Portare Cristo ai musulmani (P. Josef A. Herget)

Quello che c’è nella testa dei musulmani e dei loro capi, quello che essi credono e pensano, è sconosciuto alla maggior parte degli occidentali. Una delle tentazioni di oggi è di ridurre il cristianesimo a pura saggezza umana, come fosse soltanto l’insegnamento di un buon comportamento, e di conseguenza si proclama anche l’uguaglianza di tutte le religioni. In tal modo ci si può domandare se la missione cristiana tra i non cristiani abbia ancora un senso.
A riguardo del cristianesimo e dell’Islam si fa avanti l’opinione che tutte due queste religioni siano molto simili e si differenzino soltanto per piccolissimi dettagli. Spesso si sente dire: “Noi crediamo in fin dei conti allo stesso Dio”. A causa del dialogo islamo-cristiano le differenze appaiono trascurabili. Con una tale opinione non si fa giustizia nè alla fede dei cristiani nè ai musulmani

Poiché Cristo incarica tutti i suoi discepoli e manda la Chiesa di ogni generazione ad annunciare la buona Notizia nel mondo, ogni Chiesa locale, ogni diocesi tradisce il proprio compito, se essa, nella sua vita, trascura il principio della “missione”, cioè l’annuncio della buona notizia ai non cristiani.
Quasi nessun uomo venuto dall’Islam conosce veramente Gesù Cristo. I musulmani non sanno che egli è il loro salvatore e redentore. Essi non conoscono la sua vita nè il suo annuncio. Quello che i musulmani in generale conoscono dell’insegnamento sul cristianesimo e su Gesù Cristo, e ciò che essi riescono a vedere nella vita dei cristiani, dipende in primo luogo dall’insegnamento del Corano interpretato da insegnanti islamici nelle scuole islamiche o da imam nelle moschee, in secondo luogo dalla propria famiglia, dai vicini e dai mezzi di comunicazione, in terzo luogo dai cristiani stessi.
Nei paesi islamici però i cristiani vivono per lo più in minoranza, hanno molta paura e si guardano bene dal testimoniare la loro fede di fronte ai musulmani. In molti modi fino ad oggi essi vengono scoraggiati e addirittura perseguitati dai gruppi fondamentalisti islamici. Per questo essi vivono in tutto silenzio e cercano di mantenere quanto più possono le distanze dai musulmani.
Tuttavia anche oggi è volontà di Dio che il Vangelo sia annunciato a tutti gli uomini, anche ai musulmani, perché tutti credano e sperimentino le grandi opere di Dio.

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Da secoli per di più tra i cristiani si è diffusa la convinzione che non sia possibile convertire i musulmani. Si pensa che la testimonianza cristiana verso di loro sia una parola per orecchi chiusi, e che tutti i tentativi siano inutili. Talvolta si sente dire: “Annunciare il Vangelo ai musulmani è perdita di tempo; non si possono convertire.” Ciò è vero: voi non convertirete mai un solo musulmano, perché la conversione è grazia, ed è opera di Dio soltanto. Nessuno dovrebbe sognarsi di riuscire a condurre qualcuno alla fede soltanto con argomentazioni o con metodi particolari. È lo stesso Signore che attira a sé i chiamati.

Ma come possono i musulmani venire a contatto con la lieta Notizia? La mia esperienza mi ha insegnato questo: i musulmani, soprattutto i turchi, parlano volentieri, e spesso hanno domande religiose. Se si parla del cristianesimo si mostrano sicuri, ritenendo di conoscerlo già; essi sono convinti che il Corano contiene tutto, anche il vero cristianesimo. Ogni differenza è per loro solo conferma che i cristiani hanno cambiato il Vangelo.
L’Islam infatti insegna che Dio, in diversi tempi, ai diversi popoli, secondo le loro lingue ha fatto arrivare una Sacra Scrittura: la Thorà a Mosé, i Salmi a Davide, il Vangelo a Gesù, il Corano a Maometto. All’inizio il contenuto di tutti i santi libri era lo stesso; ogni nuova Scrittura ha sostituito la più vecchia. Così l’Islam si pone come legittimo successore del giudaismo e del cristianesimo, avendo corretto tutte le falsificazioni di queste due religioni. Se parli con loro essi affermano che riconoscono tutti i sacri Libri. Se poi chiedi se leggono anche il Vangelo, ottieni di regola questa risposta: “Noi crediamo a tutti i sacri libri nella loro forma originale. Escluso il Corano, questi sono stati falsificati, e non è più possibile trovarli”.

Con queste premesse un dialogo con i musulmani a riguardo della fede sarà sempre un circolo vizioso: molto faticoso e senza successo. Dopo molti sforzi durati vari anni io sono arrivato alla conclusione di smettere con questi discorsi.
Siccome parlo turco, ero sempre pronto ad aiutare, come interprete e consigliere, i lavoratori stranieri a Vienna, ma mi rifiutavo di avere colloqui con musulmani su domande religiose. Ho fatto troppe esperienze negative. Per un anno intero mi sono rifiutato di parlare con un giovane turco che spesso voleva il mio aiuto e continuava a cercarmi con insistenza per pormi domande sulla religione.
Poi però successe qualcosa che mi ha aperto una nuova via: una sera – la portineria della nostra casa era già chiusa – egli suonò alla porta: doveva parlarmi urgentemente! Andai nel parlatorio: il giovane, molto scosso, mi chiese, quasi piangendo, di non mandarlo via, ma di rispondere a una sua domanda importante. Con la destra indicò la croce alla parete e domandò: “Per favore, dimmi, perché tu lo adori?” Allora mi accorsi che non mi potevo tirare indietro. Così cominciò un lungo intenso colloquio.

