Primi cristiani, non talebani

Si facevano crescere le barbe. Odiavano le istituzioni. Distruggevano le splendide statue pagane. Bruciavano i libri degli antichi poeti. I primi cristiani furono i talebani della classicità? «Incompatibili con la civiltà», li ha definiti Louis Pauwels, il celebre redattore culturale del Figaro: una massa sottoproletaria e ignorante che finì per distruggere l’Impero Romano. È una polemica che conduce in Francia il “Grece”, il gruppo culturale di destra, neopagano, guidato da Alain de Benoist (un nouveau philosophe “nero”).

E’ questa la «leggenda nera» originaria contro il cristianesimo: i primi cristiani sarebbero stati dei sottoproletari sovversivi, che fecero tabula rasa della splendida cultura classica, e precipitarono il mondo nella barbarie oscurantista del Medio Evo. Jean Dumont, storico francese noto per avere smentito con gli argomenti la più famosa leggenda nera, quella secondo cui la Spagna cattolica avrebbe sterminato gli indios d’America (vedasi il suo Il Vangelo delle Americhe, pubblicato dalla Effedieffe nel 1992), smentisce anche questa. Con dati di fatto sorprendenti.

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Nei primi due secoli (la nuova fede era ancora clandestina e perseguitata) si fecero cristiani membri del più nobile patriziato di Roma. Come Acilio Glabrione, console nel 91 d.C. e martire sotto Domiziano (sotto la sua villa furono scavate le catacombe clandestine di Priscilla). La celebre martire Domitilla era figlia di Flavio Clemente, della famiglia dei Flavii che aveva dato a Roma tre imperatori, Vespasiano, Tito e Domiziano. Di più. Gli scavi nella necropoli sotto l’attuale basilica di San Pietro hanno scoperto numerose tombe di grandi famiglie della politica imperiale, le cui successive inumazioni testimoniano il passaggio dei loro membri al cristianesimo. Persino i Giulii, cioè i discendenti di Cesare (e di Augusto) erano diventati cristiani attorno al 200 dopo Cristo. E i Valerii, gens patrizia che aveva tra i suoi antenati Valerio Messala Corvino, amico di Ovidio e tra i vincitori di Azio nel 31 a.C.

Cristiani così, di famiglie che dell’Impero incarnavano il potere, e la cultura e la ricchezza, non potevano essere sovversivi. I primi cristiani si arruolavano in massa nelle legioni, in tempi in cui chi poteva scansava il servizio militare (nell’esercito il culto di Cristo rivaleggiava col culto di Mitra, militare per eccellenza); anche i pagani ostili riconoscevano la lealtà patriottica dei cristiani. Nel secondo secolo in ogni chiesa di pregava, attesta Tertulliano, perché l’imperatore avesse «lunga vita, regno tranquillo truppe valorose, un Senato fedele, un popolo leale». San Gerolamo s’era fatto eremita nel deserto, apparentemente rifiutando i beni e i comodi della civiltà. Ma quando Roma fu devastata dai Visigoti di Alarico nel 410, scrisse disperato: «La gloriosa luce del mondo si è spenta, quando la capitale del nostro impero fu presa. L’intero universo e la civiltà sono periti».

Tanto meno i cristiani furono «fondamentalisti» nel senso in cui i talebani (e l’islam in generale) distruggono ogni memoria delle civiltà precedenti, in quanto tenebra demoniaca. Per Giustino, padre della Chiesa che scrive verso il 150, «il Verbo ha fatto intendere la verità tra i greci e per bocca di Socrate». Clemente d’Alessandria sostiene: «La filosofia è il Testamento che Dio ha dato ai greci». La Chiesa non pretese di cacciare nell’oblio il grande passato classico. Al contrario. Innestò il ramoscello di Cristo sull’antica quercia di Platone e Aristotele, di cui si riconobbe tributaria. Fu un superbo sforzo culturale, iniziato da Paolo fariseo e civis romanus, e concluso mille anni dopo da Tommaso d’Aquino.

E’ utile ricordare queste cose. Perché se Dumont polemizza con la “Nouvelle droite” francese, il fondo della sua polemica è diretto anche verso una tendenza presente nel cristianesimo di oggi che vorrebbe “purificare” il messaggio cristiano “originale” (con una profonda matrice giudaica) da tutti gli apporti greci e romani, ossia della filosofia e del diritto. Che vogliono “Gerusalemme” senza però “Roma”. Ma la Chiesa – ci dice Dumont – ha voluto tenere insieme Roma e Gerusalemme: separare l’ebraismo cristiano dalla sua romanità, questo appunto è il “fondamentalismo” che ha sempre voluto e saputo evitare, sapendo che esso porta alla barbarie irrazionalista.

Jean Dumont, La Chiesa ha ucciso l’Impero romano e la cultura antica?, Effedieffe, Pagine 60. Lire 10.000

di Maurizio Blondet – Avvenire, 3 Novembre 2001

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