Preparando il centenario wojtylano (18 maggio 1920)

Che senso ha celebrare il centenario di Karol Wojtyla se contemporaneamente si disprezza la figura del suo successore? In realtà il cristiano e chi ama la famiglia non può separare Papa da Papa. Wojtyla rimane un riferimento per chiunque operi anche sul versante sociale per la famiglia, Papa Benedetto XVI ha illuminato con la sua singolare profondità teologica tanti aspetti della chiamata al Matrimonio, Papa Francesco è la voce attuale della Chiesa che non si stanca di ribadire la verità. Come abbiamo ricordato più volte in questi giorni celebreremo nel 2020 il centenario della nascita di Karol Wojtyla, che fu Papa dal 1978 al 2005, e fu il Papa che colse con maggiore lungimiranza e chiarezza l’attacco alla famiglia, a tal punto che il suo Magistero sul tema divenne il paradigma del suo pontificato, il centro del suo apostolato, della sua pastorale e uno dei principali obiettivi delle sue iniziative.

Prima di Giovanni Paolo II erano poche le realtà ecclesiali che sollecitavano una certa urgenza sul tema familiare. Io ricordo di essere entrato nel Midaf (Movimento Internazionale di Difesa e Aiuto alla Famiglia) quando frequentavo la I Media, nel 1972. Il Midaf era stato fondato nel ‘68 dai Rocci, Franco e Tina e il figlio Marco (poi diventato prete), stabiliti a Roma dal nord Italia, che si impegnarono in tante iniziative su questo fronte e che ebbero l’intuizione di una solida formazione permanente alla famiglia partendo dalla preadolescenza, già cogliendo i primi segnali di un’imminente crisi sociale e di fede. All’epoca nella Chiesa un movimento che si occupava di difendere la famiglia sembrava una proposta assolutamente incomprensibile e quasi minacciosa. Eppure dopo solo due anni, nel 1970, il referendum del divorzio inaugurò quel cinquantennio a cui il Presidente del Popolo della Famiglia Adinolfi ha fatto recentemente cenno, un tremendo cinquantennio di aggressione alla famiglia caratterizzato da una serie di leggi inumane e nichiliste che hanno sostenuto un processo di disgregazione e demolizione del tessuto sociale durato fino ad oggi. Ma la Chiesa forse non era del tutto pronta, probabilmente non si rendeva conto di quale valanga avesse scatenato il Movimento sessantottino, quindi noi che chiedevamo di difendere la famiglia sembravamo degli alieni, refrattari all’ottimismo postconciliare che si era imposto come chiave di lettura dominante del Vaticano II.

Eppure di lì a poco Karol Wojtyla, con uno sguardo acuto e profetico, avrebbe messo al centro del suo pontificato la famiglia, e se questo cinquantennio di aggressione brutale e violenta che scade anch’esso in questo 2020 non ha portato del tutto alla cancellazione dell’istituto familiare lo dobbiamo proprio alla poderosa diga che ha saputo contrapporre Karol Wojtyla, poi rafforzata col prezioso contributo di Benedetto XVI e dell’attuale pontificato di Papa Francesco, che molte e molte volte ha tuonato per difendere la famiglia contro ogni tentativo di sostituirla o equipararla ad altre forme di convivenza: “Oggi – fa dolore dirlo – si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglie… Sì, è vero che la parola famiglia è una parola analoga (famiglia delle stelle, degli alberi, degli animali), ma la famiglia immagine di Dio, uomo e donna, è una sola”. Per capire quanto Giovanni Paolo II sia stato importante per la pastorale familiare e per l’esplorazione teologica del matrimonio ci vorranno decenni di studio approfondito. Ma è immediata per chiunque l’intuizione che una delle eredità più preziose del Papa polacco sia stata quella di aver messo al centro dell’attenzione dei credenti la “Piccola Chiesa domestica” (espressione di San Crisostomo ripresa dal Concilio) come cellula vitale della società, e il richiamo urgente contro tutte le minacce che da ogni lato si erano scatenate contro di essa: “Le tenebre che oggi avvolgono la stessa concezione dell’uomo, oscurano in primo luogo e direttamente la realtà e le espressioni che le sono connaturali. Persona e famiglia procedono parallele nella stima e nel riconoscimento della propria dignità, così come negli attacchi e nei tentativi di disgregazione. La grandezza e la sapienza di Dio si manifestano nelle sue opere. Tuttavia, oggi sembra che i nemici di Dio, più che attaccare frontalmente l’Autore del creato, preferiscano colpirlo nelle sue opere. L’uomo è il culmine, il vertice delle sue opere visibili”. Quest’anno saranno programmate tante iniziative per questo centenario, ma riteniamo che il modo migliore di celebrarlo e ricordare con gratitudine la figura gigantesca di Karol Wojtyla sia quello di sostenere l’attuale pontificato, ascoltare le parole di Papa Francesco sulla famiglia e metterle in pratica. Nell’aggressione alla famiglia che ha affrontato in pieno il pontificato di Giovanni Paolo II, era nascosta un’aggressione più profonda e radicata: contro la vita in generale, contro la vita nascente, contro la vita dei disabili, dei moribondi, dei più deboli. Oggi questo progetto antivita si è liberato di ogni maschera e attraverso leggi eutanasiche, leggi eugenetiche di stampo nazista, sta mostrando in pieno la sua orribile faccia. Così capiamo che dietro i tentativi di screditare, di equiparare, di demolire la famiglia c’era l’intenzione più profonda di demolire l’uomo in quanto tale, di plasmarlo a propria immagine e somiglianza, di schiavizzarlo e di dominarne la vita e la morte.

