Omotransfobia: dubbi sul Ddl Zan anche dalle femministe

La giornata internazionale contro l’omofobia è stata istituita il 17 maggio, giorno in cui nel 1990 è stata tolta l’omosessualità dalla lista internazionale dell’OMS delle malattie mentali. In Italia il Ddl Zan nasce per contrastare l’omofobia ma in alcuni punti fa discutere. Vediamo perché.
Dopo l’approvazione avvenuta il 4 novembre 2020 alla Camera, approda in questi giorni in Comissione Giustizia al Senato il Disegno di Legge Zan sulle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, la cosiddetta legge contro l’omotransfobia.
Sul tema la Comunità Papa Giovanni XXIII era già intervenuta inviando un documento ai parlamentari della Commissione Giustizia in cui si esprimevano varie perplessità.
Ora che il testo procede nel suo iter parlamentare, riteniamo importante contribuire al dibattito esprimendo alcune considerazioni.
Come Comunità Papa Giovanni XXIII siamo sempre stati dalla parte dell’uomo, e in particolare del più debole, del più emarginato, del più oppresso, cercando di tutelare ogni persona da qualsiasi forma di discriminazione, ritenendo che ogni uomo è immensamente amato da Dio, dotato di una dignità e di un valore straordinari.
La salvaguardia e la tutela delle persone soggette a discriminazione per noi nasce dalla metodologia della condivisione: è “stare con” che aiuta ogni persona a conoscersi, accettarsi, comprendere i propri doni, limiti, bisogni, desideri e scoprire in sé le risorse già presenti per realizzarli. La consapevolezza e l’accettazione di sé permettono di confrontarsi senza timore con la diversità vivendola come arricchimento e opportunità.

Giacomo, omosessuale: «Non ho bisogno di questa legge»
Ascoltando le persone con orientamento omosessuale che abbiamo tra noi o che conosciamo, abbiamo raccolto diverse perplessità riguardo a questa proposta di legge. «Non ho bisogno di questa legge – dice Giacomo -. Voglio la mia libertà e lasciarla anche agli altri. In un clima di libertà è garantita anche la mia.» E Giorgio aggiunge: «Per l’esperienza mia e di molti come me, essa rischierebbe di essere più un danno che una tutela. Se questa legge passerà, oltre a privare l’intera società della libertà di espressione, voi contribuirete a cambiare la percezione che le future generazioni avranno di se stesse, privandole del diritto fondamentale di riconoscersi come uomini e donne, riducendoli alla loro attrazione sessuale, omo e non, e dicendo loro nella sostanza che c’è un mondo che li odia dal quale non avranno mai la forza di difendersi se non tappandogli la bocca.»

Dubbi delle femministe sul Ddl Zan
Anche un’ampia parte del mondo femminile, con cui collaboriamo su vari temi sociali, si è espressa contro questa legge. Nei mesi scorsi era stata lanciata sul web una petizione di 14 associazioni femministe che chiedeva una radicale revisione del disegno di legge.
A loro giudizio questa legge contiene un elemento gravemente inaccettabile, il riferimento alla discriminazione a causa dell’identità di genere.
Infatti il DdL introduce una definizione di assolutamente vaga: «Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione».

Cambio di genere, cosa accade all’estero
Se anche in Italia si affermasse questa definizione, presto si verificherebbero gli episodi di “cambiamento di genere” opportunistici che già oggi si stanno verificando in diversi paesi:

– i trasferimenti di detenuti uomini, la maggior parte dei quali ha commesso omicidi e reati sessuali, nelle carceri femminili (accadono regolarmente in Canada), con conseguente verificarsi di casi di violenza sessuale e fisica, gravidanze e malattie a trasmissione sessuale,

– l’ampia presenza di persone nate maschi negli sport femminili (che quindi hanno massa muscolare, struttura ossea e sistema ormonale di un maschio…), al punto da suscitare la reazione di diversi sportivi noti, anche appartenenti al mondo LGBT come il transessuale Caitlyn Jenner, medaglia d’oro olimpica nel 1976 (“È una questione di giustizia, per questo mi oppongo alla partecipazione nello sport femminile delle ragazze trans, ma biologicamente maschi”) o la nota tennista Martina Navratilova,

– la recente chiusura in Gran Bretagna di due case-rifugio per donne maltrattate in quanto non sufficientemente “neutrali rispetto al genere”, infatti sono molto più accessibili alle donne che ai maschi; così anche in Australia ed altri paesi,

