Problemi di sesso? Annoiati da una genitalità senza gioia? Una proposta controcorrente.

Carissima sorella o fratello in Cristo, penso di potermi rivolgere a te in questo modo se, come credo, ami Nostro Signore Gesù Cristo o cerchi in lui la strada dove indirizzare la tua vita. Per noi esseri umani esistono vari tipi di amore: amore materno, paterno, fraterno, amore di amicizia e amore coniugale.

I preliminari sessuali (preludio) non sostituiscono l’atto sessuale ma sono finalizzati all’unione totale dei corpi nell’amore coniugale. “Coniugale”, cioè, che congiunge, che unisce totalmente anche da un punto di vista fisico.

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L’autentico progetto di Dio per l’amore coniugale è l’unione totale, definitiva e indissolubile dell’uomo e della donna.

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Dice Gesù: ” Non avete letto che colui che in principio creò l’uomo, li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna; e i due diverranno una sola carne? Perciò non sono più due, ma una sola carne”“(Mt 19, 4-6).

La Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita.

Tutti coloro che hanno difficoltà comportamentali devono essere accettati, amati, continuamente perdonati ma devono anche essere incoraggiati a combattere contro le proprie dipendenze e abitudini spesso incontrollate e infelici.

Anche nelle persone che vivono problemi o stanchezze nella sessualità  dev’essere riconosciuta la libertà fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone di camminare verso la castità.

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Per la dottrina della Chiesa cattolica tutte le persone sono chiamate, come quanti hanno problemi e difficoltà, a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza al sacrificio della Croce del Signore Gesù. Ogni rinnegamento di sé, vissuto nell’abbandono alla volontà di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace.

Il cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto di Dio, mantiene vivo l’amore per le verità indicate nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro le illusioni del peccato – il verbo greco amartanô, usato per “peccare”, significa “sbagliare strada”, “mancare il bersaglio” – e, attraverso molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa migliore.

La proposta a vivere disordinatamente la sessualità, in modo consumistico, per il solo sfogo o piacere, purtroppo trova echi anche nel mondo scientifico, e deriva da un atteggiamento culturale che privilegia l’importanza della gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell’individuo, intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento culturale coinvolge anche altre questioni come l’aborto, la castità prematrimoniale, il divorzio e la fedeltà coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica è contestata.

In questo clima culturale di diffuso relativismo difendere la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa difendere le famiglie del futuro e quanti non vogliono arrendersi a una genitalità senza amore, senza gioia, senza senso.

” Gesù chiede a tutti gli uomini di vivere castamente: in particolare, a tutti coloro che non sono sposati, e che magari sono in quello stato non per scelta ma per le circostanze della vita, come pure a divorziati e separati. Ma, per citare una battuta del Cardinal Biffi, anche agli sposati è richiesto un grande sforzo: rinunciare a tutte le donne (o a tutti gli uomini) del mondo, ad eccezione del proprio sposo. Il mondo si meraviglia o deride la fatica di questo cammino perché non crede nella potenza della Grazia, ed è accecato dalla presunzione di fare da sé. “(Mario Palmaro)

L’amore di carità – cioè amare Dio al di sopra di se stessi e il prossimo per amore di Dio – può e deve richiedere il sacrificio dell’amore umano perché non è possibile amare veramente il prossimo senza amare prima Dio e i suoi comandamenti: senza Dio finiremmo, anche senza volerlo, a causa delle passioni disordinate, per fare del male a noi stessi e al prossimo, confondendo i piaceri disordinati e momentanei con il bene e finendo facilmente per persuaderci che è falso ciò che non vorremmo fosse vero.

L’amore di carità viene dedotto da queste frasi di Gesù: – Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di Me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. – (Mt 10, 37 – 39). Gli uomini, dice San Paolo, quando si sono allontanati dalla legge di Dio ” Si sono smarriti in stupidi ragionamenti e così non hanno capito più nulla. Essi che pretendono di essere sapienti sono impazziti ” (RM 1,21-22: trad. in lingua corrente)

Questa ” illusione ” prodotta dai nostri pensieri, quando ci allontaniamo dalla legge di Dio, porta ad ogni tipo di peccato (Rm 1,29-31). San Paolo dice che Dio “abbandona ” il peccatore che non vuole pentirsi:

” Dio li ha abbandonati, li ha lasciati soli in balìa dei loro pensieri “(Rm 1,28: trad. in lingua corrente).

La frase, ” Dio li ha abbandonati ” si deve intendere secondo la tipica mentalità ebraica, nel senso di una volontà “permissiva ” di Dio: data la cattiva volontà degli uomini, Dio ha “permesso ” che seguissero le loro passioni disordinate, ha rispettato la loro libertà.