Così oggi la difesa della famiglia diventa un tutt’uno con la difesa integrale della vita umana, e nell’attuale pontificato troviamo proprio questo: un continuo tornare sulla “Cultura dello scarto” e cioè su una mentalità per la quale alcuni si arrogano il diritto di stabilire quali vite meritano di essere vissute e quali no, quali vanno trattenute – certamente non per ragioni etiche, ma commerciali e di sfruttamento – e quali vanno invece eliminate brutalmente nascondendosi dietro l’alibi del libero arbitrio. Papa Francesco ha lasciato profondamento il segno utilizzando immagini forti per denunciare l’attacco alla vita: “Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchii”, definendo l’aborto “un’atrocità”, gridando no all’“omicidio dei bambini”, ricordando che i figli sono: “Il dono più grande. I figli che si ricevano come vengono, come Dio li manda, come Dio permette”. È veramente assurdo accorgersi di come molti cristiani che vogliono esibire la loro patente di fedeli ortodossi si lancino contro Papa Francesco scandalizzando i piccoli, creando divisione nella Chiesa e mortificando l’impegno che Papa Bergoglio mette nella sua azione a favore della vita e della famiglia. Se mai nella storia della Chiesa c’è stato un momento nel quale fosse urgente stringersi intorno al Papa, essergli fedeli, pregare per lui e sostenerlo in ogni modo, ci sembra che questo sia quel momento. Quelli che si danno da fare tutti i giorni per evidenziare ciò che non va in questo pontificato, ironizzare, accanirsi, trovare ogni pretesto, gettare fango addosso al successore di Pietro, credendosi per di più cristiani meritevoli, stanno segando il ramo su cui sono seduti. Prima ancora che un atteggiamento farisaico, ipocrita, anti-cattolico, è un modo di fare semplicemente stupido. I cristiani sono tali in quanto si stringono intorno al successore di Pietro e Vicario di Cristo.

