Omofobia. Una legge che punisce le idee (Marina Casini Bandini)

Presentazione del libro curato da Alfredo Mantovano: “Omofobi per legge? Colpevoli per non aver commesso il fatto”, Cantagalli, Siena, 2020
TRACCIA DI RELAZIONE
di Marina Casini Bandini


Il tema dell’omo-transfobia così come ci è stato presentato nei cinque ddl ora confluiti nel testo unificato Zan riguarda davvero i cardini della nostra civiltà giuridica e non solo. Questi cardini sono sicuramente la libertà di pensiero e la democrazia, ma anche il valore della vita e il significato della famiglia. Questo libro aiuta a fare chiarezza con semplicità e precisione. Si apprezza anche da un punto di vista armonico perché ogni contributo mette l’accento su un aspetto che va ad integrare e completare quello degli altri. In maniera agile ci dice tutto quello che c’è da sapere per orientarci in un campo che è davvero minato.
Siamo di fronte ad un ddl che si presenta con la veste di agnello (uguaglianza, tutela delle minoranze, di persone vittime di discriminazioni e violenze…) ma che nella sostanza è un lupo. Un noto giurista del secolo scorso, se non sbaglio era Piero Calamandrei, avvocato, docente universitario, politico, membro della costituente, ha detto – con riferimento ai regimi dittatoriali e più estesamente al diritto positivo sganciato dal diritto naturale (dall’autentica cultura dei diritti umani) – che «il mostro ha indossato il manto regale di ermellino». Il “mostro” è il contenuto ingiusto di una legge e il “manto di ermellino” è la veste sontuosa: la legalità che viene piegata, appunto, all’ingiustizia. Se è vero, come mi è stato insegnato, che “la legge è guida all’azione” ed è “espressione della razionalità collettiva”, ebbene queste due definizioni vacillano di fronte alle cinque proposte unificate nel ddl Zan.

Pesanti criticità del ddl Zan
Inutile perché non c’è vuoto normativo e non ci sono lacune. L’ordinamento è completo non c’è l’eccezione applicativa nei confronti LGBT. Ci sono già strumenti giuridici, la tutela della persona senza differenze di alcun tipo (art. 3 della Costituzione; condizioni personali e sociali). Le persone LGBT, come tutti, sono già ben presidiate nei confronti di atti persecutori, violenti, offensivi sia dal punto di vista della repressione che da quello della prevenzione. Basti pensare al ricco armamentario penale (Titolo XII: Dei delitti contro la persona): ingiuria, diffamazione, percosse, lesioni, minacce, violenza privata, atti persecutori, maltrattamenti, di omicidio, discriminazione, in particolare in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; tutte aggravate dalla circostanza dei motivi “abietti e futili”, di cui all’art. 61 n.1 c.p. (circostanza aggravante comune). Ma c’è anche la circostanza aggravante comune della minorata difesa (art. 61 n. 5 c.p.), cioè pe chi approfitta di una situazione di debolezza della persona offesa. Tutto questo vale indistintamente e ovviamente anche per le persone con tendenze e orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale. In ogni caso l’ordinamento tutela la libertà dei singoli con l’unico ovvio limite di condotte non criminose e contrarie all’ordine pubblico.

Uso tecnicamente improprio e scorretto del diritto penale: 1. Violazione del principio dell’extrema ratio.

Usato con disinvoltura contrariamente al principio dell’extrema ratio, cioè del ricorso residuale al diritto penale quando altri strumenti risultano inefficienti. Il diritto penale non è il diritto di elezione. Manzini diceva che il diritto penale è un’arma pesante a doppio taglio che ferisce chi è colpito ma anche chi la impugna.

Uso tecnicamente improprio e scorretto del diritto penale: 2. Violazione del principio di tassatività, corollario del principio di legalità.