– le denuncia subita da persone che hanno fatto affermazioni ovvie, come la parlamentare norvegese Jenny Klinge che ha detto: «Solo le donne possono partorire», affermazione considerata per qualcuno gravemente discriminatrice perché non tiene conto delle persone che, nate donne, ora si identificano come uomini; o il licenziamento subito da Maya Forstater, ricercatrice inglese, che aveva affermato che la differenza sessuale è biologica e non è possibile cambiare il proprio sesso, affermazioni ritenute “transfobiche”.
Identità di genere,
Il fronte degli oppositori e dei sostenitori è trasversale. Chi sono?
Proprio sul punto dell’identità di genere si stanno moltiplicando le richieste di un’ampia parte del modo femminista e del mondo omosessuale di modificare la legge.
Tra i personaggi più noti, la regista Cristina Comencini di “Se non ora quando – Libere”. Il Ddl Zan «è un articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica», la scrittrice Marina Terragni : «Una legge che introduce il rischio di essere perseguiti penalmente se dici, per esempio, che una donna è una donna e non un mestruatore o una persona dotata di “buco davanti”; o che l’utero in affitto è un abominio… una legge del genere sembra voler colpire più le donne che gli uomini», la presidente di Arcilesbica Cristina Gramolini e il presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso.
Sempre più emerge quindi che questo DdL non è sostenuto dall’intera comunità delle minoranze sessuali (omosessuali, transessuali…) e dai simpatizzanti della loro causa, ma che sia il fronte dei sostenitori che quello degli oppositori sono trasversali, ed entrambi hanno al loro interno persone con orientamento omosessuale, transessuale ed eterosessuale, di diverso orientamento politico, di diversa religione, estrazione culturale… ad esempio sono fortemente contrari al DdL Zan politici di sinistra come Marco Rizzo: «Se passa il ddl Zan potrei essere punito. È una legge costrittiva. Io rivendico il mio diritto di esprimere un’opinione supportata da fatti. I signori della sinistra rivendicano dei desideri che finiscono per mercificare il corpo delle donne. E io dovrei essere punito al posto loro?», intellettuali marxisti come Diego Fusaro, omosessuali come Mauro Coruzzi, in arte Platinette: «Per le aggressioni esiste già il codice penale mentre se vogliamo considerare offensivo e persino reato l’utilizzo di un linguaggio anche dissacratorio, ecco tutto questo mi fa paura. Sono leggi liberticide, da Germania dell’ Est».

Le sanzioni previste dalla Ddl contro l’omotransfobia
Abbiamo letto il testo del Disegno di legge, e abbiamo ritrovato diversi passaggi che confermano i timori espressi da queste persone.
Il DdL Zan infatti, rispetto a questioni estremamente complesse come l’omo e la transessualità, agli studi su questi temi, alle leggi fatte o da fare, interviene con uno strumento che dovrebbe essere usato con delicatezza come la norma penale.
Il contenuto principale di questo progetto di legge infatti è quello di introdurre una nuova sanzione penale verso chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’indentità di genere» e chi istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per i medesimi motivi.
Quali possono essere questi atti discriminatori? Sfogliando in rete le pagine di siti o i profili social di attivisti LGBT, diversi sono gli esempi citati: opporsi al DdL Zan, lamentarsi per avere visto omosessuali in atteggiamenti intimi in luogo pubblico, ricordare che praticare l’omosessualità è peccato, affermare che l’omosessualità non è una caratteristica innata di una persona o più in generale rivolgere critiche a persone omo o transessuali. Così pure potrebbe essere ritenuto discriminatorio dire, come faceva il nostro fondatore don Oreste Benzi, che il posto migliore per un bambino è stare con una mamma e un papà.
Per qualcuno addirittura lo stesso fatto che una persona sia cattolica significa che è omofoba.
Eppure la Chiesa cattolica chiede costantemente che nessuna persona sia discriminata in base all’orientamento sessuale. In diversi paesi del Terzo Mondo (India, Kenya, Uganda…) è in prima linea a chiedere l’abolizione delle leggi che prevedono sanzioni penali nei confronti degli omosessuali. Tante persone con tendenze omosessuali e transessuali entrando a farne parte hanno trovato rispetto e accoglienza.

