Quando il nazismo attaccava il Vaticano

Se Joseph Ratzinger potesse intervenire come semplice intellettuale (lo faceva in passato) consiglierebbe a tutti di leggere gli attacchi contro la Chiesa fatti da Adolf Hitler e dagli altri caporioni del nazionalsocialismo: Goebbels, Himmler, Rosenberg.

La Chiesa ha anche la “colpa” di essere sopravvissuta al comunismo, nonostante le immani persecuzioni che ha subìto.

Ma nessuno riflette e s’interroghi seriamente su ciò che la Chiesa dice e sul pericolo rappresentato dalla “dittatura del relativismo”. Lo fece però Norberto Bobbio 25 anni fa, quando si discuteva di legalizzazione dell’aborto. Ammonì: «Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere». Proprio un teorico del liberalismo come Tocqueville ha infatti spiegato che i sistemi democratici hanno bisogno vitale dell’ancoraggio ai valori morali per evitare la dissoluzione, mentre sono le tirannie a poterne fare a meno perché lì la coesione è imposta coercitivamente dal potere stesso. Infatti storicamente le forze e le ideologie totalitarie finiscono sempre col perseguitare la Chiesa. Non solo le dittature comuniste. Consideriamo la Germania degli anni Trenta e gli argomenti che allora furono usati contro la Chiesa. 

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L’attacco di Pio XI

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Il 14 marzo 1937 papa Pio XI emanò l’enciclica “Mi brennender Sorge”, in lingua tedesca per denunciare gli errori e l’orrore della Germania nazista, in particolare il concetto di “razza” su cui si fondava il nuovo regime. Il papa – in nome del “diritto naturale” – arriva ad affermare che la coscienza non deve sentirsi vincolata da leggi ingiuste: «quelle leggi umane che sono in contrasto insolubile con il diritto naturale, sono affette da vizio originale, non sanabile né con le costrizioni né con lo spiegamento di forza esterna».

La reazione dei nazisti fu furibonda. Il “Volkischer Beobachter” sparò a zero su “il Dio giudeo e il suo vicario a Roma”. Andrea Tornielli, nel suo recente libro su Pio XII, scrive che «un’altra replica dei nazisti è la ripresa dei procedimenti penali contro il clero cattolico sulle violazioni delle leggi riguardanti la valuta e su crimini di natura sessuale». E il 1° maggio scende direttamente in campo Hitler contro l’ “ingerenza” politica della Chiesa: «Noi non possiamo sopportare che quest’autorità, che è l’autorità del popolo tedesco, venga attaccata da chicchessia. Questo vale per tutte le chiese. Fintanto che esse si occupano dei loro problemi religiosi» tuona il despota «lo Stato non si occupa di loro. Ma quando esse tentano… di attribuirsi dei diritti che competono esclusivamente allo Stato, noi le reprimeremo entro i confini dell’attività spirituale di cura d’anime che loro spetta. E non è neppure giusto» inveiva Hitler «che da tale parte si elevi la critica contro la morale di uno Stato, proprio quando esse avrebbero motivi più che sufficienti di occuparsi della propria moralità».

In effetti il 28 maggio anche il ministro della propaganda Goebbels sparò a zero sulla Chiesa denunciando «i delitti contro natura (che) sono ormai praticati in massa nei conventi» e la «generale decadenza morale” del clero che avveniva – a suo dire – “in una misura così spaventevole e scandalosa quale quasi mai si era verificata nell’intera storia della cultura dell’umanità». Goebbels annunciò che la Chiesa cattolica in Germania sarebbe scomparsa «nel fango e nella vergogna». In effetti oggi sappiamo che dopo la “liquidazione” degli ebrei l’intento di Hitler era liquidare la Chiesa (e il massacro dei preti, a migliaia, era già cominciato).

Il nazismo si oppone in toto al cristianesimo tornando agli dèi pagani del sangue e della razza e distruggendo la figura di Gesù: Rosenberg nel “Mito del XX secolo” ne fa un ariano, denuncia l’origine truffaldina della Chiesa fondata, dice lui, su personaggi di «razze inferiori» (come «il rabbino» Paolo) e attacca il papa come «uno stregone». Conclude: «la peste giudeo-cristiana deve perire».

Ma il nazismo intende demolire anche ogni riferimento alla legge naturale e ai valori morali della tradizione ebraico-cristiana legati al rispetto della vita e dei diritti degli esseri umani. Non a caso – prima della shoa, che è l’abisso della disumanità – viene realizzato un piano di eutanasia di massa per eliminare «i tedeschi imperfetti» (soppressi circa 70 mila malati, fra cui un cugino di Ratzinger) e viene legalizzato l’aborto (è il primo paese dopo l’Urss a farlo). Figuriamoci poi cosa potevano farsene i nazisti del valore naturale della famiglia. Himmler definiva la monogamia una «immorale prescrizione della Chiesa romana». Ammirava invece Maometto che «promise a ogni guerriero caduto in battaglia, ma che avesse valorosamente combattuto, due belle mogli in premio. Questo vuole sentirsi dire il soldato!». 

Senza coscienza

Il colpo definitivo, secondo Ratzinger, fu il tentativo del nazismo di cancellare addirittura la coscienza, che è l’essenza stessa dell’uomo. Ratzinger cita spesso il libro di Rauschning, “Colloqui con Hitler”, dove si riportano queste parole del tiranno: «Io libero l’uomo dalle sporche e umilianti autoafflizioni di una chimera chiamata coscienza morale». Non a caso Göring dichiarava: «io non ho nessuna coscienza! La mia coscienza si chiama Adolf Hitler». Parole che Ratzinger considera rivelatrici, perché «la distruzione della coscienza è il vero presupposto di una soggezione e di una signoria totalitaria”. Ratzinger parla del “nazionalsocialismo come rivoluzione del nichilismo».

Oggi il nazismo è morto, grazie al cielo, ma il veleno nichilista no. «La minaccia del totalitarismo è una questione della nostra ora storica», scriveva il cardinale. Che alla vigilia della sua elezione al papato, metterà in guardia tutti dalla «dittatura del relativismo». Tutto questo non merita una riflessione?


tratto da un articolo di Antonio Socci – Libero

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