Quel nichilismo sessuale che si nasconde dietro la legge Zan

L’attrice Ellen Page una nomination all’Oscar per la sua interpretazione nel film «Juno», nel ruolo di una adolescente incinta, ha pubblicato sui social una foto dopo la mastectomia, ashtag #transisbeatyful. Dopo l’asportazione del seno chiede di essere chiamata Elliot. Nella sua biografia su Wikipedia è descritto come Elliot ma le foto che accompagnano il racconto sono ancora quelle di una femminilissima Ellen. A differenza della cantante Demi Lovato, che si è dichiarata non binaria, cioè né femmina né maschio, Ellen-Elliot ha scelto di essere un uomo dopo più di trent’anni trascorsi da donna. Dopo la copertina dell’Espresso in cui campeggiava un uomo, ex donna, incinto ma con la barba, i giornali hanno definito toccante il discorso di Valeria Solarino al WeWorld Festival: «Sono maschio e sono femmina, sono uomo e sono donna. Sono due in uno anzi, uno in due. Sono tutto, sono Dio».

Come recitava Ivan dei Fratelli Karamazov se Dio non c’è tutto è consentito. Ma c’è la psichiatria: due in uno si chiama sdoppiamento della personalità e credere di essere Dio configura un palese delirio di onnipotenza. Tra la concezione ultraconservatrice di Pillon, per cui alle donne compete l’ostetricia e non l’ingegneria mineraria, e quella di Zan, per cui è possibile definirsi donna anche senza esserlo c’è la realtà, non quella soggettivamente percepita ma oggettiva.

Ci sono state e ci sono donne che nel campo della scienza dimostrano talenti che si ritenevano prerogative maschili confutando l’ipotesi di Pillon. Lo stesso non si può dire del genere sessuale. Il dato anatomico non è una credenza né una costruzione culturale, non è una percezione soggettiva ma pura biologia. Gli appartenenti alla specie Sapiens nascono donna o uomo, nulla può cambiare questo semplice e incontrovertibile dato di realtà. Ellen Page può eliminare il seno, può ingerire testosterone, può indossare il frac, ma la percezione di essere Elliot è un autoinganno perché era e rimane una donna, a prescindere dalla mutilazione, dall’abito, dal ruolo sociale e dall’orientamento sessuale.

Dopo un secolo di lotte per scardinare il dualismo cartesiano che voleva una scissione tra corpo e mente siamo tornati alla svalutazione del corpo, come se fosse irrilevante al punto da poterlo negare o addirittura cancellare. Liberarsi dei propri organi sessuali e riproduttivi è diventata una proclamazione di libertà. Un nichilismo in cui non c’è più la differenza sessuale, Dio ma neanche la madre, sostituiti da un uomo barbuto che trasforma la generatività in un delirio distruttivo di onnipotenza.

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Non ci resta che pregare ed amare chiunque porti queste sofferenze interiori.

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