Nutrizione e idratazione non sono accanimento terapeutico

A novembre Samantha D’incà, 30 anni di Feltre (Belluno), è stata operata per una frattura alla gamba a seguito di un incidente. Tutto è andato bene, ma a pochi giorni dal suo ritorno a casa la gamba ha iniziato a gonfiarsi peggiorando velocemente. E’ stata nuovamente ricoverata per una polmonite, non covid. I polmoni collassano lasciando il cervello per troppo tempo senza ossigeno provocando gravi danni. Viene, quindi, trasferita all’ospedale di Treviso ma da quel momento non riprende più conoscenza. Ora è ricoverata all’ospedale di Feltre in un reparto a lunga degenza dove viene nutrita e idratata artificialmente.

La famiglia chiede che le vengano staccati i sostegni vitali perché così avrebbe voluto Samantha. In tempi non sospetti la ragazza avrebbe fatto sapere a voce che se le fosse successo qualcosa non avrebbe voluto venisse praticato su di lei accanimento terapeutico. Si appellano alla legge 219/2017, cosiddetta Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, per far valere la loro causa.

Ci stringiamo intorno alla famiglia di Samantha che sta vivendo questo duro momento di sconforto e sofferenza, ma non possiamo girarci dall’altra parte di fronte alla richiesta ingiusta di far terminare una vita.

Il Comitato Bioetico dell’ospedale di Feltre si è espresso in maniera contraria alla richiesta della famiglia ritenendo non ci siano le condizioni per interrompere nutrizione e idratazione. A questo punto, secondo la legge 219/2017, il giudice dovrà provvedere alla nomina d’urgenza di un amministratore di sostegno che dovrà ricostruire la volontà della ragazza non essendo più in grado di esprimerla. La famiglia dovrà aspettare tre mesi prima di avanzare una nuova richiesta al giudice. Nel frattempo il giudice ha predisposto che Samantha continui ad essere nutrita ed idratata e venga intrapresa la strada della riabilitazione. Evidenza questa, che Samantha non è in uno stadio terminale e, di conseguenza, non si può parlare di accanimento terapeutico.
La famiglia e l’USL hanno chiesto l’intervento di un consulente esterno con il compito di valutare le condizioni di Samantha. Viene nominato l’esperto in risvegli Prof. Leopold Saltuari il quale, purtroppo, ritiene che le sue condizioni siano gravi: dopo le terapie, la ragazza potrà solo essere in grado di stare seduta e deglutire e la sua coscienza potrà al massimo essere pari a quella di una bambina di pochi mesi.

Capiamo le immense difficoltà che la famiglia sta affrontando soprattutto nel trovare una struttura che ospiti Samantha ma, come sosteniamo da sempre, la soluzione non è abbandonarsi alla disperazione. Tutti hanno diritto di essere amati, sostenuti e accolti qualunque sia la propria condizione e le possibilità esistono. Occorre rivolgersi a chi ha a cuore il vero bene delle persone sapendo dare significato al valore intrinseco di ogni vita, sempre degna di essere vissuta. Non sempre sono percorsi semplici, ma danno senso ad ogni cosa. Le scorciatoie che vengono proposte da taluni, invece, sono solo l’illusione di una serenità momentanea che non riuscirà mai a colmare il vuoto lasciato.
Emmanuele Di Leo – Steadfast

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