Pascal, dalla disperazione al sacerdozio

cenacolo

Ciao a tutti, mi chiamo Pascal e sono uno dei “miracoli viventi” della Comunità.  Vengo dai pressi di Liegi, in Belgio, e ho quarantadue anni. Oggi sono consacrato nella Comunità e ho ricevuto il grande dono di poter frequentare la scuola di teologia, per diventare un giorno sacerdote. Nato in una famiglia cattolica, con un papà postino, una mamma sarta e un fratello più giovane, ho avuto una bella infanzia. Ero un grande sognatore, un divoratore di fumetti e di libri di avventura. Quante storie meravigliose m’inventavo da bambino, nelle quali ero l’eroe in un mondo che costruivo a mia misura! Poi venne l’adolescenza e la scoperta che questa misura non corrispondeva molto alla realtà. che periodo misterioso!

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Un crocevia di ideali, sentimenti, sensazioni, innamoramenti, paure e desideri. che confusione! E per fuggire questa sofferenza mi tuffavo nella musica rock con i suoi messaggi micidiali, i suoi idoli falsi, e sperimentavo sensazioni nuove: le prime menzogne, i primi furti. Ho 17 anni quando muore mio papà e in me si rafforza la decisione di non fare una vita “banale”, da buon padre di famiglia come lui; io voglio essere un avventuriere e sperimentare tutto. A casa c’è tanta tristezza per il vuoto che ha lasciato la sua morte, e io scappo al più presto nella “festa”, la birra e la musica, quindi i primi spinelli, e pian piano scivolo in un mondo alla rovescia dove niente più ha senso e dove Dio non può entrare, così che tutto sia permesso! Una moto potente per darmi sicurezza, viaggi per fuggire, sempre più droghe e misture sballanti, ma oramai niente mi può togliere il vuoto, la tristezza, la solitudine, l’angoscia e la nausea che ho nel profondo.

Come uscirò dalla mia gabbia infernale? Per anni mi sembra che la disperazione sia la verità della mia vita, e che ogni cosa bella sia una bugia. Grazie a quelli che mi amano e credono ancora in me mi riprendo un po’, abbastanza per ottenere un lavoro come postino, e così per tanti anni ancora vado avanti, sempre vacillante, alla ricerca di un senso per poter dire “ne vale la pena!” .
Poi un bel giorno, alla parrocchia San Paolo di Anversa, la città in cui abito, incontro il club dei ragazzi di strada il “gatto grigio” e sono commosso dagli sguardi di quei bambini. Chiedo di potere fare un po’ di volontariato, esco dal mio guscio e mi metto al loro servizio; mi accolgono come un fratello e un padre, amandomi così come sono.

Nello stesso tempo leggo in un libro questo brano del Vangelo che mi invita alla conversione:
“Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33). Accolgo l’invito e mi decido: “Da ora in poi cercherò e, se c’è qualcosa da trovare, lo riceverò”! Tutto è chiaro e limpido come il sole di quel giorno, che sul momento illumina di una luce nuova tutto fuori e dentro di me! I bambini del club mi coinvolgono a cantare con loro a piena voce: “A volte vorrei volare come una farfalla, tanto sono libero e felice, sono un figlio di Dio”! Come è bella la loro libertà. Rinasco e scopro che dono è darsi gratuitamente: fare l’autista, il cuoco, organizzare i giochi, fare il pagliaccio, rendersi disponibile e servire con tutto il cuore e tutte le forze!

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Finalmente trovo quello che cercavo da sempre: la gioia profonda di amare e lasciarmi amare servendo gratuitamente. E’ la conversione! L’incontro di uomini e donne guidati e illuminati dallo Spirito Santo, le confessioni, il silenzio fecondo, la Parola di Dio che parla al cuore, la decisione di rispondere, di affidarmi a questa promessa, piangere e abbandonarmi all’amore di Dio. Tutto questo e ben di più avviene: i miei occhi si aprono e vedono finalmente l’armonia della vita e la grandezza del dono che ho nelle mani. Tre anni dopo incontro la Comunità in occasione di un pellegrinaggio a Medjugorje, e sono toccato dalla dignità e dalla forza che emanano i ragazzi quando pregano e dalle loro testimonianze, nelle quali mi riconosco un po’.
Chiedo di potere fare un’esperienza di due mesi al Campo della Vita.

Là, fin dall’inizio, vengo trattato come un “vero tossico” e cade presto la maschera del mezzo consacrato. Scopro di avere tante ferite ancora aperte nel cuore, una memoria inquinata da mille confusioni, fallimenti e paure, orgoglio e falsità. Davanti a me ho ragazzi che testimoniano la speranza di una vita nuova con una pace vera. Ho ormai 33 anni, non si può più scherzare!
Decido dunque di rimanere e ci sono ancora oggi.
Ringrazio la Comunità che è per me questa possibilità di vivere, giorno dopo giorno, alla presenza di Gesù. Lui è l’unico che poteva risanare la “pianta” della mia vita e nutrirla di pace e di gioia, di forza e di speranza.

Grazie per la possibilità di maturare nella carità e nella verità. Ma spiegare la Comunità come si potrebbe? Bisogna viverla! È il mistero della presenza di Gesù in mezzo a noi, è un anticipo di paradiso sulla terra. Siamo una Comunità di risorti e impariamo ogni giorno ad accogliere la nostra croce con pazienza, con coraggio, come ha fatto Gesù, e così con Lui possiamo risorgere ancora.
Grazie a tutti coloro che mi hanno accompagnato nel cammino e a voi, fratelli e sorelle, che oggi condividete con me questa vita nuova. Grazie Gesù per il tuo miracolo: la mia vita risorta!
Mi affido alle vostre preghiere, così che possa essere fedele fino in fondo e degno del mio nome .la gioia “Pasquale!”

dal giornale Risurrezione della Comunità Cenacolo di Saluzzo
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