Quando la leggerezza è sinonimo di ignoranza. Canapa e dintorni

All’inizio di dicembre è stata pubblicata dal Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, organismo dedicato alla prevenzione e al monitoraggio delle tossicodipendenze, la Relazione al Parlamento sullo stato delle varie dipendenze in Italia sulla base dei dati relativi per lo più al 2018, dati che appaiono impressionanti considerando che coinvolgono per lo più l’adolescenza, fascia più vulnerabile dell’età.
Un terzo degli studenti italiani, il 33,6% pari a 870.000 ragazzi circa, ha utilizzato almeno una sostanza d’abuso durante la propria vita; un quarto, il 25,6%corrispondente a 660.000 studenti, ne ha fatto uso nel 2018. Ammontano a centinaia di migliaia le persone in età evolutiva che subiscono una pesante aggressione al sistema nervoso, all’ apparato respiratorio, alla capacità riproduttiva (ampiamente dimostrata ma poco sottolineata), per menzionare solo alcune delle voci maggiormente interessate dai danni della sostanza, senza che ciò provochi la reazione che sarebbe necessaria.
Per entrare nel merito, l’effetto della cannabis si basa su composti che contengono i cannabinoidi esogeni, di cui il più noto è il THC (tetraidrocannabinolo), all’ origine degli effetti psicoattivi e delle sue proprietà farmacologiche. Il THC si lega in maniera specifica a recettori degli endocannabinoidi, la nostra cannabis endogena cioè prodotta naturalmente dal nostro corpo, presenti in alcune aree del cervello, associate alla cognizione, memoria, appetito, piacere, alla coordinazione e percezione del tempo, regolandone il funzionamento. In realtà sono molte altre le aree in cui si distribuisce anche se meno conosciute (sangue, gonadi, placenta…)
L’effetto del THC dipende dalla concentrazione contenuta nella sostanza utilizzata (spinelli, olii..). Bisogna considerare anche che nel tempo le concentrazioni sono aumentate e di conseguenza gli effetti psicotropi. Si è passati da un 1,5-2% negli spinelli degli anni ’70 ai tempi del «peace and love» per arrivare a quelli attuali che in percentuali variabili vanno dal 7% al 70-90% a seconda dei principi di lavorazione.
Si definisce LIGHT la canapa con percentuale di THC inferiore allo 0,5%. Negli Stati Uniti per esempio, quando la concentrazione di THC è inferiore allo 0,5 %, si parla di “canapa” (hemp) intendendo la fibra tessile che «non è usata a scopo ricreativo, né potrebbe esserlo» mentre la marijuana è considerata sostanza che da effetti stupefacenti, dal momento che ha tradizionalmente una concentrazione di Thc superiore. Insomma possiamo dire che la cannabis light sta alla marijuana come i semi di papavero usati in cucina stanno all’ oppio, infatti vengono venduti senza problemi perché, in base alle regole europee, contengono una quantità risibile di alcaloidi (la sostanza psicotropa).
Dov’è allora il problema?
Lo spinello, la cui concentrazione di THC attualmente è almeno superiore al 7% se non di più, in base al “fornitore” e al suo ciclo di produzione, vede il proprio picco di consumo proprio tra i 15 e 16 anni, quando è difficile che ci si limiti a uno al giorno, specie se la motivazione che spinge all’uso è legata al bisogno di placare l’ansia o l’angoscia, sentimenti connaturati con l’adolescenza. E’ stato ampiamente dimostrato che l’uso precoce e prolungato di cannabis è particolarmente pericoloso per la materia bianca del cervello in fase di sviluppo, perché porta ad alterazioni della connettività cerebrale che potrebbero essere alla base dei deficit cognitivi e della vulnerabilità ai disturbi psicotici, depressivi e d’ansia dei consumatori di cannabis.
Grazia Pecorelli

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