Nota su Chiesa e perdono

Da un po’ di tempo a questa parte, tutte le volte che il Santo Padre ricorda le responsabilità della Chiesa chiedendone perdono all’umanità, c’è qualcuno che, sui giornali o in TV, obietta che sì, vabbé, il papa sarà anche disponibile a riconoscer le colpe storiche dei cattolici e a farne ammenda, ma c’è sempre gentaccia integralista come i Vittorio Messori e i Franco Cardini pronti a far in cambio l’apologia delle più vergognose mascalzonate pretesche, dalle crociate alla conquista spagnola dell’America…

Dichiaro anzitutto solennemente che il papa ha fatto benissimo a dire e a fare quel che ha detto e ha fatto: chieder perdono è un atto doveroso, inferiore in dignità solo al concederlo, che sovente è atto eroico. Il Santo Padre si è pubblicamente dichiarato triste per la memoria delle violenze che hanno accompagnato le crociate. Come non concordare con lui? Quel che semmai lo storico può aggiungere, tuttavia, è che le crociate non furono mai canonisticamente né teologicamente considerate “guerre sante”; che esse vanno considerate in un contesto di rapporti con l’Islàm che erano caratterizzati da violenze reciproche, le quali però non impedivano anche scambi culturali, economici e anche umani molto cordiali e civili; e che infine esse fanno parte di un mondo nel quale la fede religiosa, il valore della vita, insomma la mentalità era diversa da quella attuale (e non si possono prestare alla gente del passato i nostri stessi cànoni morali neppure all’interno di un’esperienza religiosa che resta la stessa, ma che era letta diversamente). Il papa lamenta le vittime della conquista spagnola della Mesoamerica? Fa un gesto sacrosanto: ma come dimenticare che uomini come il religioso cattolico Las Casas si adoprarono alacremente per la salvezza e la dignità degli indios, e che il genocidio sistematico fu praticato piuttosto dai protestanti statunitensi nei confronti degli indiani delle praterie (e, per quelli, nessuno ha mai domandato perdono)? Il papa fa onorevole ammenda per l’inquisizione e il processo a Galileo. Agisce bene, e secondo giustizia: ma vogliamo per questo tacere il fatto, storicamente assodato, che molto spesso gli inquisitori si comportavano con equità e ragionevolezza, e che talvolta furono perfino accusati di connivenza con imputati che si rifiutarono di condannare nonostante le pressioni dei tribunali laici e della gente comune? E per i calvinisti, che hanno bruciato più streghe dei cattolici, chi sta facendo onorevole ammenda? E per gli stati laici, che tra Quattro e Settecento si avvalsero ampiamente dei poteri inquisitoriali per collaborare con essi rafforzando il proprio ruolo salvo poi addossare alla Chiesa la responsabilità di ogni barbarie ed ergersi a paladini del diritto, chi sta chiedendo perdono a chi? Lo sapete o no che uno dei più fieri bruciatori di streghe fu Jean Bodin, il padre dello stato laico moderno?

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Ma se si ridimensionano le responsabilità della Chiesa, pur senza sognarsi di negarle, chiedendo solo che esse siano valutate per quel che furono, si è degli integralisti. E c’è di più. Lo si è anche se si rivendicano i martiri. Può darsi che proporre la canonizzazione di un prete cattolico massacrato dai protestanti sia una provocazione. Ma perché, allora, non si accetta che un cattolico ritenga provocatorio per lui un monumento a Garibaldi, oppure offensiva per la sua fede una strada o una lapide dedicate al sindaco romano Nathan, celebre anticlericale? Perché il rifiuto cattolico di modelli non-cattolici deve venir considerato prova d’intolleranza, e il rifiuto non-cattolico di modelli cattolici prova di rigore morale? Nel nome di quale principio si deve considerare offensivo e addirittura pericoloso per la democrazia il ricordare i martiri cattolici della Vandea e addirittura i preti uccisi dai repubblicani spagnoli tra 1936 e 1939? O, per esser degno di memoria, un sacerdote spagnolo caduto durante la guerra civile dev’esser per forza un prete basco fucilato dai franchisti, mentre uno catalano massacrato dai trozkisti è in odore invece di “fascismo”?

Ma, tutto sommato, si torna lì. I cattolici non conoscono la storia. Avete tutti seguito con commozione il viaggio boemo del papa. Ma la Boemia è stata una terra attraversata da lotte religiose feroci tra i primi del Quattro e la metà del Seicento. E qualcuno si è ricordato che Jan Huss fu bruciato nel 1415 su un rogo cattolico. Rendiamo omaggio volentieri al grande riformatore religioso-nazionale dei boemi. Ma, di grazia, perché nessuno si è anche ricordato del capo hussita Jan Zizka, quello che ammazzava i preti di sua mano spaccando loro il cranio e amava esclamare, in quest’amorevole bisogna: “Eccoti, o chierico, la tonsura”?

Nessuna recriminazione. Solo il sacrosanto diritto di sapere e ricordare. Perché non si può proclamare il proprio diritto sulla memoria e chiamar poi vittimismo la memoria altrui. Non si può pretender che altri chieda perdono e finger poi di non aver nessun perdono da chiedere a nostra volta.

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Se chieder perdono a distanza di secoli ha un senso (chiederlo da parte di chi? e a chi?), il papa e la Chiesa hanno fatto la loro. Aspettiamo, ora, che altri si facciano avanti: laicisti, protestanti, musulmani e così via. O sono invece, essi, senza colpa alcuna?

co Cardini – Avvenire

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