Il ddl è incentrato su elementi di natura emozionale, il linguaggio ambiguo e scivoloso che contraddice il principio garantista di determinatezza della fattispecie penale. Ci imbattiamo i concetti vaghi, indeterminati e indeterminabili nella loro portata applicativa. Il linguaggio è molto sfumato, il significato delle parole non univoco, tanto che «più che una sintesi, il t.u. Zan sembra la sommatoria delle cinque p.d.l: vengono infatti messe insieme tutte le formule differenti, già di per sé generiche e controverse, che erano presenti nei precedenti 5 testi come movente degli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere» (scheda di lettura CSL). E quindi si lascia al giudice, nell’applicazione delle nuove disposizioni, il potere più ampio, oltre il limite dell’arbitrio, per riempire di senso e di contenuto le categorie adoperate. Non limpida è poi la differenza tra propaganda e istigazione, il concetto di odio, di atto discriminatorio. Insomma, si aprono spazi ampi ai soggettivismi ideologici o caratteriali di tanti magistrati e quindi con la possibilità di decisioni giurisprudenziali opposte in violazione del fondamentale principio di civiltà giuridica di legalità, tassatività, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Tutto ciò significa caos e incertezza più assoluti.

Fonte di privilegi e discriminazioni ingiustificate.

È messa sotto tutela speciale una categoria di persone, gli omosessuali e i transessuali (LGBT) così costruendo un diritto penale di settore con il paradosso di contrastare la discriminare creando invece disuguaglianze e privilegi. Piero Ostellino il 3 agosto 2013 scriveva sul Corriere della Sera a proposito della proposta Scalfarotto su cui il ddl è costruito: «Per quanto abbia cercato di individuare le (eventuali, ma assai recondite) ragioni eticamente immanenti al progetto di legge contro l’omofobia … non riesco a capire perché picchiare un omosessuale sarebbe un’aggravante, mentre picchiare me – che sono “solo” un essere umano senza particolari, selettive e distintive, qualificazioni sessuali – sarebbe meno grave. Picchiare qualcuno è un reato. Punto, basta e dovrebbe bastare». Aggiunge Ostellino «La cultura dell’espansione indiscriminata dei diritti rischia, di questo passo, di portare, prima o poi, a sostenere che il cittadino biondo, con gli occhi azzurri e di pura razza ariana – che, poi, sarebbe, oggi, il titolare del pensiero unico “politicamente corretto” – debba godere di uno statuto speciale rispetto a chi la pensa diversamente. La strada che porta all’inferno del totalitarismo è notoriamente costellata di buone intenzioni». D’altra parte sarebbe assurdo ricorrere a un diritto penale ad hoc per tante altre situazioni. Non si può affidare il rispetto delle persone alla proliferazione di un diritto a settori per ciascuna categoria. Invece di promuovere l’uguaglianza, come dovrebbe fare la legge, si radicano differenze, promuovendo “categorie” di persone che di fatto generano disuguaglianze. Si possono disincentivare certi comportamenti con un confronto senza forzature e alla proposta di modelli educativi improntati al rispetto di ogni uomo come tale.

Combattere comportamenti offensivi e negativi verso LGBT con la cultura.
La pretesa funzione “moralizzatrice”: la norma penale come mezzo di “rieducazione” su base ideologicamente corretta. È evidente che si è cercato di “moralizzare” la società attraverso il sistema sanzionatorio criminale. Ha sottolineato giustamente Fernando Mantovani: «non ci troviamo di fronte ad un “diritto penale conservativo”, di tutela di specifici beni giuridici, ma ad un “diritto penale propulsivo”, usato cioè come strumento per l’imposizione da una diversa visione sociale, per creare nuova sensibilità, con una funzione c.d. di moralizzazione; finalità che sono state sempre stigmatizzate dalla dottrina penalistica liberaldemocratica e laica». Conferma di questo l’abbiamo all’art. 3 che riguarda le pene alternative alla detenzione e si dice che la concessione della sospensione della pena può essere subordinata alla prestazione di lavoro gratuito alle dipendenze di associazioni LGBT. Come a dire: se hai osato dire che la pensi diversamente, dovrai lavorare gratuitamente per chi ha idee opposte alle tue! «non hai voluto piegarti sui temi della vita e della famiglia? e adesso vai a lavorare gratis per chi ha posizioni opposte alle tue! Sei per il matrimonio quale unione fra un uomo e una donna? Dovrai affiggere manifesti o predisporre il materiale propagandistico per una manifestazione in favore del matrimonio e dell’adozione same sex!». Non è difficile immaginare anche comportamenti di dileggio e mortificazione nei confronti del “reo”.