L’uomo diventa così causa e strumento del proprio castigo: il peccato, infatti, è un’illusione che ossessiona l’uomo togliendogli la pace.

Scrive S. Agostino: “Chi riconosce i propri peccati e li condanna, è già d’accordo con Dio. (…) Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni alla Luce.””(*Sant’Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 12,13.)

Tutti gli uomini, dice San Paolo, sono dominati dal peccato: ” io sono un essere debole, schiavo del peccato. Difatti non riesco nemmeno a capire quel che faccio: non faccio quello che voglio, ma quello che odio. Però se faccio quello che non voglio, riconosco che la legge è buona. Allora non sono più io che agisco, è invece il peccato che abita in me. So infatti che in me, in quanto uomo peccatore, non abita il bene. (…) Io scopro allora questa contraddizione: ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare il male ” (Rm 7,14-21: trad. in lingua corrente).

Solo l’aiuto di Cristo, dice San Paolo, può farci compiere un cammino di liberazione dal peccato (Rm cap. 8). Ogni persona vivente sulla faccia della terra è dominata dal peccato e ha problemi e difficoltà personali, ma, grazie alla filiazione divina e all’opera dello Spirito, ha anche opportunità di crescita. RIPETO: lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, può consentire ad ogni persona di camminare gradualmente verso la legge di Dio

San Paolo apostolo esorta gli uomini a mortificare costantemente le proprie abitudini disordinate che si oppongono ai dettami della ragione e alla legge di Dio: solo in questo modo è possibile lasciarsi trasformare da Dio ” Io vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi quale sacrificio vivente, santo, bene accetto a Dio: questo è il vostro culto spirituale. E non vogliate più conformarvi al secolo presente, ma trasformatevi nella rinnovazione della mente, onde possiate discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradevole e perfetto “(Rom 12, 1 – 2).

In un commento di Settimio Cipriani, con imprimatur, viene così espressa la tradizionale esegesi della Chiesa Cattolica di questo passo: si tratta di un principio generale che riguarda la vita morale; la pratica della virtù, soprattutto la mortificazione delle tentazioni disordinate del proprio – corpo – che si oppongono ai dettami della ragione umana. E’ questo il vero culto -ragionevole – (Loghiké), cioè spirituale. E’ evidente in queste espressioni l’opposizione al culto dei farisei che era tutto esteriore e formalistico (Os.6,6).

Su questo argomento è molto bello un brano di Origene: ” Ignorate forse che anche a noi, cioè a dire a tutta la Chiesa di Dio, a tutto il popolo dei credenti, fu dato un sacerdozio?….Se io amo i miei fratelli fino a donare la mia vita per essi, se combatto fino alla morte per la giustizia e per la verità, se mortifico il mio corpo astenendomi da ogni concupiscenza carnale, se il mondo è a me crocifisso e io crocifisso al mondo, io ho offerto un olocausto all’altare di Dio e sono così il sacerdote del mio sacrificio” ( In Leviticum, Hom.9,nn.1.8-9 ) ( CFR Le Lettere di San Paolo, traduzione e commento di Settimio Cipriani, Cittadella editrice, Città di Castello 1974, p. 475 )

QUALE STRADA SI DEVE PERCORRERE NELLA VITA?

Gesù dice: “” Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla morte e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto angusta è la porta e stretta la via che conduce alla vita; e pochi sono quelli che la trovano!”” (Mt 7,13-14)

La via giusta, dunque, è “stretta” ma conduce alla vita, non solo alla vita gloriosa dopo la morte ma alla vera vita anche in questo mondo. Infatti costruire la propria personalità richiede un “lavoro”, il lavoro di chi mette ordine dentro se stesso, in modo che le passioni siano poste al servizio della volontà, la volontà al servizio della ragione e la ragione al servizio della verità. Ma da questo processo di integrazione e coordinazione gerarchica delle varie componenti psichiche, tipico della via “stretta”, nasce quella condizione che si chiama felicità, la quale raggiungerà la sua pienezza in Paradiso. La felicità è una condizione che nasce da un processo che porta a vivere in armonia con tutte le componenti della propria personalità e con le leggi della realtà che l’uomo è in grado di conoscere con la ragione. Lasciarsi andare alle proprie spinte/dipendenze disordinate, invece, è una via “larga”, cioè più facile, in quanto basta non lavorare su se stessi: infatti sono “molti” coloro che camminano lungo la via “larga”.

