caccia alle streghe.

Innocenzo VIII ( uomo senza cultura e scarso d’intelligenza, che dedicava maggiori cure al benessere dei suoi due figli che non alla carica di cui era investito ) autorizzava gli inquisitori Sprenger e Kramer ( che ne avevano sollecitato l’intervento ) ad indagare sui casi di stregoneria ( Bolla Summis desiderantes affectibus del 1484 ) ma non prendeva alcuna decisione dogmatica sulle streghe e sulle pratiche di stregoneria.

La caccia alle streghe è un fenomeno moderno che esplode nel 1.500 – 1.700 e verrà alimentata soprattutto da tre avvenimenti culturali: la mania dei filosofi – scienziati rinascimentali per l’occultismo, l’ossessione per il demonio dei riformatori protestanti e la credenza calvinista nella predestinazione.

Questi avvenimenti culturali si incontrarono con un altro fenomeno
sociale: verso la fine del medioevo il numero di donne non sposate era aumentato dal 10 al 20 per cento, prive di una loro autonomia, in condizioni di povertà e di emarginazione. Si trattava di soggetti che non rientravano nei criteri tradizionali di comportamento delle comunità in cui si trovavano a vivere e non bisogna dimenticare che, in questo periodo di psicosi collettiva, i bambini, con la loro immaginazione, rappresentarono una delle principali fonti di accuse nei processi per stregoneria.

Queste persone povere, emarginate, anomale, senza marito, senza padre, senza fratelli, venivano ritenute più esposte alla seduzione del diavolo.

Secondo Levack un fattore importante consisteva nel fatto che le persone, le quali vivevano in condizioni di estrema povertà, essendo a carico della comunità per la loro sussistenza, suscitavano nei vicini facili risentimenti e, poter considerare l’altro come un nemico, consentiva di proiettare in lui il proprio senso di colpa.

Inoltre, all’inizio dell’età moderna le donne, dice Levack, avevano la funzione di cuoche, di guaritrici, di levatrici: tutte funzioni che le esponevano in modo particolare alle accuse di stregoneria. Nel 1499 una donna di Modena aveva affermato, in un processo, che – chi sa guarire sa anche uccidere -.

Nella fantasia popolare alcune di essere potevano raccogliere erbe con finalità nocive ed introdurle negli alimenti. Altra funzione che le esponeva alle accuse era quella di assistere ai parti: fino al 1700 i parti erano affidati solo alle donne. Un quinto dei bambini moriva al momento della nascita o nei primi mesi di vita e questo fatto le esponeva al pericolo di essere ritenute responsabili della morte del neonato.

Le teorie di Margaret Murray e quelle di Jules Michelet, che continuano a furoreggiare in alcuni ambienti storici, sono definitivamente confutate dall ‘indagine di Alonso de Salazar Frias che dimostrò chiaramente che nessuna delle sue duemila streghe faceva parte di qualche setta pagana che praticasse il culto della fertilità né di alcun movimento rivoluzionario contadino pastorale o cripto femminista.

I grandi riformatori protestanti enfatizzarono la presenza del diavolo, Lutero e Calvino erano ossessionati dal potere e dalla presenza del diavolo, Lutero gli attribuiva un potere che quasi sconfinava nell’eresia dualista e affermava di sostenere scontri fisici con Satana. La paura del diavolo crebbe enormemente nei paesi protestanti e contemporaneamente i riformatori vietarono, considerandole pratiche magiche e superstiziose, tutte quelle terapie e quelle protezioni spirituali della Chiesa Cattolica contro il diavolo ed il maleficio: era vietato usare l’acqua benedetta, farsi il segno della croce, appendere immagini di santi.

In tali circostanze coloro che si sentivano minacciati non potevano fare altro che ricorrere alla rappresaglia legale. Un ulteriore contributo al fenomeno venne dato dalla credenza calvinista sulla predestinazione.

Secondo la teoria della predestinazione, Dio aveva stabilito che certe persone si salvassero e altre fossero dannate: cadere nel peccato significava sperimentare dubbi sulla propria salvezza e questi individui cercavano di allontanare questo terrore psicologico proiettando e trasferendo la colpa sulla strega. La strega offriva sia all’individuo che alla comunità un’occasione per rassicurarsi sul proprio valore morale.