I dubbi sul piano giuridico
Le discriminazioni sono già punite dal nostro ordinamento: il nostro sistema penale già sanziona i delitti contro la vita e l’incolumità personale (art. 575 e ss c.p.), la diffamazione (art. 595 c.p.), la violenza privata (art. 610 c.p.), la minaccia (art. 612 c.p.), gli atti persecutori (art. 612 bis c.p.) etc.
Per di più, diversamente dalle discriminazioni legate a razza, etnia, religione, le espressioni “identità di genere” e “orientamento sessuale” non sono definite in modo certo nel nostro ordinamento, dunque non è possibile individuare con certezza quali sono i comportamenti che verrebbero colpiti da questa norma.
La vaghezza e l’ampiezza delle condotte a cui ci si potrebbe riferire rendono la proposta in evidente contrasto con il principio di determinatezza della norma penale. In sostanza la norma non chiarisce il confine tra i comportamenti consentiti e quelli condannati.
Di conseguenza questa valutazione sarà lasciata alla discrezionalità del giudice, con il rischio di interpretazioni molto diverse fra loro, di andare a ledere alcune libertà costituzionali fondamentali come le libertà di riunione (art. 17 Cost.), di associazione (art. 18 Cost.), di espressione (art. 21 Cost.) e di religione (19-20 Cost), e di dare vita ad un reato di opinione.
In queste settimane diversi sostenitori del Ddl hanno affermato, portando esempi, che certi comportamenti non sarebbero puniti da queste nuove norme. In realtà oggi nessuno è in grado di fare affermazioni certe al riguardo, perché appunto saranno solo i giudici che decideranno cosa è reato e cosa non lo è.
Le preoccupazioni sono aumentate di recente a seguito delle affermazioni di personaggi noti come il conduttore televisivo Alessandro Cecchi Paone, secondo cui dire che l’unica famiglia è quella tra un uomo e una donna rappresenta un incitamento all’odio: «perché crea infelicità negli esseri umani. Quindi per me sei perseguibile!» o la senatrice Alessandra Maiorino che ha affermato che è crimine d’odio parlare contro il fatto che un bambino abbia “due padri”, o i blogger “Papà per scelta” che sostengono che dovrebbe essere perseguito chi dice che l’utero in affitto è barbarie o mercato.
È probabile che possa essere perseguito anche un genitore che cerchi di dissuadere il proprio figlio o figlia ad intraprendere un percorso di transizione di genere. Già in Canada Robert Hoogland è in carcere per aver opposto “troppa” resistenza all’ormonizzazione della sua bambina di 13 anni: «Voglio che mia figlia sappia che ho fatto davvero tutto il possibile, semmai tra 5 o 10 anni dovesse pentirsi».

Puntare sull’educazione e sulla conoscenza
Ma c’è realmente bisogno di questa legge? È stato ampiamente documentato che nel nostro Paese le denunce di aggressioni omofobe sono a livelli molto bassi (secondo l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, nel 2019 le aggressioni fisiche legate all’orientamento sessuale e all’orientamento di genere, in Italia, sono state 29) e che l’atteggiamento della popolazione è tendenzialmente tollerante verso persone con diverso orientamento sessuale.
Peraltro se si vuole che le persone abbiano più rispetto verso chi ha orientamenti sessuali differenti la strada maestra è quella di potenziare l’educazione al rispetto, favorire la conoscenza delle persone.
Un elemento ulteriore di perplessità è legato al fatto che in questi ultimi anni diverse persone che hanno espresso opinioni differenti rispetto a quelle dominanti sull’orientamento sessuale e soprattutto sull’identità di genere, pur nel rispetto delle regole democratiche, sono stati fatti oggetto di campagne di denigrazione e di odio, fino anche a minacce di morte, sui social.
Recentemente persone che hanno espresso anche semplici riserve al testo di legge Zan, come le esponenti della sinistra Paola Concia, Valeria Valente, Luana Zanella, sono state pubblicamente minacciate di morte sui social: «Vi ammazzo tutte, schifose maledette», «Il giorno in cui cominceremo ad ammazzare i porci come lei sarà sempre troppo tardi», «Non ci vuole nulla a svaligiare un’armeria, basta una smerigliatrice a batteria e un disco diamantato».

Ci sono siti che stilano degli elenchi di persone ritenute omofobe, e ci sono app che colorano di rosso le pagine facebook di queste persone.
Questa intolleranza indica che nella nostra società è sempre più difficile il dialogo vero, la valorizzazione delle differenze, il confronto delle idee: si tende con facilità a catalogare l’altro come amico o nemico a seconda della religione, dell’appartenenza politica, culturale.
Il clima è quello descritto in un appello uscito di recente negli Stati Uniti firmato da circa 150 intellettuali, tra cui gli scrittori J.K. Rowling, Margaret Atwood e Salman Rushdie, e i professori universitari Noam Chomsky e Francis Fukuyama: «Lo scambio libero di informazioni e idee, la linfa vitale di una società liberale, viene soffocato ogni giorno di più. Se abbiamo imparato ad aspettarcelo dalla destra radicale, la tendenza alla censura si sta diffondendo anche nella nostra cultura: un’intolleranza per le opinioni diverse, l’abitudine alla gogna pubblica e all’ostracismo, e la tendenza a risolvere complesse questioni politiche con una vincolante certezza morale.»
Questo clima di intolleranza sarebbe ulteriormente incoraggiato da questa legge e chi promuove discorsi di odio verso le persone che ritiene omofobe si sentirebbe ancora più legittimato nel suo comportamento.

Andrea Mazzi – Apg23

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