Questa “larghezza”, questa facilità è, però, una pericolosa illusione. Non accettare la legittima sofferenza che nasce dal mettere ordine dentro se stessi produce uno stato di dolore maggiore perché la vera felicità non nasce dall’ingannevole e illusorio tentativo di evitare le difficoltà che accompagnano, inevitabilmente, ogni processo di crescita e ogni dinamica realizzativa. Non c’è persona che soffre di più di colui che non vuole assolutamente soffrire: ovviamente, parlo della sofferenza legittima che nasce dallo svolgere i propri doveri, dal lavorare su se stessi, dall’affrontare le difficoltà che la vita pone.

Il “Maestro” dice che la via giusta non solo è “stretta” ma è anche abbandonata tanto che, in certe epoche, in certi paesi, essa rassomiglia a quelle vie antiche che sono state sostituite dalle strade moderne più veloci e più comode e allora il Signore ci invita a seguire la via giusta anche se “stretta” e ci invita a “trovarla” anche quando viene soppiantata e nascosta dalle ideologie e da quelle interpretazioni pseudo-scientifiche della realtà – condizionate da premesse e visioni filosofiche irrealistiche- che confondono il bene con la “facilità “del lasciarsi andare, le quali creano il “mito” dei sentimenti contrapposti alla ragione.

La costruzione della personalità, la crescita e il miglioramento, la soluzione dei problemi che la realtà pone costituiscono un “lavoro” che dura per tutta la vita. Questo “lavoro”, però, deve essere fatto senza “affanno”, un lavoro fatto per amore di Dio e con il cuore distaccato dalle cose: questa è l’essenza della povertà spirituale indicata da Gesù Cristo nel Vangelo, una povertà che è abbandono fiducioso in Dio.

L’uomo umile, cioè povero, che agisce è simile ad un “alpinista” che non è ossessionato dalla meta da raggiungere, né dalla vittoria degli altri ma si concentra sul processo della scalata, si identifica con essa, trasforma ogni momento dell'”ascesa” in una grande occasione di apprendimento, accetta e affronta la fatica che precede ogni passaggio, resta dentro il momento presente e lo contempla come fosse un’opera d’arte.

Acquisire un atteggiamento di umiltà significa rendersi conto che liberi non si nasce, sapienti non si nasce, competenti non si nasce ma si diventa e mai in maniera perfetta, mai in maniera definitiva e occorre accettare la naturale sofferenza che ogni opera comporta. Non accettare la legittima sofferenza che nasce da ogni opera ragionevole, rifiutare i sacrifici che la vita impone ad ognuno di sopportare produce uno stato di dolore maggiore: la fiducia in se stessi e la felicità nascono dal prendere su di sé, cioè dall’accettare attivamente il “giogo” della vita.

Che deve fare una persona con abitudini sessuali disordinate (ricordo che infiniti sono i disordini della sfera sessuale) fino a quando non sarà riuscita a liberarsi dalla sua inclinazione/abitudine/deipendenza disordinata? La risposta è molto semplice: la prima cosa da fare è rinunciare totalmente all’esercizio della propria sessualità per amore di Dio. Questa rinuncia totale e assoluta è l’unica condizione per intraprendere la strada della padronanza di se stessi, della conoscenza vera di se stessi e della crescita psicologica e spirituale.

Possiamo scegliere la castità.

Scegliamo a volte per il notro benessere di smettere di fumare, di non mangiare un cibo, o cambiamo abitudini e amicizie.
Per il nostro bene, possiamo scegliere di rimanere casti per qualche mese o anno. Una scelta consapevole, non forzata dalla vita, ma dal nostro desiderio di riscoprirci liberi e nuovi.

Alle persone con abitudini sessuali disordinate viene richiesto un sacrificio eccessivo da parte della Chiesa Cattolica, una sorta di vera e propria discriminazione?

Assolutamente no: è lo stesso sacrificio che viene richiesto, per esempio, ad una moglie o ad un marito che venissero abbandonati dal rispettivo coniuge, o a tutti coloro che sono soli.

Esistono situazioni in cui il cristiano deve accettare il sacrificio della propria sessualità, deve scegliere la via della continenza: ogni rinnegamento di sé, quando viene vissuto nell’abbandono alla volontà di Dio, diventa fonte di pace, di autodonazione e favorisce una realizzazione in profondità. Gesù ci assicura sul fatto che i piaceri dello spirito sono superiori a quelli della carne. E’ lo spirito che dà la vita alla carne, la carne da sola non può darsi la vita.

A questo punto, per alcuni, nasce un dubbio che sa di tentazione demoniaca: il diavolo (giova ricordarlo) non porta le corna e la coda ma porta gli occhiali ed è un finissimo dialettico… Il dubbio è questo: ma la cosiddetta castità non è contro-natura?