Chiunque sia a rivestire storicamente questo ruolo. Perché è proprio in questo atteggiamento di amore filiale, rispetto e ubbidienza che si ricostituisce costantemente nella storia l’unità tra Cristo e la Chiesa. Non c’è dubbio che oggi la Chiesa cattolica stia vivendo una fase angosciosa di crisi e divisioni interne, in cui il Papa viene tirato da ogni parte approfittando delle sue fragilità umane, della sua comunicazione non sempre prudente, della confusione e fraintendimenti che a volte certe sue espressioni possono suscitare, dei gesti non sempre misurati. Ma è proprio per tutto questo che il Papa va custodito, va difeso, va amato e aiutato, esattamente come farebbe un figlio verso un padre che invecchiando può perdere qualche colpo e magari con i suoi gesti rischia di gettare discredito sui suoi cari. Ma aiutato da dentro, in primis con la preghiera, non certo creando siti per ospitare post ironici, satirici, aggressivi, divisori e manipolativi per ogni piega del viso o atto papale. Riusciamo a comprendere la sofferenza di qualche scrittore cattolico che animato da sincero amore per la Chiesa si interroga, e vive nella propria carne il dolore della stessa, e cerca di capire e comprendere, anche se corre il rischio di andare fuori strada nelle sue ricerche. Non capiamo però altri personaggi che ospitano nei loro salotti virtuali targati in latino un Circo Barnum di nani e ballerine sotto pseudonimo che si dilettano a ironizzare o alternativamente a strapparsi la parrucca, convinti di farci ridere o commuovere sulle tragiche sorti di Madre Chiesa. Questi soggetti, che con la scusa di combattere i mali del progressismo sfoderano una mentalità Lefebvriana altrettanto maligna e ribelle, si stanno caricando la coscienza di grandi responsabilità per lo scandalo e la divisione che provocano e di cui dovranno rendere conto. Questi signori non ricordano che la Chiesa, sebbene a volte mal ridotta e assai mal consigliata, non è un condominio di cui loro sono gli amministratori, ma è il Corpo di Cristo e Cristo sa benissimo accettare i colpi, magari anche soccombere per poi – guarda un po’ – risorgere. Che senso ha celebrare il centenario di Karol Wojtyla se contemporaneamente si disprezza la figura del suo successore? In realtà il cristiano e chi ama la famiglia non può separare Papa da Papa, bisogna invece unire e lavorare uniti intorno alla fonte dell’unità che è Cristo. Karol Wojtyla ha avuto il merito di accendere la luce sull’urgenza dei nostri tempi che è quella di impegnarsi a favore della famiglia naturale basata sul matrimonio. I suoi successori hanno avuto il merito di portare avanti questo suo impegno e questa sua battaglia ognuno col suo proprio carisma e ognuno tenendo presente il cambiamento dei tempi. Karol Wojtyla rimane un riferimento per chiunque operi anche sul versante sociale per la famiglia: ‘È necessario soprattutto passare da una considerazione della famiglia come settore a una visione della famiglia come criterio di misura di tutta l’azione politica, perché al bene della famiglia sono correlate tutte le dimensioni della vita umana e sociale: la tutela della vita umana, la cura della salute e dell’ambiente; i piani regolatori delle città, che devono offrire condizioni abitative, servizi e spazi verdi a misura delle famiglie; il sistema scolastico, che deve garantire una pluralità di interventi, di iniziativa sia statale che di altri soggetti sociali, a partire dal diritto di scelta dei genitori; la revisione dei processi lavorativi e dei criteri fiscali, che non possono essere basati solo sulla considerazione dei singoli soggetti, trascurando o, peggio ancora, penalizzando il nucleo familiare”. Papa Benedetto XVI ha illuminato con la sua singolare profondità teologica tanti aspetti della chiamata al Matrimonio: “I due Sacramenti detti ‘del servizio della comunione’, Ordine Sacro e Matrimonio, vanno ricondotti all’unica sorgente eucaristica. Entrambi questi stati di vita hanno, infatti, nell’amore di Cristo, che dona se stesso per la salvezza dell’umanità, la medesima radice; sono chiamati ad una missione comune: quella di testimoniare e rendere presente questo amore a servizio della comunità per l’edificazione del popolo di Dio”. Papa Francesco è la voce attuale della Chiesa che non si stanca di ribadire la verità: “La famiglia è una comunità di vita che ha una sua consistenza autonoma… È il luogo dove si impara ad amare, il centro naturale della vita umana. È fatta di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole”. Occorre ascoltare i richiami dell’attuale pontefice, non lasciarsi distrarre da fatti che appartengono alla macchietta e alla caricatura, ma andare al cuore del suo insegnamento in continuità coi predecessori e trarne incoraggiamento e impegno per il lavoro che c’è – ora – da fare, per uscire da questo cinquantennio di morte e ripartire dalle fondamenta naturali dell’esistenza umana.

Silvio Rossi – La Croce Quotidiano

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