Non c’è emergenza.
Nelle intenzioni del relatore Zan, la legge è approvare «entro la prima settimana di agosto, per poi iniziare l’iter al Senato». Nel contributo di Mantovano si fa riferimento ai dati effettivi, censiti dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del Ministero dell’Interno: si tratta di dati bassissimi, a dimostrazione del fatto che non sussiste alcuna emergenza omofobia. Inspiegabile, se non per motivi ideologici, la spinta ad accelerare di fronte ai tanti problemi che il Paese ha di questi tempi: economia a picco, situazioni sociali devastanti, debito pubblico, chiusura di attività lavorative, avrete letto la notizia dei figli dati in pegno agli usurai per lavorare in nero e pagare i debiti della famiglia (con la pandemia sempre più famiglie si sono trovate sotto ricatto per via dei fondi ricevuti in prestito a tassi altissimi), assurdo trascurare priorità ed esigenze primarie dei cittadini.

Deriva liberticida.
È un testo carico di intrinseca pericolosità che apre a derive liberticide che finiscono col colpire penalmente l’espressione di una legittima opinione. Sono gravemente compromesse la libertà di pensiero, di religione, di educazione (anche educazione sessuale) in famiglia nella scuola, di ricerca clinica, di indagine scientifica. Si vuole l’approvazione sociale e chi non approva deve tacere. Si azzera il libero dialogo tra opinioni diverse che è un banco di prova della civiltà democratica e condizione del suo sviluppo.
Clima intimidatorio. La semplice ipotesi di essere qualificati omofobi impedisce di parlare, stronca sul nascere il dialogo. Questa è una legge che genera fobia cioè paura
Non tranquillizzano le rassicurazioni, contenute nella relazione che accompagna l’articolato né le varie esternazioni pubbliche, sul fatto che non si tratta di una legge bavaglio.