L’ossessione per le streghe tocca il suo culmine nel periodo della rivoluzione inglese, in connessione con l’affermarsi della democrazia parlamentare. Tra i più convinti fomentatori di questa ossessione vi erano i rappresentanti della cultura laica del tempo: Bacone, Grozio, Cartesio.

Il campione intellettuale della caccia alle streghe fu il laico Jean Bodin che è ritenuto il pensatore politico dello stato moderno.

L’inquisizione fu l’unica istituzione che, nonostante gli errori ed i condizionamenti culturali dell’epoca, nonostante l’assoluta ignoranza sui fenomeni di dissociazione della personalità e su altre malattie psichiche, cercò di porre un freno a questa follia collettiva, l’unica istituzione che salvò tante vite umane dalla morte sicura e per questo i cattolici verranno accusati dai protestanti di complicità con le streghe.

All’avanguardia negli studi sul problema è lo storico danese Gustav
Henningsen: l’inquisitore cattolico spagnolo Alonso de Salazar Frias, nel 1610, interrogò duemila streghe dei Paesi baschi che avevano confessato di partecipare al sabba e la sua conclusione fu che tutta la faccenda era soltanto frutto di fantasie malate, una sorta di psicosi collettiva.

Altro contributo alla stregomania è quello dei filosofi – scienziati rinascimentali fissati per l’occultismo. Emblematico, a tale proposito, è il caso della strega di San Miniato.

Il 3 novembre 1594 a Lari, in Toscana, Gostanza da Libbiano viene accusata di aver provocato la morte di alcuni bambini con pratiche stregoniche.
Gostanza confessa di essere una strega e di essersi unita carnalmente al diavolo. Interviene l’ inquisitore di Firenze, Dionigi da Costacciaro. L’inquisitore fa presente che i diavoli sono spiriti e non possono avere rapporti carnali con esseri umani: l’inquisitore ordina la scarcerazione di Gostanza riconoscendo il suo stato di follia e di mitomania.

Fin dal 1522 il celebre umanista Pico della Mirandola aveva dato alle stampe il suo libro sulle streghe, diffuso in lingua toscana: Gostanza raccontava di partire per il suo volo demoniaco proprio da un luogo su cui sorgeva un noce che era simile a quello famoso, di Benevento, di cui parlava Pico per le sue streghe.

Bibliografia:
1) Brian P. Levack, La caccia alle streghe, Laterza, Bari 1988
2) Gustav Henningsen, L’avvocato delle streghe, Garzanti, Milano 1990

La vera stregoneria non è mai esistita?

Dicendo che la stregomania fu una follia collettiva non si vuole negare in modo assoluto la possibilità della esistenza della vera stregoneria che può nascere e svilupparsi lungo la strada della magia.

Scrive Richard Cavendisch nella sua Storia della Magia che :- (.) vi fu anche un numero esiguo di persone che veramente adorarono il demonio e che si avvicinarono allo stereotipo della strega satanica (.) –

( Richard Cavendish, Storia della magia dalle origini ai nostri giorni, trad. italiana, Mondadori, Milano 1985, p.159 ).

La magia è una tecnica destinata ad ottenere un effetto ma questa tecnica non nasce tanto dalla utilizzazione di cause naturali ma soprattutto dalla volontà di ottenere un effetto.

Questa volontà, per costruire la tecnica magica, si serve delle idee ( nate dal contatto del pensiero con la realtà ) ma associate sulla base più del desiderio che della loro connessione effettiva con la realtà: ad esempio, per uccidere il nemico pratico un atto di uccisione nei confronti della sua immagine, per provocare la pioggia imito con la danza il suo fenomeno.

Lungo questa strada il mago può cercare di invocare o di dominare delle forze preternaturali cioè delle entità che sono superiori alla natura materiale. In questo modo la magia fa scivolare l’individuo verso una forma di passività nei confronti di qualcosa di ignoto e di occulto dietro cui possono nascondersi gli angeli decaduti.

