Rassegnati a non avere figli

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I figli? Vorrei ma non posso. È la risposta che intimamente sembrano darsi i giovani italiani. E che in buona parte spiega il continuo crollo delle nascite e la discesa del tasso di fecondità totale a 1,29 figli per donna registrato dall’Istat nel 2018.Un calo preoccupante, non solo perché il nostro Paese è quello che sta contribuendo maggiormente alla diminuzione delle nascite in Europa, ma anche perché delinea un contesto di sostanziale rassegnazione e di abitudine alla rinuncia.Il quadro che emerge da un’indagine internazionale promossa dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo suona come un appello alla politica. Più dell’80% dei giovani italiani ritiene infatti che non avere figli sia un limite alla realizzazione personale, eppure solo la metà (il 52,7%) si aspetta di averne 2 o più, mentre la percentuale di chi ormai pensa di fermarsi azero figli o a uno sta aumentando progressivamente.

È questo “spread” tra desiderio (di 2 figli) e realtà (di 1,29) a preoccupare, dato che il numero di chi non vede più i figli come un traguardo positivo è al 17,8% tra i laureati, ma sale al 21,7% tra chi si è fermato alla scuola dell’obbligo. Una distanza tra un tipo di “ricchi” e di “poveri” che rischia di trasformare sempre di più la genitorialità in una conquista, se non un privilegio. Chiedendo infatti ai giovani come si immaginano all’età di 45 anni, solo del 16,5% dei laureati pensa che non avrà figli, mentre la percentuale balza a quasi il 30% tra chi si è fermato alla scuola dell’obbligo.

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Nel«Paese senza figli», insomma, chi ha studiato sente di poter scegliere, mentre chi ha un’istruzione più bassa rinuncia a realizzare il desiderio di famiglia.«Un numero elevato di giovani è quasi rassegnato alla prospettiva di non avere figli– spiega il coordinatore dell’Osservatorio Giovani, Alessandro Rosina – ed è come se rinunciasse in partenza all’impegno elaborando una forma di autodifesa psicologica che porta a sminuire il valore della scelta». Come la volpe con l’uva. Il confronto con gli altri Paesi europei è altrettanto severo.

Il valore attribuito ai figli come realizzazione personale in Italia risulta molto più alto (29%) che in Germania (26%) e in Francia (25%). A 45 anni, però, si immagina senza figli ben un italiano su 4, contro un tedesco su 5 e il 18% dei francesi (e risultati simili si trovano in chi pensa di restare childless). Come mai il più forte desiderio di figli in Italia viene superato da una maggiore fecondità in Francia e Germania? È tutta una questione di clima culturale favorevole alla natalità e di politiche pubbliche più efficaci.

«Se continuiamo così la fecondità in Italia sarà sempre bassa e appannaggio solo di chi ha motivazioni molto forti o di classi sociali medio alte in grado di compensare la carenza di politiche – spiega Rosina –. Le politiche per la natalità non sono solo un contributo oggettivo, ma una risorsa per trasmettere l’idea che i figli sono un valore collettivo e pubblico, e per sostenere le motivazioni individuali».



Massimo Calvi – Avvenire

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