Cinque motivi per diffidare:
1) esperienza di altri Stati come mostra Mantovano nel suo contributo (maglietta in Francia; nel 2014 all’arcivescovo di Malaga indagato penalmente per aver affermato che la sessualità è destinata alla procreazione, evidentemente impossibile all’interno di una coppia omosessuale);
2) esperienza italiana leggi divorzio (1970), aborto (1978), unioni civili (2016), testamento biologico (2017); si tratta di normative la cui introduzione è stata accompagnata da rassicurazioni sul fatto che si trattasse di discipline per casi estremi e ipotesi circostanziate, da promesse di revisione, da precisazioni semantiche; dall’accento su etichette solo apparentemente limitatrici. Sappiamo bene come la macchia d’olio si è allargata e come è la situazione su tutti questi fronti;
3) Mantovano segnala poi da pagina 49 a pagina 51 del libro alcuni elementi inquietanti come quello contenuto nella relazione che precede l’articolato della proposta Scalfarotto;
4) il Presidente Mirabelli in un’intervista su Avvenire ha spiegato chiaramente come sia ambivalente anche la formulazione che affiderebbe a una virgola e un ovvero la interpretazione che quanto è aggiunto agli artt. 604 bis e 604 ter del c.p. riguarda l’istigazione e non la propaganda;
5) non c’è neanche la “clausola di garanzia/salvaguardia” che ai tempi della proposta Scalfarotto (2013) avevano fatto l’emendamento di Walter Verini (deputato di Scelta civica) e il subemendamento di Gregorio Gitti (PD): «Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente … ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni». A questo riguardo è opportuno ricordare che quel provvedimento fu molto criticato dalle associazioni Lgbt, tanto che Scalfarotto dovette difendersi dall’accusa di tradimento. Ciò significa che nelle vere intenzioni dei proponenti non c’era il fondamentale rispetto per la libertà di pensiero! Ad ogni modo, come ha detto giustamente Mantovano lo strumento legislativo degli emendamenti, nel caso specifico, non sembra troppo utile a ridurre i danni del ddl, quindi occorrerà convincere più parlamentari possibili a non votarlo.
Non dimentichiamo poi che questo ddl si inserisce in un contesto ben preciso: ci riporta nella realtà ad un robusto programma mondiale LGBT che in Italia ha già avuto manifestazioni nella legge sulle unioni civili (molto prossime al matrimonio same sex), giurisprudenza su omogenitorialità (Tribunale Roma ecc), triptorelina, tentativi di far passare ufficialmente l’ideologia d gender nelle scuole.
Si aggiunga anche l’esperienza del clima di censura che di fatto incombe quando si parla del concepito come “uno di noi” (non sono bastate 2milioni di firme ad avviare almeno un dibattito! Abbiamo assistito al soffocamento della democrazia addirittura con riferimento ad un istituto voluto proprio per essere espressione della voce dei cittadini europei). La cultura che censura è grosso modo la stessa che promuove il c.d. reato di omotransfobia.
Ad ogni modo è importante sapere che il testo unificato Zan non corrisponde al comune sentire di tante persone e vede contrari anche femministe, e alcuni gay e qualche intellettuale.

Siamo così insensibili verso alcune persone che possono essere vittime di discriminazione, violenza, odio?
No. Anzi. Qualunque persona deve essere destinataria del massimo rispetto. Noi siamo quelli che abbiamo sempre ribadito in maniera non formale che il giudizio non cade sulle persone, perché qualunque persona merita sempre e comunque il massimo rispetto, nessuno, per nessun motivo, deve essere vittima del disprezzo e della discriminazione altrui e che è fondamentale avviare e sviluppare percorsi di accompagnamento affinché nessuno abbia a soffrire perché “diverso”. Disturba infatti l’uso sostanzialmente ricattatorio della parola, del resto impropria, perché “fobia” vuol dire “paura” ed invece il suo significato viene trasformato in disprezzo, discriminazione, esclusione, addirittura “odio”, “rifiuto” quando in realtà noi non vogliamo disprezzare e tango meno odiare nessuno. Il nostro è un giudizio severo sulla legge e la cultura sottostante, non sulle persone. Il ddl fa una gran confusione anche su questo, perché confonde l’idea con la persona, come se rifiutare l’utero in affitto, il matrimonio omosessuale, l’adozione di minori da parte di persone dello sesso significasse rifiutare, addirittura odiare, le persone. È questa la spia di un riduzionismo antropologico che evidentemente non sa vedere nella persona una “eccedenza” (un di più) per cui la persona non coincide con il suo comportamento, con la sua volontà o con le sue idee. Questo poi porta a sentirsi lesi perché non c’è condivisione di idee e a soffocare la libertà di pensiero declinata in vari ambiti (educazione familiare e scolastica, insegnamento, ricerca) e della democrazia.