Dapprima cercai di farmi raccontare della sua fede. Egli conosceva bene la vita di Maometto e sapeva raccontarmi i suoi titoli. Mi disse anche che Maometto non aveva fatto nessun miracolo. Il Corano sarebbe l’unico miracolo che lo caratterizza come profeta. Poi cominciò a parlare degli appellativi che nel Corano vengono attribuiti a Gesù: Gesù vi è descritto come profeta. Un titolo speciale è “Muqarrab”, letteralmente un “portato vicino”, cioè uno che è stato portato vicino a Dio dalla divina misericordia. “Muqarrab” si chiamano anche gli angeli più grandi (sura 4,170).
Io gli feci notare che Gesù e Maometto, secondo il Corano, non stanno sullo stesso piano, e, anche se si dice espressamente che Gesù è soltanto un Inviato di Dio, tuttavia di lui vengono dette cose che nemmeno una volta hanno un parallelo con Maometto.
Con zelo poi egli mi raccontò che la nascita di Gesù secondo il Corano è straordinaria: egli sarebbe una nuova creazione di Dio, concepito e nato dalla vergine Maria senza intervento d’uomo. Alla mia domanda: “Ma chi è Gesù, se egli era una nuova creatura di Dio, concepito e nato dalla vergine Maria senza opera d’uomo? Chi è questo Gesù?” Il nostro colloquio divenne sempre più sorprendente riguardo a Gesù, tanto che al giovane scorrevano lacrime sulle guance.
Con gli occhi umidi il giovane turco per la prima volta gridò meravigliato: “Santo Gesù, come sei grande!”

Poi continuò a raccontarmi che, a differenza di Maometto, Gesù ha fatto miracoli: il Corano narra che Gesù ha dato la luce agli occhi di un nato cieco. Ed io: “Ma non si dice anche nel Corano: Allah è la luce del cielo e della terra?” (sura 24,35). E di nuovo il grido del giovane: “Santo Gesù, tu sei grande!”! Pieno di meraviglia mi raccontò che Gesù ha persino risvegliato dei morti. Io ricordai: “Risvegliando i morti, Gesù dà la vita, ma solo Dio dà la vita: chi è dunque questo Gesù?”. Il nostro colloquio andava crescendo di meraviglia in meraviglia riguardo a Gesù, mentre al giovane continuavano a cadere lacrime dagli occhi.
Poi gli venne in mente che il Corano racconta una strana storia: Gesù avrebbe preso della creta, formato un uccello, vi avrebbe soffiato sopra e sarebbe diventato un essere vivente che vola via (sura 15,110). Io intervenni: “Soltanto Dio è il creatore del cielo e della terra, – il Corano non si stanca mai di annunciarlo -, e tuttavia queste azioni furono raccontate di Gesù e soltanto di Gesù. E anche se dice che egli tutto questo lo ha fatto solo con l’approvazione di Dio, rimane tuttavia la domanda: perché proprio solo Gesù? Hai notato che il Corano non ha nessuna risposta a questa domanda?” Con questo interrogativo termina il Corano. Solo qui comincia il Vangelo, perché il Vangelo è domanda e risposta.
Il giovane turco ora era pronto ad ascoltare il Vangelo. Spesso nel Vangelo si racconta di meraviglie e domande degli uomini: “Chi è dunque costui, che gli obbediscono il vento e le onde? Che cosa pensa la gente del figlio dell’uomo?… Che cosa dite che io sia? … Tu sei il figlio del Dio vivente!”
Ora il giovane divenne curioso di udire tutto quel che si può su Gesù; e avrebbe imparato ad amare Gesù e ad aver fiducia in lui.
Il colloquio durò molte ore. Quando ci separammo era mattino inoltrato. Io ho fatto parlare soltanto la lingua del Vangelo, ho adoperato soltanto le sue parole; esse sono il miglior Annuncio, che apre il cuore di chi ascolta e lo prepara ad accoglierlo.
Attraverso questo intenso dialogo notturno sulla fede mi sono convinto com’è necessaria per i musulmani la testimonianza di fede dei cristiani. D’altronde non si deve arrivare troppo in fretta ad un colloquio sulla fede, ma bisogna anzitutto preparare il terreno per una fruttuosa conversazione. In primo luogo la testimonianza vissuta della fede cristiana riesce ad aprire il cuore del musulmano, chiuso da molti pregiudizi e da profonda sfiducia.
Da questo momento in poi io ho avuto di nuovo la forza e la volontà di incontrare i musulmani. Mi si è rinnovata la coscienza che noi cristiani abbiamo il dovere di dare risposta agli uomini che cercano, poiché essi hanno diritto di sperimentare “di quale speranza noi viviamo”.
Nei tempi successivi potei, insieme ai miei confratelli, fare molte esperienze positive con persone che cercano e chiedono la verità: ciò portò nel 1996 alla fondazione dell'”Istituto San Giustino”. Le sue attività sono soprattutto informazioni religiose, scuole di apostolato per collaboratori volontari, lezioni di fede cattolica in diverse lingue per chi cerca il battesimo e per catecumeni. Da circa otto anni sono sorte due comunità turco-cattoliche di nuovi battezzati a Graz e a Linz. Una comunità cattolica di iraniani sta per nascere. A Linz, Vienna e Graz ci sono dei piccoli centri nei quali vengono tenuti insegnamenti religiosi in diverse lingue, incontri di fede, circoli biblici, conversazioni al caffè, ecc. In questo momento ci occupiamo di circa cento catecumeni.

di P. Josef A. Herget CM, in Vision 2000