All’interno del pensiero magico si verificano tre fenomeni: un assolutismo della volontà, un assolutismo delle idee, una progressiva passività nei confronti di forze occulte.

Come difendersi dal male che proviene dalle forze preternaturali? Di fronte al male che proviene dal mondo degli spiriti la terapia non può essere che spirituale.

La migliore terapia, insegna la Chiesa, è la prevenzione la quale consiste nel vivere in stato di grazia: la preghiera ed i sacramenti danno ogni aiuto per combattere contro il male che proviene dagli angeli decaduti.

Ordinariamente, l’influsso nefasto del demonio viene esercitato attraverso le tentazioni mediante le quali il diavolo cerca di ingannare gli uomini facendo loro credere che la felicità si trovi nel denaro, nel potere, nei piaceri momentanei e disordinati della carne.

Inganna gli uomini cercando di persuaderli che non hanno bisogno di Dio e che sono autosufficienti, senza bisogno della grazia e della salvezza.
Inganna gli uomini diminuendo e, anzi, facendo scomparire il senso del peccato, sostituendo alle legge di Dio come criterio di moralità, le abitudini o le convenzioni della maggioranza. Attraverso questa continua opera di confusione, cerca di convincere gli uomini che la libertà consiste nel fare quello che si vuole.

In qualche caso l’azione straordinaria degli angeli decaduti può giungere, con il permesso di Dio e dei suoi misteriosi disegni di giustizia e di amore – solo Dio, infatti, può ricavare il bene dal male – ad attuare varie forme di violenza fisica e psichica: la vita di molti santi ha presentato queste modalità straordinarie di violenza demoniaca.

In questi casi, quando l’individuo si è allontanato dalla grazia di Dio o è impossibilitato a pregare e a ricevere i sacramenti, tutti i segni sacri istituiti dalla Chiesa – il segno della croce, le benedizioni, gli oggetti benedetti, l’acqua benedetta, l’olio benedetto, le reliquie dei santi, le immagini sacre, lo stesso suono delle campane benedette, la Sacra Scrittura, gli esorcismi -, il cui scopo è quello di preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti e di santificare le varie circostanze della vita ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1677 ), servono per smascherare l’eventuale azione demoniaca e per dare all’individuo la possibilità di utilizzare la sua libertà in modo da poter ricevere l’aiuto della grazia sacramentale ( cfr Presentato dal Card. Medina Estévez il nuovo rito degli esorcismi del – Rituale Romanum -, Un’espressione importante della lotta contro il maligno, L’Osservatore Romano, Edizione
settimanale n.6 ( 2952 ), 12 febbraio 1999 p.7 ).

I sacramentali non vanno confusi con i talismani: vanno considerati come preghiere della Chiesa che si concretizzano in un segno, si – incarnano – in un oggetto ( oggetti benedetti ) o usano la materia utilizzata nei sacramenti ( acqua benedetta, olio benedetto ) per chiedere, insieme alla preghiera di tutta la Chiesa, le grazie del sacramento che imitano.

Anche il tenere in onore le reliquie dei santi e le loro immagini rappresenta una forma di preghiera a Dio attraverso la richiesta di intercessione dei Santi: il cristiano non dimentica che il corpo di colui che nella vita terrena fu unito a Dio è stato tempio vivo dello Spirito
Santo ( cfr 2 Re 13,20 – 21 2 Re 4, 32 – 37 ; At 19,11-12; Lc 8,44 –
7 ).

Negli atti magici si attribuisce alle parole, al rituale o ai talismani una forza propria che ottiene un risultato concreto. I sacramentali, invece, sono solo forme di preghiera ed il risultato dipende da Dio e dalla disposizione di fede: come in ogni preghiera, Dio interviene ma non sempre secondo la nostra volontà e nella maniera che Egli sa essere più utile per la nostra salvezza. Anche se i sacramentali non sono sacramenti, tuttavia, in quanto segni sacri essi non possono non disturbare l’azione degli Angeli decaduti.

( Bruto Maria Bruti )

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