Siamo per l’uguaglianza orizzontale e verticale: la dignità umana si manifesta sempre con la stessa forza e con la stessa intensità in tutti gli esseri umani e in ciascun essere umano dal concepimento alla morte. Specialmente chi riconosce nell’essere umano appena concepito “uno di noi” e sa vedere nel volto del malato o del disabile, quali che siano le sue condizioni di vita, la luce della dignità umana, sempre presente e sempre indistruttibile, promuove nella maniera più estesa e profonda il principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani e questo, ovviamente, a prescindere da gusti e tendenze sessuali.
Siamo sensibili nei confronti della sofferenza, di ogni sofferenza umana. Vorremmo portare serenità, sollievo, conforto, consolazione a tutti i sofferenti e certamente anche a coloro che a causa di tendenze sessuali non etero si portano dentro le ferite dell’emarginazione, di atti di bullismo, di maltrattamenti, mortificazioni, derisioni. Sono ferite che saremmo lieti di poter lenire.

La posta in gioco: «siamo nell’epicentro di un conflitto che riguarda l’umano»
Ma qui, esaminando il ddl Zan, vediamo altro. Bisogna scavare in profondità per cogliere la reale portata di un simile disegno di legge. Domenico Airoma scrive: «La posta in gioco è molto più alta: siamo nell’epicentro di un conflitto che riguarda l’umano» e altrove afferma che questa legge «Serve per mettere il sigillo della norma (cioè della normalità) ad una nuova antropologia e mettere fuori gioco ogni diversa visione dell’uomo». E qui entrano in scena i temi della vita e della famiglia sotto il profilo della generatività e della genitorialità. Il continuo accento sulla non discriminazione delle persone con tendenze sessuali diversificate, al punto da fare una legge ad hoc privilegiando una categoria rispetto a tutte le altre persone, manifesta la volontà di cambiare le categorie del pensiero rendendo socialmente insignificante la differenza-complementarietà sessuale maschile-femminile che invece, socialmente parlando, rilevante lo è eccome. Ci mette su questa strada una delle conquiste del nostro tempo, l’affascinante “teoria dei diritti dell’uomo” quando – in tanti diversi documenti – afferma che il fondamento della società e dello Stato è la famiglia. Nessun’altra realtà ha un peso comparabile alla famiglia nelle Costituzioni e nei documenti sui diritti umani. Perché? Per l’intrinseca capacità generativa ed educativa. Sono i figli la ragione della “fondamentalità” e i figli sono generati nell’unione di una donna con un uomo (anche nelle tecniche di procreazione in laboratorio è sempre e comunque indispensabile la componente maschile e quella femminile). Senza figli non c’è futuro per la società, la storia si ferma, l’avvenire è precluso. La differenza sessuale fonda la famiglia e ha generato i popoli, le comunità e la storia. La modernità, laddove riconosce l’inerente e uguale dignità di ogni essere umano (che non può non essere dal concepimento, altrimenti si cade nella discriminazione), riconosce la forza umanizzante della complementarietà maschile-femminile che riveste interesse pubblico perché la società per non finire ha bisogno di figli (dimensione generativa), cioè nuovi cittadini che crescano con un padre-uomo e una madre-donna (dimensione educativa) per dare poi il loro contributo per costruire una società sempre migliore (staffetta delle generazioni). Su questo nel Movimento per la Vita si è riflettuto molto.

Dire queste cose significa essere omofobo?
Noi vogliamo che tutti, anche i bambini in viaggio verso la nascita, siano accolti e rispettati, amiamo l’uguaglianza, la libertà, la democrazia, i diritti umani, noi vogliamo costruire il bene comune, accettiamo il dialogo e il confronto. Dove stanno le fobie? Non stanno forse dalla parte di chi detesta un pensiero diverso e pretende di imporre il proprio?
Come è abituale nel nostro stile, ai “no” volti ad impedire il male affianchiamo la scelta di rappresentare con entusiasmo la bellezza e la verità della dimensione sessuata dell’uomo e della donna. Il punto di partenza è la meraviglia della vita umana il cui inizio è affidato all’incontro tra una donna e un uomo. «È per questa ragione – ricorro ancora una volta alle parole di Domenico Airoma – che questa battaglia merita di essere combattuta a prescindere dal risultato che potrà avere».