Omotransfobia, non si educa il popolo col codice penale

È al vaglio la legge sull’omotransfobia che riguarda l’estensione dell’art. 604 bis del codice penale che nel primo comma punisce chi “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, e nel secondo comma chi “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici o religiosi”, estendendo la sua applicazione  a fattispecie che si basano su motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Questa semplice, ma significativa, estensione mette a rischio, come la Conferenza Episcopale Italiana ha evidenziato in una nota molto puntuale, la libertà di espressione, introducendo, di fatto, il reato d’opinione.

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Chi propone la legge sostiene che da una parte ci sia la necessità di punire gravemente i reati contro l’omotransfobia e dall’altra che tale estensione non riguarda la “propaganda” delle idee. La prima obiezione non ha fondamento, perché il nostro sistema giuridico, e nella fattispecie il codice penale, condanna già questi tipi di reati contro la persona e offre quindi un’adeguata protezione per la dignità personale anche in questi frangenti. La seconda, invece, non è veritiera perché nel dibattito politico e sociale la definizione di “identità di genere” e di “orientamento sessuale” è talmente fluida che finisce con ricomprendere tanti atteggiamenti che non hanno nulla di discriminatorio, ma che sono la semplice espressione delle proprie idee.

Il cuore della questione, però, non riguarda l’omotransfobia, quanto se sia giusto o meno educare un popolo attraverso il codice penale, punendone le idee che il potere di turno non vede come proprie o ritiene pericolose per il proprio esistere. Per questo la partita che si gioca va ben oltre l’argomento in discussione, perché se si introducesse, di fatto, il reato d’opinione saremmo tutti in balia di chi detiene il potere e gli strumenti per esercitarlo a seconda del proprio volere: oggi è l’omotransfobia, domani potrebbe essere il suo opposto, o altro ancora. Senza una tutela chiara e una promozione efficace dei diritti della persona – che oggi già ricomprendono quelli per cui questa legge è proposta – saremmo realmente tutti in pericolo, soggetti a derive antropologiche che di umano hanno ben poco. E se queste restrizioni della libertà di pensiero si guardano insieme alle restrizioni delle libertà personali che così facilmente vengono introdotte in questo periodo, il quadro che ne esce fuori è piuttosto inquietante. L’Italia ha bisogno di ben altro per ripartire.

Giovanni Gut

Vicepresidente nazionale MCL

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