Per castità si intende soltanto il retto uso della sessualità: ciò che può essere usato correttamente può anche non essere usato se le circostanze non lo consentono: questo non uso, a volte anche doveroso, si chiama “continenza “. Questa capacità di gestire l’istinto sessuale è, nell’essere umano, del tutto analoga alla gestione dell’istinto di aggressività.

La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia della libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la libertà e la pace, oppure si lascia asservire da esse. La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna. Il dominio di sé è un opera di lungo respiro, non è mai acquisito una volta per tutte, suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. La castità conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e dagli errori di percorso. Alcune persone dedicano tutta la loro vita, sacrificando la propria libertà, la propria ricchezza e anche la propria sessualità al servizio degli altri: vedi il caso sublime, per esempio, di Madre Teresa di Calcutta. La verginità ed il celibato nella vita consacrata sono una forma specialissima di amore perché costituiscono un legame con Dio e con i fratelli verso i quali il consacrato si mette al servizio in maniera completa, esclusiva, totale, libera da ogni vincolo e interesse: il religioso, quando vive la sua scelta nella coerenza, può imparare ad amare le persone in maniera disinteressata, al di fuori della ricerca predominante del proprio piacere e della propria utilità e ha la possibilità di farsi dei figli e dei fratelli mediante la misericordia e la carità. In questi casi l’energia generata dall’istinto copulativo può essere messa a servizio d’amore verso i fratelli e verso la verità, può essere trasferita su di un piano più alto.

Consigli:

1) il punto di partenza è la rinuncia totale alla sessualità per amore di Dio

2) confessione frequente (possibilmente settimanale) anche delle proprie fantasie quando non sono volutamente combattute attraverso i propri dialoghi interiori. Bisogna cambiare i propri dialoghi interiori: bisogna cioè confutare le proprie illusioni e i propri pensieri sbagliati e dissolverli in maniera critica.

Quando le sensazioni disordinate sono troppo forti e il compito di confutarle le “aumenta”, bisogna aspettare che si “raffreddino” e contrapporre ad esse la parola di Dio dicendo, per esempio, contro il Demonio che aumenta le nostre debolezze: “STA SCRITTO: In Principio Dio Creò L’uomo e la donna “.

Oppure:” STA SCRITTO: E’ Lo spirito quello che dà la vita, la carne non giova a nulla”.

3) Rosario quotidiano

4) messa ed eucaristia alla Domenica,

5) evitare amicizie ed occasioni pericolose data l’attuale condizione di debolezza

6) sostegno psicologico da parte di uno psicologo cristiano e competente non per curare qualcosa ma per superare le ferite del passato

7) coltivare amicizie di persone cattoliche che possano fornire un aiuto disinteressato e sincero ai propri problemi (frequentare gruppi di preghiera fedeli al magistero della Chiesa Cattolica)

Concludo con uno scritto di Madre Speranza: -“” se anche avessimo commesso i più grandi peccati, non abbiamo da temere: il cuore misericordioso del Signore perdona e ama con amore infinito.

Non lasciamoci prendere dalla tristezza davanti al cumulo delle nostre cadute, ma, pieni di fiducia e considerando le nostre miserie, con umiltà e totale confidenza in Dio nostro Buon Padre, ricorriamo a Lui e chiediamogli nuovamente perdono.

Se ci lasciamo invadere dalla tristezza e dalla sfiducia, facciamo dispiacere al Signore e diamo al demonio la possibilità di toglierci la pace interiore

Dio, che conosce bene la nostra natura e vede i nostri sforzi e desideri, saprà attendere con calma e pazienza il nostro miglioramento-“”

Gesù dice:” SE UN TUO FRATELLO PECCA, RIMPROVERALO; MA SE SI PENTE, PERDONAGLI.

E SE PECCA SETTE VOLTE AL GIORNO CONTRO DI TE E SETTE VOLTE TI DICE: MI PENTO, TU GLI PERDONERAI ““. (Lc 17,3-4)

Gesù attende con pazienza il nostro lavoro di crescita. Egli è sempre pronto ad aiutarci e a perdonarci ma vuole che continuiamo a lavorare su noi stessi, a camminare lungo la via stretta. La grazia ci dona una forza che aiuta la volontà e una luce che illumina la mente, ma non si sostituisce agli sforzi che dobbiamo fare, alla strada che dobbiamo percorrere.

TUTTAVIA, CIO’ CHE CONTA VERAMENTE, PER NOSTRO SIGNORE, E’ L’INTENZIONE E IL “LAVORO” CHE VIENE FATTO, NON I RISULTATI: DIO GUARDA IL CUORE.

Ricordati di me nelle tue preghiere, con affetto in Gesù e Maria

(parzialmente di Bruto Maria Bruti)